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Le competenze avanzate sono patrimonio di tutte le professioni sanitarie

25 APR - Gentile Direttore,
mi inserisco volentieri in una discussione che ultimamente sembra occupare buona parte della sezione dedicata alle lettere a lei indirizzate: le competenze avanzate delle professioni sanitarie e il loro riconoscimento contrattuale ed economico. Capisco benissimo quanto l'argomento sia delicato, specie in ottica futura e specie se si pensa che si tratta di una vera a propria rivoluzione "copernicana" , ma vorrei permettermi lo stesso di fare alcune considerazioni in merito.
 
Le considerazioni che vorrei fare nascono, in realtà, dalla lettura e dall'analisi crituca dell'ultima lettera pubblicata a firma Giuseppe Carbone sulle progressioni di carriera, unitamente al alcuni riferimenti ai contributi di Saverio Proia, Silvano La Bruna e Dario Laquintana.

 
Il segretario nazionale FIALS infatti parlando di evoluzione e di  adeguamento ai nuovi modelli organizzativi cita il primary nursing e il case management con espresso riferimento alla figura professionale dell'infermiere e, al termine della sua lettera, afferma testualmente che "come FIALS riteniamo che sia arrivato il momento, dopo troppi anni, di dare piena realizzazione alla carriera professionale degli infermieri e degli altri professionisti sanitari", come se il grande oceano delle professioni sanitarie non mediche fosse composto dagli infermieri e da tutti gli altri.
 
Vorrei far presente che, in data 13 marzo 2019, il Ministero della Salute ha inviato il "Documento finale sui Master Specialistici delle Professioni Sanitarie", definendone l'architettura anche e soprattutto in relazione alle mutate necessità del contesto definite dal nuovo CCNL in termini di "incarichi professionali". Sarà quindi sulla base di questi percorsi di studio, unitamente a quelli regionali ancora da definire e attivare, che in futuro saranno delineati chiaramente i requisiti per assegnare i "titoli" di "professionista esperto" e di "professionista specialista".
 
In tale documento non mi sembra affatto che i master vengano divisi tra infermieristici da una parte e di tutte le altre professioni sanitarie in un unico calderone dall'altra, ma semplicemente divisi per le singole specificità di tutte le professioni sanitarie che popolano il grande mondo del comparto sanità ognuna con la sua identità e il suo posto al pari di tutte le altre.
 
In sostanza infermiere, ostetrica, tecnico di radiologia, fisioterapista, tecnico di laboratorio e ogni altro professionista sanitario, al di là dei numeri rappresentativi, ha diritto ad avere le stesse possibilità di carriera.
 
Quindi, solo a titolo di esempio, mi permetto di fare alcuni esempi del tutto paragonabili al primary nursing o al case managment:
 
- il Tecnico di radiologia o il Tecnico di fisiopatologia cardiorespiratoria esperto in tecniche di ecografia cardiovascolare
 
- il Tecnico di laboratorio esperto in ambito trasfusionale e delle Biobanche
 
- il Fisioterapista cardio-respiratorio o di area critica
 
- il Tecnico di Neurofisiopatologia esperto in mappaggio e monitoraggio intraoperatorio
 
- l'Ostetrica di famiglia e/o comunità
 
o, ad esempio, il Tecnico di radiologia "case manager" in realtà specifiche come le Breast Unit in cui, storicamente e culturalmente, é da sempre il professionista sanitario più presente e necessario al processo di diagnosi e cura delle pazienti affette da tumore mammario.
 
Si tratta di grandi opportunità che vanno sfruttate nel miglior modo possibile in un'ottica di accrescimento sia professionale, sia economico, sia di miglioramento qualitativo dell'offerta all'utenza.
 
Non si tratta, come vorrebbe far credere il Dott. La Bruna, di sconfinare nel territorio medico e di abbattere il confine che lo separa da quanto permesso ai professionisti sanitari, ma si tratta unicamente di riconoscere che la dominanza medica sta decadendo, che la società da medico-centrica si sta trasformando in utente-centrica e che alcune competenze possono diventare bagaglio dei professionisti sanitari all'unico scopo di continuare ad erogare lo stesso servizio scrollandosi "da dosso" il peso di una voluta e quanto mai superata sottomissione culturale e professionale. Il rapporto tra Fisiatra e Fisioterapista, tra Ginecologo e Ostetrica, tra Radiologo e Tecnico di Radiologia deve necessariamente essere un rapporto di collaborazione e di comunione delle proprie competenze specifiche allo scopo di erogare un servizio di qualità...questa é l'unica visione possibile.
 
Le competenze avanzate, in particolare per quel che riguarda il loro rapporto con lo spazio di competenza del Laureato in Medicina e Chirurgia, dovranno trovare ampio spazio di dibattito e, se applicate nei modi e nei tempi corretti, dovranno essere necessariamente considerate funzionali al sistema salute.
 
E in questo mi trovo assolutamente e totalmente in accordo con le parole scritte dal Dott. Laquintana in merito alla necessità di sbloccare il sistema degli incarichi professionali il prima possibile e in attesa dei sopra citati percorsi di studi. A lui va il plauso e l'onore non solo di affrontare i problemi contingenti in modo lucido e omnicomprensivo ma, soprattutto, di proporne già soluzioni pratiche a applicabili, evitando di dare ancora maggiore peso al popolo di chi si lamenta e aspetta che siano sempre gli altri a risolvere i problemi.
 
Ma non dimentichiamoci che le competenze avanzate e il relativo riconoscimento professionale sono un patrimonio di tutte le professioni sanitarie.
 
Cristian Bonelli 
Tecnico Sanitario di Radiologia Medica

25 aprile 2019
© Riproduzione riservata


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