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Massofisioterapisti. Un errore dividere tra prima e dopo il 1999

05 APR - Gentile Direttore,
le scrivo a seguito dell’ultimo articolo pubblicato dal suo giornale riportante le dichiarazioni del Dott. Beux. Non credo di sbagliare nell’aver interpretato l’emendamento che ci riguarda inserito nell'ultima legge di bilancio come una forte volontà dell’attuale Governo a mettere finalmente fine positivamente all’assurda vicenda che ci vede coinvolti in prima persona da 20 anni. Sempre riferendomi alle parole del Dott. Beux, ritengo doveroso precisare che l’equipollenza non rende un Massofisioterapista, Fisioterapista, ma permette al primo di lavorare nell’ambito della riabilitazione nel rispetto delle proprie competenze previste dal titolo che lo abilita.
 
Inoltre, quando si erige un muro tra chi si è diplomato prima e dopo il 1999, si commette un grave errore, in quanto nel 1998 il decreto del Ministero del 10/07/98 ha prorogato i corsi per Massofisioterapisti, che sono rimasti autorizzati fino al dicembre 2018, quando la Legge 145 ne ha decretato la cessazione.


Il titolo V della Costituzione da la facoltà alle Regioni di autorizzare o meno i corsi per Massofisioterapisti presso gli istituti di formazione, ma non da loro la possibilità di autorizzare la formazione di nuove figure sanitarie. L’ignoranza vera, finta o sicuramente voluta, di alcune fazioni porta a descrivere i corsi per Massofisioterapisti come formazione regionale, e proprio attraverso questa strumentalizzazione si cerca di portare i Massofisioterapisti vittime della proroga del 1998 ad essere descritti come Operatori di interesse sanitario, commettendo un gravissimo errore interpretativo. In realtà la formazione del Massofisioterapista fa capo ad una Legge dello stato, la 403/71, pertanto secondo l’ordinamento nazionale delle leggi, va identificata come formazione statale e non regionale.
 
A conferma di quanto scritto, ricordo le sentenze della Corte Costituzionale n.449 del 2006 e n.300 del 2007 dalle quali si può ben comprendere come la figura del Massofisioterapista non possa fare nessun riferimento all’Operatore di interesse sanitario, che deve invece essere riferito all'operatore delle discipline bionaturali del benessere. Resta quindi il fatto che tutti noi Massofisioterapisti ci siamo diplomati ai sensi della stessa identica legge, sia prima che dopo il 1999.

I Ministeri competenti riguardo alla formazione sanitaria non sono mai intervenuti affinché la proroga dei corsi per Massofisioterapisti fosse interrotta, come peraltro sta facendo adesso il MdS con la circolare indirizzata alla Regioni del 29/03/2019 firmata dal Direttore Generale.

Ma di tutto quanto scritto sopra ne abbiamo già ampiamente parlato in numerosi articoli che Lei, egregio Direttore, ci ha permesso di pubblicare come CEM. Quello che invece mi chiedo, e che si chiedono tutti i miei colleghi, è quale fine abbia fatto la volontà di questo governo “del cambiamento” se, sia la circolare diffusa dai funzionari del Ministero che le parole scritte dal Dott. Beux, ci gettano nel contenitore degli “Operatori di interesse sanitario”, non permettendoci di iscriverci agli ordini previsti dalla Legge Lorenzin, neanche nei tanto sbandierati “elenchi speciali”.
 
Se avessimo voluto lavorare in quell’ambito non avremmo affrontato anni di sacrifici e ci saremmo iscritti ad uno dei numerosi corsi per operatori del benessere. Siccome abbiamo conseguito un diploma ai sensi di una legge dello Stato come professione sanitaria e visto che l’emendamento inserito nella legge 145 è stato pubblicizzato come risolutore per la nostra condizione, ci aspettiamo che la politica rispetti gli impegni presi indipendentemente dallo strapotere e volere dei funzionari.
 
Il Sottosegretario Dott. Armando Bartolazzi all’interrogazione dell’On. Michela Rostan, in sintesi ha risposto che l’emendamento inserito nella legge di bilancio n°145 del dicembre 2018 è stato scritto al fine di consentire ai Massofisioterapisti in possesso di un titolo acquisito successivamente al 1999 l’iscrizione agli Ordini delle Professioni Sanitarie, come previsto e richiesto dalla legge 3 del 2018, attraverso l’istituzione di “Elenchi speciali ad esaurimento”. Ma se così non fosse come si spiega la volontà di istituire gli elenchi speciali e per chi, se i Massofisioterapisti diplomatisi prima del ’99, avendo l’equipollenza, hanno di per sé già il diritto di iscrizione agli ordini?

Ad oggi, nonostante la volontà politica espressa con la legge 145 del dicembre 2018, si ha la netta impressione che attraverso voluti ritardi dell’emanazione dei decreti attuativi e attraverso le interpretazioni dei funzionari (che invece di eseguire interpretano e modificano), si voglia confinare nel contenitore degli “Operatori di interesse sanitario” migliaia di lavoratori, impedendo così il proseguimento della loro professione.

Fabrizio Lorenzoni
Segretario CEM 


05 aprile 2019
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