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Non è un paese per vecchi (farmacisti)

30 MAR - Gentile direttore,

sto pensando a tutte le cose che potrei fare in alternativa a quella di dirigere una farmacia che, in virtù della Legge 1-2012 sulle famigerate liberalizzazioni, varata da questo nobile consesso di professori da cui ci onoriamo di essere governati, mi è definitivamente preclusa per raggiunti limiti di età. Ho infatti 68 anni e fruisco di pensione dall’Enpaf che ammonta in cedola di febbraio 2012 a lorde 519,83 euro di cui nette  384,55 euro. A questo punto della mia vita so per certo cosa non posso più fare. Ma ho ancora sufficienti convinzione e presunzione di essere in grado di assolvere egregiamente a lavori, mansioni o compiti nelle più varie competenze.

Potrei per esempio fare il Presidente della Repubblica, avendo 19 anni di meno di Napolitano, e rifiutarmi di firmare una Legge iniqua, incongruente e fortemente discriminatrice come quella sulle liberalizzazioni. Oppure potrei fare il Presidente del Consiglio, essendo coetaneo dell’attuale Mario Monti, e valutare con attenzione, ma anche con l’umiltà di un Cincinnato più che con l’alterigia di un professore, le criticità della società italiana, sia le croniche che quelle ereditate da scellerate amministrazioni precedenti. Potrei, per esempio, battermi per la reintroduzione del reato del falso in bilancio, in modo da riconsegnare all’Estero l’immagine delle nostre aziende, quotate in borsa, senza l’ombra di un seppur minimo vizio di alterazione truffaldina o di intrusione camorristico/mafiosa.


Potrei, poi, valutare le risorse culturali, artistiche e archeologiche del paese come una risorsa inestimabile da far invidia ai paesi maggiori produttori di materie prime. Nessuna nazione al mondo vanta un’estensione così vasta di coste e di bellezze naturali affacciate sul mare. Considerato, inoltre, come in nessuna nazione al mondo un patrimonio così ricco di tesori artistici e archeologici sia stato trascurato e abbandonato nel degrado più vergognoso, dedicherei ogni mio sforzo per il recupero, la conservazione e la rivalutazione massima di ogni sito di interesse turistico creando una gigantesca opportunità di lavoro. Non rimarrebbe che staccare i biglietti d’ingesso alle nostre frontiere.

E, nella assoluta certezza di non essere condizionato né ricattato da alcuna parte politica rivolgerei ogni mio sforzo, infine, per individuare e tentare di risolvere i veri, atavici e cronici problemi che hanno messo in ginocchio il nostro paese oscurandone l’immagine in Europa e nel mondo.

Considererei prioritaria, per esempio, l’attenzione sull’evasione fiscale più che sull’ art. 18, di cui si dibatte da quattro mesi, o sulla corruzione più che sui tassisti, farmacisti e panificatori, che sono difficilmente individuabili quali maggiori responsabili della mancata crescita del PIL o dell’oscillazione dello Spread.

Ma forse sto solo sognando.

Sogno di abitare in un paese normale, in una società normale, dove la soluzione dei problemi mi appare semplice e normale, non complicata dal conflitto d’interessi dei vari politici di turno, rivelatisi del tutto inadeguati al compito cui sono stati nominati e non eletti.

Mi piace comunque pensare di non essere solo in questo sogno e ne ho la piena convinzione sfogliando le oltre trecento firme di clienti della farmacia, in cui lavoro, che nel loro garbato, commovente silenzio, senza alcuna sollecitazione, hanno voluto manifestare la loro solidarietà al loro farmacista cui sono legati da stima e fiducia profonde consolidate negli anni in una condivisione di seri problemi di salute e della loro risoluzione.

Pierluigi Maria Pagnoni
 

30 marzo 2012
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