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Sulla Calabria la ministra Grillo ci sta mettendo la faccia e il cuore

04 APR - Gentile Direttore,
apprezzo molto gli stimoli di Ettore Jorio a un dibattito di peso sulla “cura” della sanità calabrese, che ha un disavanzo di circa 200milioni annui e notori problemi di infiltrazioni mafiose. A riguardo il docente universitario, con cui discuto spesso e volentieri, ieri ha scritto per Quotidiano Sanità l’ennesimo articolo con spunti, consigli e indicazioni. Della ministra della Salute, Giulia Grillo, in premessa Jorio ha «apprezzato la tenacia e l’attaccamento nel voler risolvere i problemi della salute che in Calabria non c’è mai stata». Subito dopo, però, l’accademico ha ritenuto «palesemente inadeguato e fuori dalle righe costituzionali» l’annunciato decreto con cui il governo intende cambiare la rotta, la storia della gestione sanitaria in Calabria, di cui ricordo l’inutile emergenza ordinata nel dicembre 2007 in seguito alla morte di tre minori incolpevoli: Federica Monteleone, Flavio Scutellà ed Eva Ruscio.
 
Dalla perdita di quelle tre vite giovanissime, il sistema (e il Servizio) sanitario calabrese non è cambiato affatto. Esclusi o sviliti bravi e impavidi dirigenti locali, il potere ha mantenuto vecchi burocrati in larga misura responsabili del declino della sanità calabrese, in cui permangono i mali elencati dalla commissione ministeriale «Serra-Riccio»: radicata dipendenza dei manager dalla politica, «condizionamento ambientale» da parte di'ndranghetae soggetti occulti, sciagurate prassi gestionali. In proposito gli esempi potrebbero essere interminabili: dalle nomine di vertice decretate dai governatori regionali ai concorsi a primario non autorizzati oppure definiti in barba alle regole, senza effettiva verifica dei curricula e perfino in mancanza dei relativi reparti.

 
Per non parlare del sostegno politico trasversale – a prescindere da una scrupolosa stima dei benefici collettivi – verso l’ateneo e il policlinico universitario catanzarese; della debolezza delle unità aziendali Anticorruzione; dell’affossamento voluto o subìto di strutture pubbliche e della solidarietà meccanica, a palazzo, verso privati ricchi e influenti.
 
Nella sua riflessione Jorio si è detto rattristato per il «mancato coinvolgimento», addebitato alla ministra Grillo, «delle rappresentanze politiche “autoctone”, soprattutto dei suoi diciotto parlamentari su trenta, alcuni dei quali invero attrezzati nella particolare materia, che potrebbero» fornirle «sul tema più di quanto ha avuto modo di apprendere nella fugace visita in Calabria» e «certamente più di quanto il commissariato ad acta» «è stato sino ad ora in grado di riferire e soprattutto di risolvere».
 
Non entro nel merito di queste valutazioni. Tuttavia, Jorio, che è sempre informato, conosce bene la biografia e competenza specifica di alcuni parlamentari calabresi del Movimento Cinque Stelle, insieme di denuncia e proposta. Perciò ha auspicato che la ministra ne riprenda i “dossier” e che, in questa fase delicatissima per la sanità calabrese, tanto sul piano istituzionale quanto su quello economico-finanziario, avvii un (per)corso nuovo: con l’ascolto «dei sindaci, delle deputazioni, del volontariato, delle rappresentanze del lavoro e degli operatori sanitari», al di là dei «soliti gringos da tempo in uso alle nostre latitudini».
 
Sulla Sanità della Calabria la ministra della Salute, che ne ha compreso a fondo condizioni ed esigenze straordinarie, sta mettendoci la faccia e il cuore, con ripetuti ostacoli del ministero dell’Economia e delle Finanze.
 
Oltretutto a breve sapremo – e il 4 aprile si terrà il Tavolo di verifica del piano di rientro – se gli errori del passato, imputabili ai governi nazionali e regionali che si sono succeduti, porteranno a un blocco delle assunzioni di nuovo personale.
 
Questa è tra le questioni più spinose da affrontare, per cui è indispensabile un’azione politica decisa. Anche, di là dalle bandiere di partito, a fianco della ministra.
 
Emiliano Morrone
Giornalista

04 aprile 2019
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