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Formazione e specializzazioni. Società scientifiche e sindacati quasi assenti nel dibattito

09 OTT - Gentile direttore,
la Formazione medica e scuole di specializzazione: i recenti sviluppi ed il recente dibattito sul tema hanno evidenziato in più occasioni la necessità di rivedere il ruolo dei sindacati, delle associazioni di categoria ed anche delle Società scientifiche. È tuttavia assai singolare che a fronte delle numerose proposte avanzate per le necessità recentemente emerse sul fabbisogno di specialisti e sui possibili correttivi dell’iter formativo pre e post-laurea, i sindacati di categoria e le stesse Società scientifiche siano, fatta eccezione per qualche sparuta compagine, completamente assenti dal dibattito e dalla consultazione pubblica.

Eppure in gioco è la qualità delle cure erogate ai pazienti in settori chiave come i pronto soccorso, le rianimazioni, le chirurgie, la rete cardiologia e del trauma. Nei giorni scorsi i media hanno ripreso la proposta di accorciare il coso di laurea di Medicina da 6 a 5 anni come una delle soluzioni allo studio del Governo per venire a capo del nodo della carenza di specialisti da arruolare nelle corsie ricorrendo anche a formule come il reclutamento di medici abilitati che non siano entrati nelle scuole di specializzazione e il successivo accesso in sovrannumero alle scuole di specializzazione, ovvero i concorsi per specializzandi per poi suddividere l’impegno del medico in formazione tra residui di ore di formazione e pratica sul campo.

 
A fronte di ciò già assistiamo a un pernicioso fai-da-te delle Regioni che in alcuni casi hanno già adottato (vedi Molise, Veneto e Basilicata) una via autonoma alla risoluzione del problema richiamando in servizio i medici pensionati (su base volontaria) oppure reclutando appunto medici solo abilitati ispirandosi anche da alcune indicazioni del decreto Calabria varato dal precedente esecutivo.

Tutto ciò senza tenere conto di alcuni aspetti controversi emersi sin da prima dell’approvazione dello stesso decreto Calabria ossia il fatto che assumere medici specializzandi andrebbe in rotta di collisione con il ruolo di assistente in formazione. Senza contare i rischi connessi con la responsabilità professionale civile e penale dei medici e il ruolo sempre più importante dei comitati etici che esigono risposte qualitative in ambito di formazione pre e post-laurea e di formazione continua. In modo particolare, riferendoci alla legge Gelli-Bianco sulla responsabilità del medico, la valutazione di eventi avversi, in caso di contenziosi sempre più frequenti, avviene in base all rispetto nella pratica clinica delle Linee guida e delle raccomandazioni basate sulle prove scientifiche che un medico non specializzato avrebbe più difficoltà a conoscere e rispettare.

Ora se chi è abilitato a proporre tali Linee guida sono proprio le Società scientifiche come si concilia il ruolo marginale a cui queste sono state relegate nel dibattito sulla riforma degli iter di reclutamento del personale? Contraddizioni che sono presenti anche se guardiamo al ruolo dei sindacati di categoria della dirigenza medica sempre più distanti da questo dibattito mentre il nuovo governo e segnatamente il ministro Roberto Speranza apre alla funzione delle parti sociali che comprendono però solo una parte minoritaria della più vasta rappresentanza sindacale dei camici bianchi che votano avanti il nostro Servizio sanitario nazionale.

Un dato di fatto con cui fare i conti dunque è la conflittualità e la polverizzazione sia del mondo sindacale che del mondo delle Società scientifiche mediche in un momento di transizione del Servizio sanitario alla prese con un definanziamento che dopo dieci anni di tagli si vorrebbe rilanciare senza però una chiara idea di quale assetto imprimere per rispondere al dettato dei valori dell’articolo 32 della Carta costituzionale e con oggettive difficoltà a reperire le risorse che servono per garantire i caratteri dell’universalità e dell’equità e del diritto alla Salute quale presupposto fondamentale della persona.
Il fermento che si osserva in seno alle Società scientifiche e ai sindacati hanno portato a momenti di profonda tribolazione negli ultimi anni sfociati anche in contenziosi amministrativi.

Tra i Sindacati medici, ad esempio, la Fimp ha vissuto momenti di tribolazione, sfociati anche in vertenze giudiziarie per l’elezione del Segretario nazionale mentre tra le società scientifiche, la Siti Società Italiana di Igiene e Medicina Preventiva, è oggi diretta da un presidente nazionale contestato e sub iudice: destituito una prima volta si è reinsediato non sanando di fatto la spaccatura della Società Scientifica.

Spesso la logica delle poltrone è preferita alla logica dei percorsi unificati e della collaborazione e si lasciano indietro sia gli obiettivi della categoria sia professionisti autorevoli e di chiara fama che vengono osteggiati con altre candidature, talvolta dell’ultima ora, con risultati che spesso non vanno nella direzione dell’autorevolezza, del raggiungimento degli obiettivi e del valore delle Società scientifiche e delle associazioni di categoria.

Di fronte a questo scenario ritrovare la bussola è una strada obbligata per restituire al Servizio sanitario italiano la leadership di sistema modello rappresentato negli ultimi 40 anni in Europa e nel mondo. Un ruolo e una capacità che si è tradotta per molti anni in benessere per la popolazione misurata anche nella aspettativa di vita che dal secondo posto in Europa non a caso tende a scivolare nelle posizioni di retrovia. L’appello è dunque a ricongiungere e ricompattare le forze politiche professionali, accademiche e istituzionali che hanno fin qui garantito la tenuta di uno dei sistemi di governo della salute migliori al mondo.
 
Proprio in quest'ottica ho deciso di candidarmi alla giunta nazionale della Siti, l'obiettivo è contribuire al ripristino di regole democratiche in seno alla Società scientifica e lavorare per una auspicabile ritrovata unità.

Prof. Umberto Carbone
Siti Campania
Docente dell'Università Federico II di Napoli 


09 ottobre 2019
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