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Toscana. Ordini dei medici dicono no alla riforma del Pronto soccorso

03 MAG - Gentile Direttore,
le scrivo nella mia qualità di Presidente della Federazione Toscana degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FTOM), che mi onoro di rappresentare, in relazione al percorso individuato e deliberato dalla Regione Toscana per la risoluzione della carenza di personale medico di Pronto Soccorso.
Di tale percorso, peraltro, conosco solo quanto riportato dagli organi di stampa, e ciò che ho letto mi lascia francamente molto perplesso.

Vi sono, infatti, alcuni elementi di possibile condivisione sui quali tuttavia prevalgono quelli di contrarietà.

Come Federazione non possiamo, ed io personalmente non posso non condividere l'indizione di concorsi per l'assunzione di nuovi medici a tempo indeterminato, ma lascia perplessi tanto il ricorso a discipline diverse dalla medicina e chirurgia d'urgenza quanto al percorso di addestramento on the job.
L'assunzione di medici a tempo indeterminato è certamente positivo ed auspicabile, anche se non posto a carico della specifica area del Pronto Soccorso.

 
Tuttavia, se portato ad estreme conseguenze, ciò potrebbe avere due ricadute negative: saturazione degli organici della medicina interna e/o delle discipline equipollenti con impossibilità ad indire nuovi concorsi per molti anni a venire in quella stessa disciplina (ma se i neoassunti sono comandati al P.S. non concorrono alle necessità della Unità Operativa di riferimento!); e al contrario, ma con gli stessi effetti, saturazione del personale in servizio al Pronto Soccorso con impossibilità di indizione di concorsi dedicati alla specifica area ed agli specialisti in medicina e chirurgia d'urgenza.

Quindi, se estremizzato, potremmo assistere ad un blocco di fatto delle assunzioni.

Il percorso di formazione sul campo (“addestramento on the job”), praticato in molti Paesi europei, ha una propria grande potenzialità. Siamo però in Italia, il nostro sistema formativo non è strutturato come negli altri Paesi ed infine, nelle notizie di stampa, non trovo la previsione di attribuire ai medici formati con questo percorso il titolo di specialista. Né potrebbe farlo, a detrimento dei colleghi impegnati nelle scuole di specializzazione.

Mi sembra d’obbligo, allora, fare una attenta riflessione sul fatto che detto percorso non conduca alla acquisizione di un titolo specialistico “spendibile” in ogni circostanza e segnatamente per il passaggio alla dirigenza, e che esso, dunque, rappresenta solo un provvedimento tampone, non solo inutile ma addirittura deleterio nel medio-lungo periodo, poiché porterebbe all’allargamento della platea dei precari, in possesso di un titolo di formazione ma non di specializzazione, e con contemporaneo, ulteriore e grave detrimento per gli specialisti di branca.

Sempre sul percorso, poi, mi lascia molto perplesso il ricorso al contratto libero professionale di formazione e lavoro. Si tratta di una soluzione che espone i giovani medici a rischi notevoli sui piani normativo, contributivo, retributivo ed assicurativo. Vero è che si tratta di professionisti di livello, abituati ad assumersi responsabilità, ma davvero il Sistema Sanitario Regionale Toscano vuole utilizzarli senza garantire loro tutela alcuna?

In conclusione, auspico una profonda revisione della deliberazione assunta dalla Regione Toscana, nella misura in cui determinerebbe un intollerabile aumento del precariato medico, tra l'altro utilizzando medici a basso costo e con scarse se non nulle tutele, ai quali poi non verrà riconosciuto alcun titolo di specializzazione né alcuna certezza del futuro.
 
Dr. Lorenzo Droandi
Presidente FTOM

03 maggio 2019
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