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Meno e meglio: un dovere individuale e collettivo per difendere il Ssn

02 MAG - Gentile direttore,
vivere e agire nell’età della tecnica, abitare la tecnologia, sempre più pervasiva e condizionante tutti i settori, è ormai una conditio sine qua non dalla quale non si può prescindere. La cultura del consumismo, spesso compulsivo, condiziona la vita di ciascuno di noi. In un contesto sociale, così caratterizzato, si sono sviluppate una serie di contraddizioni alle quali è conveniente porre rimedio e la sanità in Italia non è riuscita ad essere impermeabile a tali condizionamenti.

Il marketing sanitario, il consumo spropositato di farmaci, l’eccesso di prestazioni, i costi della tecnologia, sempre più raffinata, hanno fatto lievitare la spesa a tal punto da generare il dubbio che il sistema sanitario pubblico non sia più sostenibile.

In forza dell’esperienza acquisita in molti decenni d’impegno quotidiano all’interno del sistema, in ragione dei ruoli che attualmente ricopro e delle conseguenti responsabilità: Presidente della APS (Associazione di Promozione Sociale) “Luigi Minonzio” e Vicepresidente della SISS (Società italiana di Sociologia della Salute) con il saggio: La sanità nel XXI secolo, Meno e meglio (2017-19), Padova, Ed. Cleup, intendo dimostrare che la buona sanità pubblica, non solo è sostenibile attraverso la fiscalità generale, ma che può e deve essere riqualificata alla luce dei nuovi bisogni della società.


L’opera, supportata da oltre quattro pagine di ottima bibliografia, nei quattro capitoli che compongono la seconda edizione e attingendo a significativi esempi di carattere storico, propone un salto di paradigma finalizzato a rivedere, sia il momento organizzativo del sistema, sia la promozione della salute del cittadino attraverso un programma che, a mio parere, dovrebbe coinvolgere i corpi intermedi della società civile insieme agli agenti della socializzazione.

Seguendo il raffinato pensiero di Luigi Minonzio, che ha speso l’intera vita per promuovere la crescita culturale dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica e l’interdisciplinarietà fra tutte le figure professionali che compongono il “pianeta sanità”, ritengo che il SSN (Servizio Sanitario Nazionale) dovuto alla L. 833/78, i cui pilastri fondamentali sono: a) l’universalismo, b) la solidarietà, c) l’equità, debba essere rilanciato attraverso il paradigma salutogenico, il contrasto agli sprechi e alla corruzione.

Come dice Parini: “Oh debil arte, oh mal secura scorta/che il mal attendi e no’l previeni accorta”.

Seguendo l’invito del poeta (l’amato Minonzio riposa nel cimitero di Bosisio Parini) il paradigma salutogenico, alternativo al patogenico, vuol essere la strada attraverso la quale riqualificare la spesa del sistema e, in tal modo, rendere più generoso il welfare che, alla luce dell’inversione demografica, va esso stesso ripensato.

La salute è sì un diritto costituzionalmente prescritto (art. 32 Cost.), ma dev’essere pure un compito (Illich) e un impegno (Dirindin).

I corpi intermedi dello Stato devono sentire questo dovere civile e impegnarsi nella promozione della salute. Le federazioni degli ordini, le organizzazioni sindacali, le associazioni impegnate nel mondo della salute, la scuola e le famiglie devono fare rete, condividere un programma di salute e attivare, insieme, tutte le azioni utili a tale scopo e per tutte le classi di età.

Il 60% delle patologie che interessano la popolazione sono imputabili a inadeguati stili di vita! Educare alla salute e all’allontanamento delle patologie è un imperativo categorico dal quale una società, se vuole definirsi civile, non può più eludere. Abbiamo dei doveri verso noi stessi, ma soprattutto verso coloro che verranno dopo di noi!

Con riferimento agli sprechi, richiamo l’attenzione sulla necessità di avviare un percorso di appropriatezza sia prescrittiva che organizzativa. Con riferimento alla prima, è urgente uscire dalla logica del consumismo e assumere un comportamento più sobrio e clinicamente strutturato. Rispetto al momento organizzativo, ritengo ci siano ampi margini di miglioramento: la mia esperienza e l’attività etnografica, praticata attraverso la tecnica dell’osservazione partecipante, mi consente di asserire che molto può essere fatto su questo terreno.

Per quanto riguarda il tema della corruzione, i media continuano a darne notizia: è di questi giorni lo scandalo che ha visto coinvolta la sanità umbra, ma questa patologia sociale, ormai cronica, sembra avere profonde radici antropologiche. Credo sia, tra le altre cose, anche una questione di dignità oltre ad essere interesse generale sostituire i comportamenti corrotti con quelli corretti.

Il mio auspicio è che si uniscano le coscienze per rilanciare insieme il principio dell’homo dignus, tanto caro al compianto Rodotà, sapendo che la speranza di cambiare il mondo nasce sempre da un comune rifiuto delle deformazioni di quello in cui viviamo.
Nel libro propongo un preciso e puntuale decalogo al quale tutti noi abbiamo interesse ad attenerci.

Non meno importante è per me la questione dell’Europa. Io immagino un’Europa federalmente organizzata sul piano politico e un SSSRE (Sistema Socio Sanitario Regionale Europeo); ovvero una sorta di L. 833/78 europea, ma fondata sul paradigma salutogenico. La sanità deve, a mio parere, diventare un sottosistema del sociale, dove i cittadini possano godere di una adeguata rete di servizi di prossimità deputati alla conservazione della salute piena o residua. È fondamentale sapere che spesso adeguate azioni non farmacologiche possono essere molto efficaci.

Questa è per me la direzione da seguire e, in questo senso è urgente, in attesa che si formi l’Europa politica, licenziare la prima riforma socio sanitaria di sistema (socio sanitaria senza trattino, perché è un unicum).
È un’utopia? Rispondo con le parole dello storico della medicina Cosmacini:
[…] come insegna la storia, e soprattutto la storia della Rivoluzione francese non c’è mai stata alcuna realizzazione che non sia stata, prima, allo stadio di utopia, un’utopia desertificata dall’opinione corrente, ma fatta fiorire da un illuminato pensiero precorritore.
 
Uniamo le forze al fine di perseguire insieme questo nobile, necessario e improcrastinabile obiettivo: la salute dei cittadini e del sistema seguendo la lezione di Luigi Minonzio e il monito di Marie Curie: “Non si può sperare di costruire un mondo migliore senza migliorare gli individui”.
La Terra è la nostra Patria, come afferma Edgard Morin: la salute è quindi un tema globale. Unirsi al messaggio che arriva dai giovani, alla testa dei quali è Greta Thunberg, è indispensabile perché non esiste salute individuale e collettiva in assenza di una equilibrata biosfera.
 
Massimo Tosini
Sociologo della salute 


02 maggio 2019
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