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L’eterna polemica sull’infermiere di famiglia

11 LUG - Gentile Direttore,
con un pizzico di amara ironia mi permetto di tornare sulla recente sortita della sigla medica Snami, che intende riportare le cose al loro
posto: si lasci al medico di medicina generale la responsabilità delle cure dei malati al domicilio. Si replica, ancora una volta, la confusa risposta a un problema che è mal compreso, perchè l'Infermiere di famiglia non nasce per sostituire alcun medico: se lo facesse, sarebbe un evidente abuso di professione e sarebbe anche sciocco se un collega infermiere svolgesse questa attività, considerando, oltre tutto, anche una diversa retribuzione!
 
Questa figura ha un altro valore, e un altro scopo, e non lo dico io, certo, ma istituzioni internazionali. Facciamo insieme un passo
indietro: era la fine del XX secolo e l'OMS proponeva ...''il documento Health 21 elaborato nel 1998 dalla sede europea dell’Oms; documento nato al fine di fornire “il quadro di riferimento” in tema di politiche e strategie sanitarie ai 51 stati membri del Comitato Regionale Oms Europa. Tra i 21 obiettivi del documento, da realizzarsi per il XXI secolo, vi era il 18:... in particolare, l’infermiere di famiglia e comunità (Ifc) è la nuova figura pensata per rispondere a questa sfida''.

 
Ma anche qui, si resta nel campo della teoria.
 
Analizziamo allora qualcosa che va oltre la difesa corporativa: la quale è legittima, sia chiaro; ma dobbiamo capire se al SSN interessa assistere meglio l'utente, o sostenere le posizioni della sigla di turno, con ciò intendendo lo Snami, ma anche la FNOPI, o chi più ci piace: associazione, sigla, Federazione che evidentemente ''tireranno l'acqua al proprio mulino'', come è giusto che avvenga!
 
Nell'articolo dello Snami l'addetto stampa segnala quanto segue:
''...Altra leggenda metropolitana è che l’esubero degli accessi ai pronto soccorso dipendano dallo scarso filtro del territorio e che l’infermiere di famiglia possa in tal senso essere la panacea di tutti i mali, addirittura riducendo i tempi di degenza ospedaliera...''
 
Eppure, abbiamo dati che dicono l'esatto contrario!...in Friuli Venezia Giulia,secondo quanto riportato da ''Il Piccolo'' di Trieste il 19 marzo del 2012, l'Infermiere di famiglia ha dato un grande contributo proprio sul tema degli accessi impropri al pronto soccorso.
 
Qui riprendiamo le dichiarazioni dell'allora Presidente della Regione, Tondo (anche assessore alla Sanità del tempo):''...Nell’ottica del riassetto della sanità in Friuli Venezia Giulia e dell’obiettivo di rafforzare i servizi sul territorio, va progressivamente ampliato il modello dell’infermiere di comunità, per la dimostrata capacità di questa figura di ridurre gli accessi al pronto soccorso, nonché quale filtro efficace ai ricoveri ospedalieri». Lo afferma il presidente della Regione, Renzo Tondo, nella sua veste di Assessore alla Salute, commentando i positivi risultati di 10 anni di sperimentazione di questa modalità di assistenza territoriale, avviata sperimentalmente a partire dal 2001 nell’ambito dei Distretti dell’Ass 5 “Bassa Friulana”, che gestisce anche gli ospedali di Palmanova e Latisana.
 
Nel triennio 2009-2011 nei due nosocomi si sono infatti registrati 79.397 accessi ai pronto soccorso con codice bianco (nessuna urgenza), a fronte delle
97.282 richieste del triennio 2005-2007, con una riduzione di 17.885 accessi, pari ad un meno 18,3%. Nel 2011 le persone che si sono recate al pronto soccorso dei due ospedali, per codice bianco, sono state 4.742 in meno rispetto al 2009...''
 
Io, caro Direttore, come può notare in questa mia ho detto pochissimo. Mi sono limitato a confrontare i punti di vista, che rispetto in toto, con i numeri, i fatti,ed i dati: sono sicuro che gli uomini di scienza, che compongono lo Snami, sono perfettamente in grado anche loro, come me, di interpretarli.
 
Francesco Falli
Infermiere
Vice presidente OPI la Spezia


11 luglio 2019
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