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Aggressioni al personale sanitario e sociosanitario. Facciamo chiarezza sulla proposta di legge

19 FEB - Gentile direttore,
la sicurezza dei Medici e degli Operatori sanitari è sempre stata una nostra priorità per consentire a questi professionisti di svolgere la loro attività in sicurezza in ogni circostanza e per dare loro la tranquillità di prendersi cura della salute delle persone. Siamo stati noi ad avviare questo percorso normativo che è stato approvato all'Unanimità in prima lettura al Senato e ora è approdato alla Camera.
 
Le Commissioni hanno ritenuto di estendere le stesse pene previste nell’ipotesi di lesioni personali cagionate a un pubblico ufficiale al Personale esercente una professione sanitaria o socio sanitaria nell’esercizio delle sue funzioni o a causa di esse nonché a incaricati di pubblico servizio nello svolgimento di attività di cura, assistenza sanitaria e di soccorso. Le pene sono reclusione da 4 a 10 anni per lesioni gravi e da 8 a 16 anni per le lesioni gravissime. Si introduce tra le circostanze aggravanti comuni del reato, l'avere agito, nei delitti commessi con violenza o minaccia, in danno degli esercenti le professioni sanitarie o socio-sanitarie nell'esercizio delle loro funzioni e si prevede che i reati di percosse (articolo 581 c.p.) e lesioni (articolo 582 c.p.) siano procedibili d'ufficio quando ricorre l'aggravante del fatto commesso con violenza o minaccia in danno degli operatori sanitari e socio-sanitari.


È evidente che l’intervento normativo proposto, al fine di garantire immediatamente a medici e personale sanitario maggiori tutele, garanzie e protezione, estende alle professioni sanitarie tutte le tutele e i vantaggi previsti per il Pubblico ufficiale, senza generare un impatto irrazionale nel nostro sistema penale che non contempla l’attribuzione dello status di pubblico ufficiale per singole categorie. Il nostro ordinamento e le norme penali vigenti attribuiscono la qualifica di pubblico ufficiale in ragione della funzione svolta e non della categoria di appartenenza.

Si ricorda, infatti, che ai sensi dell’art. 357 del codice penale sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa. Agli stessi effetti è pubblica la funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico e da atti autoritativi e caratterizzata dalla formazione e dalla manifestazione della volontà della pubblica amministrazione o dal suo svolgersi per mezzo di poteri autoritativi o certificativi.

Si ribadisce che ciò che qualifica il pubblico ufficiale e l’incaricato di un pubblico servizio non è il carattere pubblico dell’ente nel cui ambito essi operano, né tanto meno l’appartenenza ad una specifica categoria, ma piuttosto l’attività concretamente svolta dal sanitario che, a seconda dei casi, potrà essere considerata una pubblica funzione o un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità. Sulla base di questo assunto, diverse pronunce giurisdizionali hanno diversamente riconosciuto lo status di pubblico ufficiale a seconda dell’attività concretamente svolta, ad esempio il sanitario che procede alle visite fiscali, il medico che accerta la sussistenza dei requisiti pensionistici, quello che opera in qualità di perito o di consulente tecnico, il medico necroscopo al momento in cui accerta la morte.

Per questo vogliamo ribadire a chi critica la mancata equiparazione del personale sanitario alla qualifica di Pubblico ufficiale, che la legge contro le aggressioni, concede invece a tutte le figure sanitarie e socio sanitarie, compresi i volontari che operano in sanità, i vantaggi e le tutele del Pubblico ufficiale, grazie all'inasprimento delle pene per chi commette atti di violenza ai danni di medici e personale sanitario e grazie alla procedibilità d'ufficio.

Per rispondere con la massima urgenza a un tema importante come questo, le tutele sono state ampliate alla Camera a tutte le professioni sanitarie e socio-sanitarie in ogni luogo in cui si opera e questo proprio per garantire immediatamente a medici e personale sanitario maggiori tutele, garanzie e protezione.
 
On. Dott.ssa Fabiola Bologna
Capogruppo Commissione Affari Sociali e Sanità Camera dei Deputati
Gruppo M5s 


19 febbraio 2020
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