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Piramide del Ricercatore, un primo passo ma ancora insufficiente

17 GEN - Gentile Direttore,
negli ultimi giorni sulle pagine dei maggiori quotidiani italiani sono stati pubblicati articoli aventi per oggetto l’applicazione della cosiddetta “Piramide della Ricerca” negli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e negli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IZS) pubblici afferenti al Ministero della Salute. Pur consapevoli che la Piramide della Ricerca abbia introdotto la figura del Ricercatore Sanitario e del Collaboratore di Ricerca, figure professionali mai riconosciute precedentemente in ambito sanitario, abbiamo letto, con un po' di stupore, i dati e la cronaca della prima fase di applicazione della riforma descritti sui media. Cogliamo pertanto l’occasione per fare alcune precisazioni ed evidenziare le criticità ancora irrisolte della riforma voluta dall’ex Ministro Lorenzin, riforma che l’attuale governo ha recepito così com’è stata concepita ab initio.
 
Dopo un iter legislativo durato oltre due anni, negli ultimi giorni di Dicembre 2019 ha avuto luogo la prima applicazione della riforma “Piramide della ricerca” tramite il reclutamento del personale di ricerca in servizio presso gli IRCCS/IZS pubblici al 31/12/2017, avente almeno 3 anni di anzianità nei 5 anni precedenti. A tutt’oggi i ricercatori degli IRCCS/IZS aventi diritto che hanno deciso di aderire alla riforma sono 1412 (50% Ricercatori Sanitari e 50% Collaboratori di Ricerca). La riforma della Ricerca Sanitaria (contenuta nel dl 205/17), identificando un modello contrattuale con cui inquadrare i lavoratori della ricerca, ha inoltre recepito jobs Act e legge Madia, che vietavano l’utilizzo dei contratti atipici (co.co.co e co.co.pro) anche nella Pubblica Amministrazione. Gli IRCCS/IZS hanno quindi dovuto identificare un modello contrattuale idoneo. Tuttavia, a differenza di quanto è avvenuto per altri enti in cui si fa ricerca (es. CNR, dove sono stati assegnati finanziamenti per un piano assunzionale a tempo indeterminato), la Piramide dei ricercatori non ha risolto il problema del precariato storico della Ricerca sanitaria, nonostante spesso sui media si legga di “stabilizzazione” alludendo a contratti a tempo indeterminato.

 
Esultare, come fosse una conquista epocale, per il fatto che adesso sia obbligatorio stipulare contratti con tutele nella PA, è soltanto l’ennesima ed avvilente testimonianza di come, per un’intera generazione di lavoratori in Italia, il diritto del lavoro sia stato calpestato, inculcando in alcuni una mentalità dimessa e rinunciataria circa i diritti minimi e la dignità sul lavoro. Mentalità che tuttavia fa male alla qualità del lavoro e nel caso specifico, alla ricerca d’eccellenza. Fermo restando il passo in avanti che è stato compiuto, i contratti che sono appena stati firmati sono contratti a tempo determinato di 5 anni, rinnovabili una sola volta (per ulteriori 5 anni).
 
La frase: “In nessun caso il rapporto a tempo determinato può trasformarsi in tempo indeterminato” è riportata su molti contratti che sono stati appena firmati. Non esiste quindi alcuna assunzione dei lavoratori della ricerca a tempo indeterminato, nonostante la sezione contrattuale della ricerca del CCNL comparto sanità preveda tale opportunità. La riforma ha quindi certamente permesso un passo avanti e ha finalmente consentito a diversi ricercatori di superare anni di Borse di studio (senza previdenza), contratti co.co.co., P.IVA, etc… ma preghiamo di non parlare di “stabilizzazione” al momento. Non solo. Coloro i quali riusciranno ad arrivare al termine dei 10 anni di contratto ed avranno “scalato” la piramide non hanno nessuna garanzia di inserimento in organico, dato che saranno ulteriormente soggetti ad una valutazione della produttività scientifica e confermati solo in caso di disponibilità economica dell’Istituto. Non è previsto un automatico “ingresso nel servizio sanitario”, come suggerito dai media. Vale a dire che dopo 10 anni di attività di ricerca con obiettivi molto sfidanti (pubblicazioni, acquisizione di fondi per alimentare la ricerca e contribuire a pagare gli stessi stipendi, fondazione di spin-off o start-up, deposito di brevetti in ambito biomedico) - pena la perdita del posto di lavoro - l’unica possibilità esistente oggi sulla carta è quella di un eventuale inserimento in organico con ruolo “clinico-assistenziale” e non con ruolo “ricerca”. Per poter ambire ad un ruolo in “assistenza” presso il SSN in generale però non occorre fare ricerca, occorre piuttosto ottenere un titolo di specializzazione post-laurea in ambito clinico/diagnostico (requisito necessario anche per coloro che arriveranno al termine dei 10 anni) che nulla ha a che fare con la ricerca, il cui titolo per eccellenza, riconosciuto nel mondo, è il Dottorato di Ricerca o PhD.
 
E’ evidente che il percorso “Piramide della ricerca” necessiti di veloci e importanti aggiustamenti:
1) I ricercatori precari che per 10-15-20 anni hanno lavorato (fino ad ora) negli IRCCS/IZS con contratti atipici hanno già dimostrato di conseguire risultati importanti e per questo motivo sono stati riconfermati per tutti quegli anni. Pertanto, questi lavoratori dovrebbero aver “già scalato” negli anni precedenti la Piramide. Per quale ragione per queste figure non sono quindi state aperte immediatamente posizioni permanenti come ricercatori negli IRCCS/IZS pubblici? Ma quanti anni esattamente dovrebbe lavorare un ricercatore nel precariato? Inoltre la riforma è stata applicata attualmente a metà, in quanto non sono ancora stati emanati i diversi documenti che servono per inquadrare (anche economicamente) tutto il personale della ricerca. Infatti, in questo momento tutti i lavoratori “piramidati” sono entrati al livello salariale più basso, spesso con perdite stipendiali notevoli rispetto a quanto veniva percepito coi non invidiabili contratti flessibili. Per far sì che la riforma risulti motivante per il personale che da anni porta avanti le terapie innovative in questi Istituti, chiediamo che i decreti ministeriali che servono per regolamentare le fasce economiche vengano approvati al più presto così come sono stati già concordati con le parti sindacali nel corso della trattativa lo scorso anno e che sia al più presto emanato il decreto utile ai nuovi concorsi nel settore.
 
2) Nel panorama della ricerca scientifica in Italia, gli IRCCS/IZS saranno gli unici Istituti in cui per i ricercatori non è stato ancora identificato un ruolo dirigenziale. Se non si modificherà questo aspetto al più presto, è plausibile che nei prossimi 5 anni i migliori ricercatori cercheranno posizioni in altre Istituzioni (chi rimane in un posto di lavoro dopo decurtazione salariale e con mansioni dirigenziali senza un adeguato riconoscimento?) e si assisterà probabilmente al declino scientifico di questi Istituti pubblici. Altresì, risulta difficile immaginare che il modello Piramide possa essere attrattivo per ricercatori esperti operanti al di fuori degli IRCCS/IZS pubblici o all’estero, dove mediamente la quota salariale offerta è molto più alta di quella attualmente prevista in questa riforma per persone ad altissima specializzazione.
 
Auspichiamo pertanto che il Ministro Roberto Speranza, che si è dimostrato molto sensibile all’argomento, voglia incontrare al più presto i Ricercatori al fine di instaurare con loro un filo diretto di dialogo costruttivo e propositivo, in qualità di interlocutori direttamente coinvolti nella ricerca in sanità e dalle riforme che la riguardano. Consideriamo la Piramide del Ricercatore in sanità solo un primo, ma ancora insufficiente, passo verso la definizione di un adeguato riconoscimento professionale dei Ricercatori, come previsto per le altre figure professionali del SSN.
 
Associazione dei Ricercatori in Sanità - Italia (ARSI)

17 gennaio 2020
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