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Un “tesoretto” per la spesa sanitaria

12 NOV - Gentile Direttore,
una normativa che cambia ancora una volta, creando nuove incertezze e rallentamenti nelle procedure. La professionalizzazione delle Stazioni appaltanti che sembra essere stata chiusa e dimenticata in un cassetto. La centralizzazione degli acquisti che inizia a scricchiolare e un tesoretto, di circa 3 miliardi, destinato alla spesa sanitaria, che arriva dopo un decennio di soli tagli e che bisogna al più presto capire come investire, per trarne i maggiori vantaggi.
 
Questi i temi discussi nel XX Congresso FARE – Federazione degli Economi e Provveditori della sanità - che si è svolto da poco a Firenze e che ha espresso anche l’undicesimo Presidente della Federazione: Salvatore Torrisi, Direttore del Provveditorato dell'Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania.
 
500 esperti sono arrivati in Toscana per una due giorni dal tema: “Gli approvvigionamenti in sanità: complessità dei processi e diversificazione delle competenze. Una rete di professionisti per gestire il cambiamento” organizzata con 4 sessioni plenarie e 14 seminari animati da circa 80 relatori.

 
I Provveditori, aderenti alla FARE, i rappresentanti delle Centrali di Committenza e degli Enti aggregatori hanno così potuto confrontarsi sui temi vivi che coinvolgono il loro settore. Tra questi appunto l’aggiornamento del Codice dei Contratti che, dopo lo Sbloccacantieri, avrebbe già dovuto esser regolato da un Decreto attuativo, che in realtà non è arrivato.
 
Gli operatori, che ancora non sono riusciti a metabolizzare pienamente gli ultimi cambiamenti normativi, si sono così trovati a cambiare di nuovo le regole e a gestire gli acquisti tra le Linee Guida dell’Anac, che non è chiaro a nessuno se scompariranno o se saranno solo in parte sostituite dal nuovo Decreto attuativo e Regolamenti ministeriali che si accavallano, contribuendo a rendere ancor più complesso il districarsi tra regole e regolette che hanno come ricaduta solo la destabilizzazione degli uffici acquisti e il rallentamento dell’avvio delle procedure e delle aggiudicazioni.
Sembra proprio che non si sia ancora compreso che il vero problema non sono le riforme, ma l’attuazione delle riforme che deve passare anche attraverso la professionalizzazione delle stazioni appaltanti.
 
La centralizzazione degli acquisti ha richiesto anch’essa una riflessione dei Provveditori della sanità. Ormai in molti sono pronti ad affermare che spesso centralizzare un acquisto non equivale a risparmiare. Pertanto se i processi innovativi vanno attuati, non si può, nel tempo, sottovalutare il risultato prodotto. In Toscana, ad esempio, dopo un’esperienza di completa centralizzazione si è tornati ad affidare gli acquisti sotto i 40mila euro, che rischiavano di soffrire le lunghe attese della centralizzazione, alle Aziende sanitarie.
 
Sul tema del subappalto, gli esperti presenti a Firenze hanno voluto commentare la sentenza della Corte di Giustizia che ha ritenuto la normativa italiana sugli appalti pubblici non compatibile con quella europea. In particolare, la Corte di Giustizia, ha sentenziato sui subappalti che, al fine di garantire la più ampia partecipazione possibile alle gare pubbliche e favorire l’accesso al mercato delle piccole e medie imprese, consentono agli offerenti di fare affidamento su soggetti terzi mentre, nella nostra normativa, viene stabilita una percentuale per l’affidamento. 
 
Questa tiratina d’orecchie da parte dell’Europa ha posto ancora una volta gli addetti ai lavori in una condizione di riposizionamento anche se poi la riflessione di quei giorni ha evidenziato come questo parere giunga all’indomani di quanto affermato dal legislatore che non aveva posto linee inderogabili ma solo posizioni sulle quali si era poi attenuta la nostra normativa.
 
C’è poi il tesoretto destinato, proprio alla spesa sanitaria, che prevede, per il biennio 2020-2021, ben tre miliardi di finanziamento pubblico.
 
La sanità italiana ha perso nell’ultimo decennio circa 37miliardi di euro. Ora sembrerebbe che andiamo verso un nuovo trend intravedendo, dopo un periodo di soli tagli, finanziamenti nuovi. Ci dovrebbero essere 2miliardi in più per il 2020 e 1miliardo e mezzo per il 2021 per la spesa sanitaria a condizione che si firmi al più presto il Patto per la salute 2019/2021.
 
Poi ci sono anche 2 miliardi, da investire in edilizia e ammodernamento tecnologico ma che cadranno, sulle Regioni, come una pioggerellina blanda perché saranno spalmati su un arco temporale che arriva almeno fino al 2032.
 
Questi soldi, dovrebbero andare a finanziare le nuove tecnologie per i medici di base al fine di contrastare le lunghe file di attesa che devono affrontare gli utenti/pazienti per arrivare alla diagnostica.
 
Enza Colagrosso
Fare

12 novembre 2019
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