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Se la Toscana “raziona” le riviste scientifiche a medici e infermieri

30 MAR - Gentile Direttore,
il 25 Febbraio 2019 la  Regione Toscana pubblica la delibera N° 231 con oggetto: “Network bibliotecario sanitario toscano”, approvazione definitiva del progetto network bibliotecario toscano  con l’affidamento all’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) del suo coordinamento (vedi anche allegato alla delibera).
 
Il progetto conferma la volontà della Regione, del suo Assessorato alla Salute e dei Direttori Generali delle tre Aree Vaste,  di non voler sviluppare una Biblioteca Virtuale Sanitaria delle ASL Toscane per i medici e gli infermieri che elimini la variabilità oggi rilevata,  la limitatezza dei journals  e databases a disposizione e la loro irrilevanza in termini di impact factor, la assenza di formazione.                                                                                                              

Non viene sviluppato in alcun modo l’aspetto relativo alla formazione ed incentivazione all’utilizzo delle risorse (journals, databases) acquistate. In Toscana, negli ultimi 4 anni sono stati organizzati solo 4 incontri  a differenza di quanto avviene in altre realtà e questo solo dopo che il fornitore vincitore della passata gara aveva diffidato ARS Toscana ed Estar  (il contratto prevedeva l’obbligo di sessioni formative gratuite). Nel modello ipotizzato, chi si occuperà di andare a fare formazione sul territorio? Nessuno.
 
L’assoluta necessità di indirizzare le attività di ARS/Regione/Network verso la formazione/informazione è testimoniata anche da un fatto grave e misurabile: negli ultimi 4 anni, il 92% dei medici e/o infermieri toscani non ha mai cercato di accedere alle risorse acquistate, perché nessuno lo aveva messo al corrente della possibilità. Il dato è riscontrabile  dagli accessi online alle risorse acquistate.
 
Ad oggi non è ancora stata implementata, o ipotizzata, alcuna attività volta a riconoscere i crediti ECM al personale sanitario che utilizza journals e databases: questa attività sarebbe un forte incentivo all’utilizzo delle risorse, ed anche una occasione di notevole risparmio economico per le aziende (c’è una esperienza della Asl di Bari assai interessante al riguardo).
 
Quello che però lascia  basiti nel leggere il documento, è la descrizione del funzionamento del sistema attuale sul territorio, ed in particolare quando si afferma che “da un’indagine effettuata dall’Agenzia Regionale di Sanità (ARS) della Toscana risulta che in buona parte delle ex ASL pre-riforma sono presenti servizi bibliotecari di buon livello”.
 
Per quanto a mia conoscenza, in nessuna delle ex-aziende toscane è presente personale con competenze specifiche in ambito bibliotecario; solo due ex-Asl (Massa e Prato) hanno personale dedicato alle attività della “biblioteca”;  le esperienze più positive della Toscana, ove erano presenti anche vere biblioteche con attività specifiche (Arezzo, Pisa, Pistoia, Empoli, Firenze.) sono state chiuse, cessate, e/o il personale è andato in pensione, senza essere sostituito.
 
Negli ultimi anni non risulta essere stata svolta nessuna attività specifica di formazione/informazione sul territorio; i medici e gli infermieri non hanno alcun interlocutore (con le eccezioni per l’appunto di Prato, Massa e parzialmente di Lucca) cui chiedere informazioni o l’accesso ad un articolo scientifico.
 
Parlare di un network delle biblioteche sanitarie toscane, quando queste biblioteche (ed il relativo personale) sono  inesistenti, sembra del tutto incomprensibile.
 
Un’altra grave criticità del sistema è quella relativa al comitato di indirizzo: costituito dal responsabile del settore regionale, dal direttore di ARS, dai componenti delle direzioni aziendali e dal coordinatore del centro operativo di coordinamento, si connota  come struttura amministrativa e non come struttura scientifica.
 
Mancano quelle competenze che dovrebbero decidere cosa acquistare e quali risorse mettere a disposizione del personale sanitario. Non sono previste le competenze specifiche di nessun medico, nessun infermiere, nessun docente universitario, nessun ricercatore, nessun referee di riviste scientifiche, nessun rappresentante dell’ordine dei medici o dell’ordine  degli infermieri.
 
Nelle altre esperienze regionali, compare  sempre un “board” scientifico, deputato a definire le strategie scientifiche e a valutare i prodotti da acquistare o quelli già acquistati; nel progetto toscano, gli amministrativi si troveranno a valutare risorse scientifiche che non potranno ovviamente apprezzare in maniera compiuta.
 
Inoltreper cercare di non avere ritardi nei rinnovi o nelle nuove acquisizioni, sarebbe utile centralizzare le decisioni di rinnovo e di budget, così che un solo ufficio decida, sotto la validazione  di un board scientifico autorevole, quali risorse acquisire e mantenere negli anni, per creare una certezza nell’utente finale.
 
Il criterio di giudizio di questo Comitato di Indirizzo  sarà in pratica solo quello economico/amministrativo, e tutte le decisioni saranno appannaggio della coordinatrice del centro operativo di coordinamento, che probabilmente è  l’unica ad avere qualche competenza in merito, ma non può certo essere l’unica a decidere.
 
Infine, nessuno dei modelli regionali italiani presenta tutte le criticità di quello toscano, sia dal punto di vista amministrativo (quasi sempre le Regioni hanno budget e procedure specifiche), che da quello scientifico (ovunque sono presenti competenze scientifiche riconosciute)
 
Il rischio è che con questa strutturazione, il Network Toscano si riveli solo uno spreco di denaro, ed una occasione di frustrazione per i medici e gli infermieri che vogliono studiare ed accrescere le loro competenze.
 
Due  aneddoti  per concludere: giorni fa ho assistito ad un convegno  a Firenze, con la partecipazione di  numerosi medici  della nostra Regione. Uno dei relatori ha evidenziato che per trovare alcune evidenze scientifiche fondamentali per le cure  aveva dovuto rivolgersi (con fatica, perdita di tempo, e commettendo un illecito con risvolti penali) ad un noto sito pirata russo, su cui sono archiviate illecitamente  importanti riviste scientifiche internazionali.
 
Ho controllato queste riviste: si tratta di journals acquistati dalla Asl Toscana Centro nel 2018, e che quindi  erano  liberamente accessibili da tutti i medici toscani. Nessuno aveva avvisato quel medico che queste risorse erano disponibili e le aveva rese consultabili.
 
Sempre giorni  fa ho partecipato ad una riunione a Pisa con sanitari ed anche in questa situazione i medici mi hanno confessato di rivolgersi al sito pirata russo come unica risorsa a disposizione.
 
Sarebbe opportuno partire da queste “emergenze”, per immaginare un futuro per il Network Bibliotecario  della Sanità Toscana e , vista la grande attenzione al risparmio di risorse , sarebbe opportuno non sprecare queste risorse come invece è certo che avverrà. Perchè in Regione Toscana non c’è ascolto?
 
Giorgio Tulli
Già Direttore del Dipartimento delle Terapie Intensive e Medicina Perioperatoria dell’Azienda Sanitaria Fiorentina
Consulente ARS TOSCANA

30 marzo 2019
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