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Il controllo della sofferenza deve diventare tema centrale nel Ssn

02 DIC - Gentile Direttore,
ora, dopo il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale sulle condizioni di non punibilità dell'aiuto al suicidio, sarebbe il momento di richiedere con forza che si faccia tutto il possibile per attuare davvero il controllo della sofferenza, definito come prerequisito irrinunciabile per l’esercizio libero delle scelte di vita.
 
Credo si possa evidenziare che, pur essendo il caso specifico riferito a patologia gravissima, il diritto in questione sia estendibile a tutte le malattie caratterizzate da importante patimento. 
 
Infatti, la Corte ribadisce l’essenzialità del controllo della sofferenza che dovrebbe rappresentare una priorità assoluta per le politiche della sanità:
- richiamando prima l’ordinanza 207/2018, ove sanciva necessario “…offrire sempre al paziente .. concrete possibilità di accedere a cure palliative … idonee a eliminare la sua sofferenza – in accordo con l’impegno assunto dallo Stato con la .. legge n. 38 del 2010 – sì da porlo in condizione di vivere con intensità e in modo dignitoso .. ”; quindi asserendo che “Il coinvolgimento in un percorso di cure palliative deve costituire .. un pre-requisito della scelta .. di qualsiasi percorso alternativo da parte del paziente… si cadrebbe altrimenti nel paradosso di non punire l'aiuto al suicidio senza avere prima assicurato l'effettività del diritto alle cure palliative”;

 
- quindi riportando, facendole proprie, le conclusioni del Comitato Nazionale di Bioetica il quale “ha sottolineato … che la necessaria offerta effettiva di cure palliative e di terapia del dolore – che oggi sconta «molti ostacoli e difficoltà, specie nella disomogeneità territoriale dell’offerta del SSN, e nella mancanza di una formazione specifica …– dovrebbe rappresentare, invece, «una priorità assoluta per le politiche della sanità».”
 
Ben sappiamo che è lo stesso dolore cronico non controllato a portare al pensiero di suicidio anche laddove non vi sia una patologia inguaribile, certo anche a tali casi può estendere il diritto alla cura della sofferenza fortemente affermato dalla Consulta.
 
È evidente che nessuno vorrebbe essere lasciato nella sofferenza, né vorrebbe veder soffrire i propri cari, tale tematica pertanto non dovrebbe essere divisiva.
 
Eppure così non è, infatti nonostante vi sia la normativa specifica, sin dal 2001 con l’ospedale senza dolore voluto dal Prof. Veronesi, quindi in tutti i setting di cura dal 2010 con la legge 38 e dal 2017 con i LEA (sananti l’impasse creata dal DM 70/2015 che escludeva le CP dagli ospedali …), non vi è stata poi l’attuazione regolamentare, in particolare proprio per i nosocomi, che erano stati il primum movens della normativa.
 
In molti, anzitutto pazienti sofferenti e familiari, ma anche operatori, ci chiediamo il perché in tutti questi anni il legislatore non abbia trovato il tempo ed il modo di sanare questo grave vulnus.  
Non credo si tratti solo di una questione economica, essendo minima la spesa risparmiata, a fronte dei maggiori esborsi correlati a sofferenza non controllata, sia per costi sociali che sanitari (accessi in PS e ricoveri evitabili).
Forse il “concreto” disinteresse da parte della politica, in particolare negli ultimi anni, ha avuto origine proprio, purtroppo e paradossalmente, dalla non divisività dell’argomento, nessuna parte infatti, in un clima di campagna elettorale permanente in cui l'Italia pare precipitata da tempo, potrebbe farne una bandiera per avvantaggiarsene in via esclusiva.
 
Ci si augura che l’impulso della sentenza della Consulta, sia di stimolo ad atti concreti per l’attuazione del controllo della sofferenza in tutti i setting di cura, in ogni malattia ed in ogni sua fase, controllo che è definito come prioritario e preliminare rispetto alle questioni sul fine vita, queste si divisive, che ovviamente ben maggiormente occupano i dibattiti giornalistici e politici. 
Pare di buon auspicio che in Lombardia si stia ottenendo una indicazione in tal senso, infatti nelle slide presentate pochi giorni fa sui temi delle regole in sanità 2020, risulta fra i requisiti di accreditamento ospedalieri anche la “Terapia del dolore”; si spera che questo poi si traduca anche nell’attuazione del LEA art. 38 comma 2 che garantisce il controllo della sofferenza con la presenza della Terapia del Dolore e delle Cure Palliative anche durante il ricovero ordinario, quindi rendendo attiva una garanzia diffusa di controllo della sofferenza (almeno consulenziale), al di là della patologia e della sua fase.
 
In definitiva, in ottemperanza anche alle indicazioni della Consulta e del CNB, sarebbe davvero un buon proposito che il tema della sofferenza, con l’implementazione concreta di Terapia del Dolore e Cure Palliative almeno sinergicamente intese (o unite per ottimizzare personale e fondi), fosse uno dei temi centrali del SSN e dei vari SSR nelle programmazioni per l’immediato futuro.  
 
Marco Ceresa
Medico operante in Cure Palliative e Terapia del Dolore 

02 dicembre 2019
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