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Intramoenia e capri espiatori

29 MAG - Gentile Direttore,
falsi problemi, con soluzioni improvvisate, solo per distrarre gli italiani dalla realtà: nel 2016, contro 2.793.390 mammografie erogate dal SSN in tutta Italia solo 77.800 sono state eseguite in regime di intramoenia (il 2,78%); in Lombardia ancora meno, circa l’1%. Questi i dati dalle Relazione del Ministero della Salute al Parlamento sulla libera professione, pubblicati a febbraio 2019.  Ancora, contro 2.666.615 TAC del SSN, solo 20.057 in intramoenia (0,75%), idem in Lombardia.
 
Percentuali bassissime per tutte le altre prestazioni diagnostiche monitorate (vedi tabella 1), con le eccezioni della ecografia ostetrico ginecologica e della ecografia mammella. Ad esempio, contro 2.406.306 risonanze magnetiche erogate dal SSN, una delle indagini più richieste e coi tempi di attesa più lunghi, soltanto 34.339 sono state eseguite in intramoenia (1,4%), ancora meno in Lombardia.
 
Un po’ diversa, ma non troppo, la situazione per le visite specialistiche. Nel 2016 il SSN ha erogato 31.512.000 visite specialistiche (sì, una ogni due italiani!), mentre in regime di intramoenia le visite sono state 3.558.680. Dunque su un totale di oltre 35 milioni di visite, all’incirca una su dieci è a pagamento all’interno degli ospedali.

 
Con alcune specialità più gettonate, come la visita ginecologica che si colloca al 27% su base nazionale e al 32% in Lombardia. Citiamo anche la Lombardia perché una recentissima indagine giornalistica (Repubblica, 19 maggio) sembra far intendere che il problema della eccessiva lunghezza delle liste di attesa stia nell’eccessivo impegno dei medici profuso nella libera professione intra ospedaliera, oltre che nella ignoranza della gran parte dei cittadini sulla possibilità di richiedere la visita in libera professione a spese del SSN, se i tempi di attesa previsti non sono rispettati.
 
Questa è, appunto, la posizione che ha reiteratamente espresso il ministro Giulia Grillo. Ma davvero si pensa che mettere a disposizione ventimila prenotazioni di TAC su oltre due milioni e seicentomila possa migliorare anche di un solo giorno le attese? 
 
Dalla Relazione al Parlamento del Ministero si evince altro. Tra il 2011 e il 2016 il numero dei medici che hanno esercitato la libera professione si è ridotto del 12,8%, i guadagni dei professionisti sono diminuiti del 18,4% mentre sono aumentati del 35% i ricavi per le aziende derivati da intramoenia.
 
Il  saldo attivo per le aziende ammonta a 238 milioni, denaro che dovrebbe essere stato utilizzato, come previsto dalla normativa, per ridurre i tempi di attesa e migliorare gli aspetti organizzativi: è stato fatto? Dunque i numeri dimostrano che la libera professione all’interno del SSN ha una valenza decisamente marginale sulle liste di attesa e che non è corretto sostenere che la causa primaria della lunghezza delle liste d’attesa sia da imputare all’ intramoenia.
 
È vero piuttosto che il ricorso alla libera professione, laddove esiste (non in tutta Italia e non per tutte le prestazioni), avviene nella maggior parte dei casi a causa proprio della lunghezza di tali liste. Tuttavia, per il ministro Grillo, la colpa delle liste di attesa troppo lunghe va semplicisticamente attribuita ai medici.
 
Siamo alle solite. Anziché analizzare un problema assai complesso, e cercare di capire analizzando i dati l’origine del problema per trovare soluzioni (almeno quelle percorribili) si preferisce scatenare una caccia alle streghe per ottenere un consenso immediato e di corto respiro. Buttarla in caciara insomma, trovare il capro espiatorio, una strategia molto in voga, purtroppo, di questi tempi.
 
Paradossale poi che a sollevare il polverone sia proprio il titolare del dicastero che ha raccolto i dati sull’argomento! Ma li ha letti? La prima causa sta nella diminuzione del personale. Da anni si è disinvestito su risorse e personale medico e paramedico (blocco del turnover, acuito dalla fuga dal SSN per pensionamenti e altro). Il dato numerico è eloquente, dal 2011 la spesa per il personale SSN è in costante diminuzione assoluta e percentuale.
 
Questa è sicuramente una delle cause della lunghezza delle liste, piaccia o non piaccia. Ad essa vanno aggiunte altre cause altrettanto importanti:
- La disorganizzazione della programmazione delle agende; ad esempio la non programmazione dei controlli dopo prima visita, oppure la possibilità negata ai medici di famiglia di poter accedere ad agende dedicate per la prima visita o accertamento e l’esperienza di Pisa dimostra che questa è una strada percorribile.
- L’ eccesso prescrittivo da parte dei medici per medicina difensiva.
- Il boom di richieste non appropriate da parte dei cittadini sempre più clienti e meno pazienti, spesso alimentate da una pseudo informazione scientifica veicolata da media e social e caratterizzate dalla pretesa del “tutto e subito” a prescindere.
- Una offerta privata sempre più orientata verso le prestazioni  più remunerative, con il paradosso dell’aumento della domanda frutto dell’aumento dell’offerta, fenomeno ben noto.
 
Tutto ciò produce “medicina inutile” che va a saturare gli spazi e le risorse della “medicina utile”, con l’aggravio della percezione nel cittadino di un sistema sanitario sempre più inefficiente. Il tutto a svantaggio del nostro Servizio Sanitario Nazionale. Un gioco al massacro che va contrastato.
 
Maurizio Andreoli
Presidente Nazionale F.I.S.M.U.

29 maggio 2019
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