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22 SETTEMBRE 2019
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Tutti i rischi (per lo specializzando) dell’assunzione all’ultimo anno della scuola di specializzazione

26 MAG - Gentile Direttore,
in questi mesi abbiamo letto da più voci il suggerimento di assumere gli specializzandi all’ultimo anno con contratti a tempo determinato per risolvere le carenze di specialisti.  Già in passato abbiamo assistito a simili proposte, poi fortunatamente rientrate. Una contrattualizzazione a tempo determinato all’ultimo anno di specializzazione, alle attuali condizioni, non è a nostro avviso sostenibile.
 
In primo luogo, ci domandiamo come si vorrebbe nel concreto garantire l’assunzione.
Se il contratto fosse “integrativo”, attuato in parallelo al contratto di formazione specialistica, ci sarebbero evidenti problemi di compatibilità sia da un punto di vista giuridico che da un punto di vista dell’orario lavorativo. Come possiamo pretendere che uno specializzando dopo le sue 38 ore settimanali (quasi mai davvero tali) “stacchi” dal suo contratto di formazione e inizi le sue ore aggiuntive da medico dirigente, senza essere esposto a rischio errori o a burnout?
 
Se invece il contratto fosse inteso come “sostitutivo”, con l’ultimo anno convertito in un vero e proprio contratto lavorativo, la specializzazione di fatto verrebbe trasformata in un modello “3 (o 4 a seconda della durata) + 1”.  

Di fatto significherebbe tagliare, per meri motivi economici, un altro anno di specializzazione, come se le sforbiciate degli scorsi anni non fossero state sufficienti.
 
Qui subentra il punto che, come sempre, viene tristemente ignorato, cioè quello formativo.
Eccezion fatta per alcune rare e illuminate realtà, non esiste una cultura della pianificazione sistematica dell’apprendimento, della verifica costante delle competenze da acquisire e acquisite. Siamo ancora prigionieri di una mentalità “artigianale”, secondo la quale basta passare un po’ di tempo in un reparto e magicamente le cose si apprenderanno.
 
Queste sono le riflessioni da fare prima di lanciare proposte sull’assunzione degli specializzandi all’ultimo anno, una condizione che rischia di portare coloro che ancora devono finire il loro percorso a farsi carico di responsabilità che il sistema formativo italiano attualmente non mette nelle condizioni di affrontare.
 
Sì dirà: già ora lo specializzando eroga assistenza e all’ultimo anno ormai molte cose le ha imparate; perché non dargli questa possibilità, specie se poi dopo pochi mesi assume il titolo di specialista e ne acquisisce tutto il diritto?
 
Per un semplice motivo: una cosa, è svolgere attività medica all’interno di una rete formativa protetta in cui, per legge, l’attività dello specializzando in alcun caso deve essere sostitutiva del personale di ruolo e in cui deve sempre essere garantita la presenza di un tutor; altra cosa è chiamare uno specializzando per sopperire alle carenze di organico, scaricando su di lui tutti gli oneri e i rischi legali.
 
Non possiamo, poi, accettare la logica spesso sobillata secondo la quale, visto che in alcune Scuole gli specializzandi già lavorano più del dovuto colmando illegalmente da soli lacune di organico allora sia possibile istituzionalizzare una simile realtà.
 
In nessun caso si può tollerare che ciò avvenga, e bisogna potenziare gli strumenti di verifica e controllo per fare rispettare le leggi sull’orario di lavoro e permettere agli specializzandi di svolgere il loro mestiere, quello di formarsi, in tutta sicurezza.
 
Peraltro, se si ottimizzassero le rotazioni e se fossero messi nelle condizioni di gestire con un grado crescente di autonomia mansioni meno critiche sotto la supervisione dei tutor, gli specializzandi potrebbero già ora alleviare molto del peso assistenziale nei vari reparti mediante l’assistenza che erogano quotidianamente, senza superare però i limiti imposti dalla formazione.
 
Infine c’è il lato economico: se l’assunzione fosse alle condizioni economiche dell’attuale contratto di formazione specialistica, oltre al danno si avrebbe anche la beffa. Si avrebbero infatti maggiori responsabilità con lo stesso trattamento.
 
Se invece l’assunzione fosse “integrativa”, il compenso derivato dovrebbe sommarsi a quello dell’attuale contratto, ma come abbiamo illustrato prima, il problema rimarrebbe sul carico di lavoro complessivo del medico.
 
Qualcuno dirà che la situazione è critica e non ci sono altre soluzioni. Non è così, le strade ci sono e le alternative le offriamo da tempo, è tutta una questione di volontà politica.
 
Le carenze di specialisti infatti non sono omogenee sul territorio nazionale, ma riguardano certe specializzazioni e certe realtà regionali.
 
Bisognerebbe prima di tutto dare piena esecuzione ai commi 547 e 548 recentemente approvati in Legge di Bilancio 2019, che permettono già agli specializzandi all’ultimo anno di partecipare ai concorsi a tempo indeterminato, entrando in graduatoria separata e potendo essere assunti non appena conseguito il titolo, accelerando i tempi di latenza post-specializzazione.
 
Senza poi introdurre nuove contrattualizzazioni, si potrebbe infine valutare la possibilità per gli specializzandi dell’ultimo anno di fornire prestazioni limitate (per esempio non più di 36-48 ore mensili) e adeguatamente retribuite extra orario formativo, con vincoli predefiniti tali da non inficiare la qualità della formazione, in analogia a quanto avviene per le sostituzioni di guardia medica e dei medici di medicina generale.
 
Queste soluzioni a breve termine, in ogni caso, devono essere messe in campo solo ad integrazione di interventi strutturali come l’aumento dei contratti di formazione specialistica ministeriali e regionali fino al massimo consentito dalla rete formativa, dando la priorità alle specializzazioni carenti, e il miglioramento delle condizioni lavorative ed economiche per il personale medico del SSN, specie per le aree critiche. 
 
In conclusione, crediamo che la proposta di assunzione degli specializzandi sia un boomerang, una facile soluzione tampone che non guarda lontano e che scarica sugli anelli più deboli della catena decenni di definanziamento e programmazione scriteriata nel SSN, utilizzando (il verbo è purtroppo quello che si legge) gli specializzandi come jolly tuttofare con lo scopo unico di sbloccare risorse.
 
FederSpecializzandi

26 maggio 2019
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