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Il medico di famiglia e la sostenibilità. Sfida accettata

02 DIC - Gentilie Direttore,
inizio questa nota dichiarando il mio personale conflitto di interessi. Sono da anni amico di Claudio Cricelli , ho condiviso con Lui diverse “avventure” congressuali e formative e sostanzialmente condivido la Sua vision sulla Assistenza primaria, pur non facendo parte di questa categoria di medici. Mi sono ovviamente trovato anche in disaccordo su alcune posizioni, ma questo, come accade spesso tra uomini intelligenti, ha rafforzato il nostro legame.
 
Con queste premesse la mia presenza al recentissimo Congresso della SIMG, giunto alla trentaseiesima edizione appare naturale e financo scontata. Per nulla scontata è la grandissima sorpresa che Claudio – SIMG, ci hanno voluto fare .
 
All’interno della sede congressuale, spostata alla Fortezza da Basso è stato allestito un meraviglioso spazio, denominato SIMG Lab ove ho assistito a tutto quello che nella mia mente di sostenitore, organizzatore dei servizi territoriali avrei immaginato.
 
La convinzione dominante è che la medicina di famiglia rappresenti ancora una sanità minore, governata da sistemi approssimativi, al massimo determinati dal buon senso e dalla capacità di generare empatia da parte dei professionisti. Questo è certamente vero. L’immagine d gate Keeper del sistema e di determinante dei percorsi di ingresso nella rete assistenziale è senza dubbio reale. Ciò che però cambia strategicamente è il ruolo che i nuovi medici di assistenza primaria vogliono esercitare, ovvero quello di un sanitario attivo e capace di generare percorsi di diagnosi e cura che si esauriscono sul proprio ruolo non necessitando dell’intervento degli specialisti.

 
Ancora oggi la chiusura di un Ospedale e anche solo di una Unità Operativa provoca reazioni estreme delle popolazioni che si sentono abbandonate e private di una tipologia di assistenza che trova nell’ospedale la sola possibile risposta. La presa in carico della malattia e la risposta al malato è ancora e senza dubbio la concezione dominante , che trova sostegno anche nelle, a volte, improvvide parole dei nostri politici pronti a cavalcare una visione della sanità prestazionale.
 
La storia recente della Assistenza Primaria non ha fatto molto per rimuovere queste convinzioni anzi , a volte, i nuovi accordi hanno esaltato la burocratizzazione della professione rispetto alle azioni cliniche e di prevenzione. Un sistema così fatto non può certamente essere la risposta ad una popolazione che invecchia, si ammala, ma che, parimenti vuole essere aiutata a mantenere tutte le sue abilità residue.
 
Simg lab è la risposta a tutto questo. Un medico del futuro in uno studio dotato di connessioni tecnologiche e informatiche, connesso ai sistemi di diagnosi e addestrato su simulatori molteplici che rieditano e propongono le varie circostanze ove può ritrovarsi , nella pratica quotidiana, un medico di famiglia.
 
Abbiamo ritrovato tutta una serie di simulation room fino alla emergenza estrema di uno scenario di guerra o terroristico, dove , paradossalmente il, medico di assistenza primaria, in virtù del fatto di essere il primo ad intervenire, per ragioni logistiche, deve sapere affrontare tutte le situazioni anche le estreme.
 
In questo mondo virtuale , perfettamente riproducente il reale i medici fanno formazione e sperimentano l’uso di sofisticati strumenti di lavoro, parimenti esercitandosi nelle manovre più comuni per consentire la presa in carico (cateterismi, spirometrie, prelievi….)
 
La prospettiva che ne esce è assolutamente e totalmente innovativa e ci fa pensare che il finanziamento per la acquisizione di strumenti, proposto dal Ministro, possa veramente tradursi in uno spostamento del baricentro assistenziale sugli studi della medicina generale che potrà anche porre valida opposizione alla crisi di specialisti che il paese sta vivendo.
 
Tale recupero di capacità e funzioni di presa in carico potranno produrre anche un beneficio per gli ospedal,i che si dedicheranno con più tempo ed energia al proprio ruolo istituzionale di trattamento della acuzie e della complessità.
 
Il beneficio, specie per i pazienti cronici, sarà elevato, nella misura in cui si riuscirà a mantenerli al domicilio e a centralizzare tra casa e studio medico le azioni di monitoraggio e controllo della/e malatti. La grande sfida della sostenibilità è lanciata. Credo che i medici di famiglia l’abbiano accettata!

Dr. Gilberto Gentili
Direttore medico di Distretto
Coordinatore Nazionale Chronic-on


02 dicembre 2019
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