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Defibrillatori. Una giusta iniziativa

15 LUG - Gentile direttore,
ringraziandola per lo spazio che sta dedicando al tema, mi permetto di accogliere favorevolmente il testo unico del disegno di legge sull'utilizzo dei defibrillatori in Italia, adottato dalla Commissione Affari Sociali della Camera. Esso contiene, infatti, molti interventi positivi che possono contribuire a salvare più persone colpite da arresto cardiaco nel nostro Paese. IRC - Italian Resuscitation Council - ha contribuito a indicare attraverso il documento, “Un sistema per salvare più vite”, depositato presso la Commissione durante le audizioni preliminari”, i molti i tasselli che è necessario comporre per poter aumentare la probabilità che una vittima di arresto cardiaco riceva il soccorso più adeguato e tempestivo: nel documento li abbiamo riassunti in 10 punti che abbiamo condiviso anche con la comunità scientifica internazionale (è in uscita un articolo sulla rivista scientifica internazionale “Resuscitation”).
 
L’informazione e la formazione rimangono uno snodo fondamentale e la scuola è l’ambiente più idoneo dove apprendere queste competenze. Insieme ad esse, uno dei punti cruciali per agevolare la disponibilità dei presenti a prestare soccorso è la salvaguardia legale per chi tenta di salvare una persona che ha già iniziato a morire: il testo unico aggiunge finalmente un elemento di chiarezza alla normativa in vigore, stabilendo che chi agisce in stato di necessità ed emergenza per rianimare una vittima di sospetto arresto cardiaco può utilizzare il defibrillatore e iniziare le manovre di rianimazione cardiopolmonare (massaggio cardiaco) anche se non è stato appositamente formato.

 
È un aspetto decisivo che allinea l’Italia con quanto già adottato in molti altri Paesi e che emerge dalla letteratura scientifica. Per questo IRC, insieme alle altre realtà impegnate in questo ambito, ha voluto insistervi molto durante i lavori preparatori in Commissione Affari Sociali della Camera dove siamo stati ricevuti in audizione lo scorso 18 giugno.
 
La battaglia si gioca, infatti, sulla possibilità di far iniziare le manovre di soccorso entro i primi minuti dall’inizio dell’arresto cardiaco. Questo è possibile solo coinvolgendo, agevolando e motivando di più coloro che si trovano per primi accanto alla vittima e che nella maggior parte dei casi non hanno competenze specifiche ma possono comunque giocare un ruolo fondamentale per far sopravvivere la vittima. Sappiamo infatti che il 70% dei casi gli arresti cardiaci avviene in presenza di altre persone ma solo nel 15% queste iniziano subito le manovre di rianimazione cardiopolmonare. Quando questo avviene le possibilità di sopravvivenza aumentano di 2-3 volte.
 
Insieme all’informazione (con le campagne di sensibilizzazione), alla formazione (a scuola e al lavoro ma speriamo presto anche al momento di prendere la patente di guida) e alla tutela per chi interviene, il testo del disegno di legge si impegna ad aumentare la diffusione dei DAE sul territorio identificando alcuni ambiti specifici come gli uffici della pubblica amministrazione, i mezzi di trasporto, le stazioni, gli aeroporti e soprattutto le scuole e le università favorendo la collaborazione con le associazioni sportive che ne utilizzano gli impianti.
 
Quest’ultimo punto dovrebbe portare alla condivisone degli oneri di acquisto del defibrillatore garantendone la sua presenza negli impianti sportivi non soltanto durante le gare (in occasione delle quali avviene meno della metà degli arresti cardiaci legati all’attività sportiva) ma durante tutte le attività correlate allo sport, compresi gli allenamenti.
 
Infine, per coinvolgere nei soccorsi chi è vicino alla vittima e permettere di utilizzare di più i DAE disponibili, i legislatori hanno compreso ed enfatizzato il ruolo delle Centrali operative del 118 che possono fornire preziose istruzioni operative a chi chiama per chiedere aiuto e, attraverso un'applicazione per cellulari che abbia la stessa interfaccia su tutto il territorio nazionale ma si basi sui registri locali, permetta l’individuazione dei DAE e dei soccorritori volontari più vicini alla vittima. A questo riguardo, per permettere che la registrazione dei DAE sia agevole (anche per chi vende i dispositivi) e omogenea, auspichiamo che vengano fornite alle istituzioni regionali e locali istruzioni chiare e standardizzate sui dati da raccogliere e sulle modalità della loro trasmissione telematica. Solo in questo modo si permetterà alle Centrali operative di poter raccogliere e gestire i dati sui DAE disponibili.
 
Rimane il rammarico per l’assenza di una menzione ai registri epidemiologici: finché non saremo in grado di raccogliere sistematicamente dati su come e dove avvengono gli arresti cardiaci e su come vengono gestiti, non conosceremo sufficientemente il nostro nemico per poterlo combattere efficacemente. Ci mancheranno tra l’altro gli elementi “per valutare il rischio relativo in relazione alla serie storica” e decidere dove collocare i DAE, cioè quei “parametri e criteri” di priorità a cui lo stesso testo di legge fa riferimento nel Comma 2 dell’Articolo 1. Siamo certi che, ove il testo non possa essere integrato durante il suo cammino, il Ministero della Salute saprà colmare questo iato conoscitivo affrontando questa annosa questione anche con le risorse che sono già in campo (ad esempio, il RIAC, “registro arresti cardiaci”, già utilizzato in alcune realtà locali).
 
Ci auguriamo che il percorso del disegno di legge possa proseguire in maniera attenta e costruttiva così come ha avuto origine: grazie all’impegno e alla collaborazione di istituzioni politiche, scientifiche e associative diverse ma accomunate dalla stessa sensibilità e dallo stesso fine di soccorrere e salvare vite.
 
Andrea Scapigliati
Presidente di IRC – Italian Resuscitation Council

15 luglio 2019
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