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Le politiche dell’infanzia sono un investimento per il Paese

05 DIC - Gentile Direttore,
ieri mattina la Ministra Bonetti ha dichiarato in audizione in Commissioni riunite Affari costituzionali, Lavoro e Affari sociali che le politiche per l’infanzia sono politiche di investimento e sempre ieri il gruppo CRC (Gruppo di lavoro sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza), a cui aderiscono 96 associazioni che si occupano attivamente della promozione e tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, coordinato da Save the Children Italia, ha presentato  in Italia il 10° Rapporto sull’attuazione della Convenzione ONU sugli stessi diritti.
 
Il  rapporto riporta i dati del monitoraggio del livello qualitativo di tutti i provvedimenti legislativi, amministrativi e di altro tipo necessari per attuare, qui in Italia, i diritti riconosciuti dalla Convenzione ONU.
 
Se ne è discusso nella sala Isma di S. Maria in Aquino del Senato, con Elena Bonetti, ministra della Famiglia, Filomena Albano, garante per l’infanzia e l’adolescenza, e i parlamentari Boldrini, Angrisani, Sportiello della Commissione Infanzia e, infine, con gli onorevoli Di Giorgi, Viscomi e Rizzo Nervo.

 
Il gruppo CRC interroga la politica sulle strategie migliori per affermare in Italia i diritti delle bambine e dei bambini. Siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare per l’infanzia nel nostro Paese, anche se segnali positivi si iniziano a vedere.
 
Mi riferisco alla proposta di legge in discussione in Commissione in queste settimane sull’assegno unico-universale per i figli.
 
Si tratta di uno strumento che consentirà alle famiglie di contare su un aiuto economico strutturale e non occasionale per ogni figlio, dalla nascita al 21° anno di età.
 
Questa norma prevede una dote più cospicua per i primi mille giorni di vita, cioè per i primi tre anni, il periodo della vita  in cui si ha il più grande sviluppo del cervello dei bambini, e una parte della stessa dote andrà ai Comuni per la realizzazione di servizi di qualità per l’infanzia, sulla base del numero di bambini nati in quel Comune.
 
Inoltre la politica dovrebbe intervenire al più prestoper risolvere il problema dei circa 50 bambini innocenti che attualmente sono in carcere con la loro mamma negli Icam, gli istituti a custodia attenuata per madri detenute introdotti con la legge n.62 del 2011, in cui i bambini possono restare fino al sesto anno di vita vicino alle genitrici. Il tutto su base esclusivamente volontaria.
 
Gli Icam in Italia sono pochi e, anche se assomigliano più ad asili che a prigioni, rappresentano pur sempre una limitazione della libertà per i bambini. Sono un’esperienza da comprendere ma anche da superare.
 
Sarebbe necessario un altro istituto previsto dalla stessa legge del 2011, quello della case famiglia protette, almeno per detenute condannate a reati non gravissimi. Servirebbero a tutelare non solo un diritto sacrosanto delle donne, quello alla maternità, ma soprattutto a fare in modo che i bambini non si trovino a scontare pene per colpe che non sono loro.
 
Infine sarebbe davvero utile consentire ai bambini in carcere con le mamme di poter frequentare i nidi pubblici insieme agli altri bambini, di poter accedere ad aree all’aperto o a ludoteche, preferibilmente esterne.
 
Ormai è unanimemente riconosciuto che i primi tre anni di vita del bambino sono fondamentali per il suo sviluppo futuro e per la sua crescita equilibrata. E allora, che inizio di vita stiamo offrendo a questi 50 bambini che vivono in un carcere con la loro mamma?
 
Da un lato stiamo provando a rieducare la mamma e dall’altro stiamo trascurando i suoi figli probabilmente condannandoli a una vita marginale, con enormi costi per la società.
Ecco la chiara e evidente  conferma che le politiche  per l’infanzia sono politiche di investimento.
 
Paolo Siani
Pediatra e Parlamentare (PD)

05 dicembre 2019
© Riproduzione riservata


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