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Il DM 70/2015: un buon punto di partenza per il nuovo Ministro

di Claudio Maria Maffei

14 OTT - Gentile Direttore,
nella sua lettera a QS e nello studio allegato alla stessa Marcello Bozzi documenta in modo analitico ed efficace lo stato al 2017 dell’applicazione del DM 70/15 in Italia. Allo scopo ha utilizzato i dati dell’Annuario Statistico del Servizio  Sanitario Nazionale edizione 2019 con i dati 2017. Si tratta di una elaborazione estremamente utile pur nei limiti della disomogeneità dei dati di partenza che del fatto che gli stessi risalgono a due anni fa. Il dato più appariscente è rappresentato dalle centinaia (la stima è di 600) unità di degenza in più rispetto agli standard di riferimento del DM 70 in termini di bacino di utenza minimo per le diverse discipline.
 
In realtà probabilmente si tratta di un dato largamente sottostimato. Per la Regione Marche, ad esempio, che aggrega per Presidio di Area Vasta i dati di più ospedali strutturalmente ed organizzativamente distinti, mancano all’appello (nel sono che non sono state conteggiate) sei Cardiologie con Unità di Terapia Intensiva Coronariche, sei Unità di Terapia Intensiva e  cinque Unità di Pronto Soccorso con Medicina d’Urgenza.
 
Il dato delle Unità Operative eccedenti non rende però appieno  l’idea di cosa significhi il mancato rispetto degli standard del DM 70/2015. Una eccedenza nella stessa Regione delle Unità Operative appena citate con riferimento alla Regione Marche vuol dire dai cinque ai sei Ospedali di I livello (e quindi con DEA di I livello) in più rispetto a quanto previsto dal Dm, visto che si tratta delle discipline caratterizzanti questa tipologia di ospedale.
 
Avevo già segnalato  in una precedente lettera l’esigenza di una maggiore chiarezza nei tempi e di una maggiore trasparenza nella gestione dell’applicazione del DM 70/2015 nelle varie Regioni. È stata costituita una apposito Tavolo ministeriale di Monitoraggio ai sensi di una Intesa Stato-Regioni del 24 luglio 2015. Gli atti delle Regioni citano più volte le indicazioni di questo tavolo nei provvedimenti che regolamentano la propria rete ospedaliera. Ma quale sia lo stato di applicazione del DM 70/2015 nelle diverse Regioni non si riesce a ricostruire, come non si ricava un tempo entro il quale questo processo debba essere concluso e, ancor prima, cosa vuol dire concluderlo.
 
In realtà dei tempi ci dovrebbero essere visto che nel DM 9 febbraio 2017, coordinato con la Legge di conversione 7 aprile 2017, all’art. 17-bis si scrive che ai comuni interessati da eventi non  si applicano, per i successivi trentasei mesi a partire  dalla  data  di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, le disposizioni del regolamento di cui al  decreto  del  Ministro  della salute 2 aprile 2015, n. 70, a condizione che intervenga sui  singoli provvedimenti di riorganizzazione della rete  ospedaliera  il  parere favorevole del  Tavolo  di  monitoraggio  di  attuazione  del  citato decreto ministeriale n. 70 del 2015, di cui al decreto  del  Ministro della salute 29 luglio 2015.  La cosa strana è che si concede una proroga rispetto ad una scadenza indeterminata.
 
L’impegno del Ministero sulla verifica dell’applicazione del DM 70/2015 è confermato dai suoi Piani Annuali della Performance che la includono costantemente tra le sue attività significative. Nell’Allegato 1 a quello del 2019  c’è scritto ad esempio che:  “Proseguirà, nell’ambito del Sistema nazionale di verifica e controllo sull'assistenza sanitaria (Siveas), l’attività di monitoraggio del processo di riassetto strutturale e di riqualificazione della rete assistenziale ospedaliera ai sensi del decreto ministeriale 2 aprile 2015, n.70. Tale attività si caratterizza anche per un costante confronto diretto con gli stakeholder, principalmente attraverso la gestione di segnalazioni inerenti alla riorganizzazione delle reti ospedaliere locali, che rappresentano un patrimonio informativo grazie al quale mettere a fuoco criticità ricorrenti e strutturare le relative azioni di miglioramento; inoltre, sulle medesime tematiche viene fornito supporto tecnico agli Uffici di diretta collaborazione del Ministro nel corso di riunioni con rappresentanze di cittadini, società scientifiche e associazioni di tutela, per l’analisi e il superamento delle problematiche rappresentate.” I risultati di questo monitoraggio non sono accessibili e così è difficile arrivare al confronto diretto con gli stakeholder. Che infatti manca, non solo a livello centrale, ma anche a livello regionale  come le vicende dei tanti comitati civici locali per la difesa di questo o quell’ospedale dimostrano.
 
L’insediamento del nuovo Ministro può essere l’occasione per un rilancio dei programmi di adeguamento regionali alle indicazioni del DM 70/2015. Solo così si potranno liberare le risorse per un futuro DM 70 dei servizi territoriali, per la cui predisposizione i tempi sono più che maturi.
 
 
Claudio Maria Maffei

14 ottobre 2019
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