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Massofisioterapisti discriminati. Si faccia chiarezza

07 MAR - Gentile direttore,

mi chiamo Elisa, sono una massofisioterapista triennale, diplomata ISEF e laureata in Scienze motorie e dello sport e lavoro da gennaio 2010 presso una struttura privata accreditata con il Ssn in provincia di Milano. Durante i primi sei mesi d'impiego presso la struttura svolgevo tutte le terapie che sono di competenza del MFT: effettuavo massaggi,  terapie fisiche  e riabilitazione sia in presenza di pazienti che usufruivano delle nostre prestazioni avvalendosi del Ssn sia su pazienti che effettuavano trattamenti in regime di solvenza.

A giugno del 2010 alcuni funzionari Asl si sono presentati presso la struttura per effettuare dei controlli relativi al soddisfacimento dei requisiti dell'accreditamento in merito alle figure sanitarie professionali impiegate nel centro. Nel corso del sopralluogo ad alcuni miei colleghi massofisioterapisti (in possesso di titolo conseguito successivamente al 1999) è stata contestata la possibilità di svolgere  le proprie mansioni su pazienti in regime di convenzione. In seguito è sopraggiunto un verbale in cui veniva specificato che il MFT con titolo conseguito dopo il 1999 (non equipollente al titolo di FT) non poteva svolgere le proprie mansioni su pazienti convenzionati ma solo su pazienti privati. Nel mese di settembre 2010 gli stessi funzionari sono tornati nel centro per verificare che le loro direttive fossero state applicate e quindi che sia io che i miei colleghi MFT post 99 non stessimo più operando su pazienti convenzionati.


Da giugno 2010 le mie mansioni all'interno del centro sono completamente cambiate ovvero non mi viene più consentito di effettuare alcuna terapia su paziente convenzionato, non eseguo più terapie fisiche con apparecchiature elettromedicali, trascorro le mie 8 ore di lavoro ad effettuare solo tecartarapia e qualche massaggio.

Ho di recente esposto dei quesiti all'Asl di competenza (Asl di Milano) per avere dei chiarimenti in merito alla mia figura professionale in virtù del fatto che esiste una legge nazionale (L.n° 43 del 1971) che norma il mio titolo ed un preciso mansionario (D.M. 7 settembre 1976 – D.M. 105/1997) che prevede che io possa svolgere tutte le terapie che eseguivo fino al sopralluogo dei funzionari Asl. La cosa che più fa rabbrividire oltre all'ingiustizia che io ed i miei colleghi stiamo subendo è che le persone di riferimento degli uffici Asl con i quali sono andata a parlare di persona fanno una netta distinzione tra paziente Asl e paziente privati, quindi non solo contestano la mia figura professionale ma sostengono che la mia "non valida" figura sia abilitata a lavorare su paziente privati come se questi secondo i loro criteri passassero in secondo piano rispetto agli assistiti Asl.

A rendere ancora più inquietante la situazione è un ultimo (in ordine cronologico) sopralluogo dei Nas di Milano che nel parlare della mia attività di operatore che effettua sedute di tecarterapia stabiliva che io sono legittimata a fare tale attività solo perchè in possesso della laurea in SM e che qualora fossi stata solo una MFT non avrei potuto svolgere tale mansione, poiché “il MFT può eseguire solo massaggio a scopo decontratturante".
La mia unica speranza è che quanto prima possa essere fatta chiarezza in modo definitivo sulla mia figura professionale soprattutto in virtù delle leggi, decreti, sentenze Tar e del Consiglio di Stato che da sempre riconoscono la legittimità del mio titolo senza fare alcuna distinzione circa la tipologia di pazienti ai quali viene prestata la mia opera.

Elisa
Massofisioterapista

Lettera inoltrata dal Direttivo Simmas, Sindacato italiano masso fisioterapisti e massaggiatori sportivi
 

07 marzo 2012
© Riproduzione riservata


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