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La Festa del Lavoro che non c’è

02 MAG - Gentile Direttore,
l’Ufficio Parlamentare di Bilancio, snocciolando i drammatici numeri del disavanzo, conferma che esistono pochi margini per una spending review e che i prevedibili “ulteriori tagli alla spesa sanitaria rischierebbero di incidere sulla qualità dei servizi offerti oppure sul perimetro dell’intervento pubblico in questo settore”.
 
La Corte dei Conti, sottolineando che “al termine del 2018 […] non risultano sottoscritti gli accordi relativi alle aree della dirigenza sanitaria” rileva preoccupazioni per “la forte riduzione di personale, anche in relazione al tempo occorrente per l’assunzione di nuovo personale, con particolare riferimento a settori come la sanità […] in cui la diminuzione degli addetti rischia di incidere sull’erogazione dei livelli essenziali delle prestazioni e sulla qualità dei servizi”.
 
Queste drammatiche  preoccupazioni di Istituzioni autorevoli dovrebbero richiamare tutte le energie disponibili su un piano di intervento straordinario a tutela del Ssn e dei suoi livelli di assistenza e prevenzione, ma accade esattamente il contrario.

 
Il Governo centrale e, non di meno, i Governi regionali, stanno mungendo la sanità pubblica sino a stremarla.
 
L'ultima leva per risparmiare ancora, per tamponare malamente le carenze delle Aziende sanitarie e ospedaliere e per tentare di ottenere la congiunzione tra le esigenze dei servizi e il bisogno di lavoro di medici e sanitari, si esprime nella grottesca assunzione di medici pensionati, medici stranieri, task shifting straripante, disorganizzazione e demoralizzazione favorevole solo alla sanità privata, in attesa di incassare il flusso di clienti (ex cittadini in possesso di diritti)  insoddisfatti dalla sanità pubblica.
 
Se nel 2019 si era ipotizzati un piano di assunzioni per arginare il fenomeno della ‘fuga dei cervelli’ e per favorire l'inserimento lavorativo di nuove professionalità, in realtà il Patto per la salute ridurrà  ancora le risorse per la sanità, come previsto dalla Legge di Bilancio 2019.
 
La scadenza per la sottoscrizione del Patto era fissata al 31 marzo, ma visto che il suo mancato rispetto non avrebbe avuto conseguenze le motivazioni del ritardo inizialmente sono imputabili al dilatarsi della “fase esplorativa”.
 
In sostanza Governo e Regioni hanno bruciato altri 5 mesi e intanto il DEF 2019 ha certificato che gli aumenti del fabbisogno sanitario nazionale 2020-2021 sono utopistici, considerate le previsioni di aumento del PIL cui sono legati.
 
In questo scenario, rispetto alle richieste delle Regioni, da un lato la Ministra Grillo non può offrire alcuna garanzia sull’aumento delle risorse necessarie per il 2020-2021, dall’altro per esigenze di finanza pubblica il Governo potrà in qualsiasi momento operare tagli alla sanità.
 
In questo scenario turbato da elezioni locali e europee l'amministrazione e la programmazione sono state messe da parte e imperversa una comunicazione trionfalistica e ideologica su temi inconsistenti, indefiniti e infiniti (immigrazione clandestina, legalità, reddito di cittadinanza, nuovo modello di Europa) e su promesse di autonomia regionale che preludono ad una ulteriore differenziazione del Ssn tra le Regioni.
 
Il problema principale è precisamente la mancanza di idee. Il navigare a vista incassando interessi immediati senza curarsi della minima strategia, procedere verso il disfacimento delle conquiste in tema di welfare facendosi paladini del cambiamento ma senza progettare un futuro diverso.
 
Servire su un piatto d'argento la salute a chi è pronto a incassare i profitti di un  mercato in cui i fattori determinanti il valore del lavoro sono stati profondamente deteriorati.
 
I Partiti che si fondano su piattaforme web (o che sognano di rilanciare la loro esistenza grazie a innovazioni basate sulla potenza della rete) dovrebbero chiedersi,  ad esempio, se in futuro dovranno essere i Big Data a pagare il Welfare.
 
I grandi del web profilano i nostri dati a fine commerciale, ne introitano il valore mercantile a nostra insaputa, acquisiscono elementi caratteristici della nostra entità e della nostra esistenza, quindi - grazie alla nostra vita raccontata sui e dai social - dovrebbero curarsi di curarci.
 
Proviamo anche a pensare in modo irrituale. 
 
Il welfare oggi soffre terribilmente, a partire dalla sanità pubblica, la scuola pubblica italiana è in via di smantellamento in ciò che aveva di buono, la ricerca in Italia è finanziata sotto qualunque livello di decenza,  in troppi dei posti in cui un po’ di lavoro è rimasto, devono pagarlo tutti in termini di devastazione dell’ambiente e della salute, spesso a cominciare dalla dignità dei lavoratori.
Evasione fiscale, corruzione e mafie gravano sul paese come e più di sempre, con qualche aiutino in termini di modica quantità di truffa fiscale consentita.
 
Il Sole 24 ore (quotidiano di Confindustria) riprendendo la relazione della corte dei conti ricorda a tutti che il vero tesoretto dell'Italia che cerca risorse da investire nelle rinascita consiste nei 200 miliardi annui sottratti alle casse dello Stato dai fenomeni sopra richiamati.
 
Addirittura il quotidiano degli imprenditori suggerisce una svolta keynesiana utilizzando - attraverso lo stato e non tramite il mercato - le risorse sottratte all’economia dalle illegalità di varia natura (perché evadere il fisco, sembrerà strano,  è ancora giuridicamente equivalente ad evadere il lavoro di chi timbra il cartellino e va a spasso).
 
Ma a questo bisogna aggiungere che a un paese del welfare e dei diritti universali hanno smesso di crederci non poco anche certi sindacati, che, pur mantenendo alti gli slogan della comunicazione formale, operano quotidianamente in modo sostanziale declinando gradualmente da un approccio universalistico dei diritti verso una selezione individuale degli interessi.
 
Dalla "res publica" che valeva la pena di difendere tutti insieme con il sindacato, alla vita e all'esperienza privata, che non è più politica ma individualista. E in questa stagione di spaesamento etico, senza volti umani e senza idee, sempre di più "uno (non) vale uno".
 
Si comincia col fare spallucce ai campi di sterminio, poi i diritti vengono divorati uno per uno. E ce ne accorgiamo sempre un po’ troppo tardi.
 
Dott. Aldo Grasselli
Presidente FVM
Federazione Veterinari Medici e Dirigenti sanitari

02 maggio 2019
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