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Fatti e fattoidi sulla sanità integrativa

20 GIU - Gentile Direttore,
da tempo assistiamo al dibattito sulla sanità integrativa/sostitutiva. Da una parte ci sono i sostenitori dell’ideologia del welfare “di capitalismo”, che spingono verso la sanità intermediata, dall’altra i difensori del welfare di stato che ha rappresentato, e rappresenta nonostante il sotto finanziamento, un fiore all’occhiello che tutto il mondo ci invidia. Il welfare di capitalismo ha come scopo il profitto, quello di stato il benessere delle persone. I sostenitori del welfare di capitalismo sono spesso in conflitto d’interesse, quelli del welfare di stato spesso sono esenti da conflitti d’interesse.
 
I primi si avvalgono spesso dei fattoidi, i secondi dei fatti. I fattoidi sono notizie spesso prive di fondamento che vengono amplificati dai mass media. Anche i mass media sono spesso in conflitto d’interesse, vuoi perché sono in mano al capitale che investe nel mercato potenzialmente infinito della sanità, vuoi perché sono sovvenzionati dal capitale tramite le inserzioni pubblicitarie.

La tecnica utilizzata dai narratori di fattoidi consiste nel sofisticare il linguaggio e nel fornire notizie non sempre propriamente veritiere.

 
Il giurista Luca Benci, in un illuminante articolo su QS descrive cosa sia la sofisticazione del linguaggio. Le notizie fornite dai propugnatori del welfare di capitalismo, che hanno ampio spazio sui mass media, sono sempre strumentalmente allarmanti e le soluzioni proposte falsamente salvifiche. Si tratta di fattoidi, facilmente confutabili dalle ricerche di studiosi esenti da conflitti d’interesse.

Un esempio di notizia falsa è quella fatta passare durante il Welfare Day del 2017 quando si raccontò che dodici milioni di malati rinunciavano alle cure. La notizia era talmente inverosimile che costrinse il Ministero della salute a intervenire confutando tale notizia rammentando i dati Istat. 

Sono molte le notizie fornite dai sostenitori del welfare di capitalismo facilmente confutabili dagli studiosi della materia. Sono stati da poco pubblicati due articoli scientifici illuminanti e che invito a leggere:
- Terzi paganti privati in sanità: assicurazioni e fondi sanitari.  Stato dell’arte, effetti ed implicazioni di policy (Guido Citoni, Aldo Piperno) 
- Dimensione ed effetti redistributivi dei benefici fiscali dei fondi sanitari integrativi (Anna Marenzi, Dino Rizzi, Michele Zanette) 

Di seguito alcuni spunti interessanti emersi dalle ricerche degli autori.

I fautori del welfare di capitalismo, che indicano nella sanità intermediata la soluzione dei problemi, promettono di ridurre iniquità e diseguaglianze. I dati raccolti dalle ricerche dimostrano che accade esattamente il contrario.

Per quanto riguarda quei famosi 12 milioni di cittadini che non possono accedere alle cure, gli autori Guido Citoni e Aldo Piperno dimostrano che il numero di persone che hanno rinunciato a curarsi sono, a seconda dell’indicatore di salute scelto, racchiuse in un intervallo che va da 586.489 a 1.729.151. Non pochi, ma non sono 12 milioni. Ma ciò che conta è che se si estendesse il sistema della sanità intermediata, solo 211 mila di questi malati potrebbero accedere alle cure.

Un'altra promessa non esaudibile fatta dai sostenitori della sanità intermediata è quella di ridurre iniquità e diseguaglianze. L’articolo di Marenzi/Rizzi/Zanette dimostra che i soggetti con reddito fino a € 15.000 beneficiano solo marginalmente dei benefici fiscali mentre i più ricchi, con reddito maggiore di € 100.000 si appropriano di una percentuale considerevole di tali benefici. Non solo, queste agevolazioni fiscali riducono il fondo destinato al SSN e dunque l’accesso alle prestazioni sanitarie da parte dei soggetti più vulnerabili.

A conferma della mancata possibilità di mantenere la promessa, l’articolo di Citoni/Piperno evidenzia che:
- i più istruiti e gli individui che ricoprono posizioni professionali più elevate ricevono maggiore copertura dal settore integrativo;
- gli assicurati si concentrano soprattutto tra coloro che dichiarano di essere in buona salute;
- gli assicurati sovra consumano prestazioni sanitarie, il che condiziona negativamente l’accesso alle prestazioni sanitarie per coloro che hanno reali necessità di prestazioni sanitarie.
 
Si necessita di un richiamo alla realtà confutando gli spot pubblicitari e i dati presenti sui mass media che dipingono la sanità intermediata gestita dai capitali come la soluzione dei problemi del SSN. Sono problemi che in realtà derivano dal sotto finanziamento perché è provato che più spesso di quanto non si creda il servizio pubblico è meno costoso, più efficiente e soprattutto più efficace rispetto alla gestione privata così come emerse nel 2018 da un’indagine di “The international Journal of Health Planning and Management”.

Nell’ambito della sofisticazione del linguaggio suggerirei di interpretare il logo presente nel Welfare Day, “People first”, con “Rich people and companies first”!
 
Nick Sandro Miranda
Tesoriere Omceo Udine 

20 giugno 2019
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