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Coronavirus, nessuno di noi si tira indietro

18 MAR - Gentile Direttore,
anche oggi registriamo un ulteriore lutto sul fronte sanitario, tra i ranghi di quelle truppe di operatori sanitari chiamati a spendersi in una lotta che ci appare impari rispetto alla potenza di questa terribile morbilità pandemica che ci afflige. Un altro medico è rimasto sul campo. Un medico di medicina generale, impegnato anche nella società civile sindacalmente, in rappresentanza della professione medica di base e più prossima alle prime istanze di salute della popolazione.
 
Il dott. Marcello Natali, oggi, il Dott. Roberto Stella poco tempo fa, anch’egli dedito, oltre che alla professione, all’impegno civile sia sindacale che di rappresentanza istituzionale, compiti ed opere svolte in via di volontariato e di servizio nello svolgimento di compiti e servizi di sussidiarietà concorrente, nel suo piccolo, per il funzionamento dell’organizzazione statale nel suo complesso.
 
Persone impegnate nella e per la professione medica nell’ottica sia di concorrere ad assicurare adeguati livelli di servizio per la salute dei cittadini che la stessa correttezza di erogazione delle prestazioni sanitarie nell’ambito dei principi deontologici che governano in primis l’essere medico, la specialità di esserlo con quella passione, quel fervore, quella dedizione, quella gratuita generosità nel sacrificio personale che caratterizza e traspare - ed è sotto gli occhi di tutti - come tratto comune caratterizzante tutte le professioni sanitarie coinvolte – mediche e paramediche – unite in una naturale alleanza nell’assistenza al malato in tutti i suoi bisogni ed al di là dei mezzi a disposizione, nell’arginare, nella resistenza, nella lotta per cercare di sconfiggere questo attacco pandemico, quand’ anche la battaglia sembra apparire sconfortantemente impari.

 
Come medici di medicina generale siamo specificamente chiamati ad essere i primi interlocutori territoriali di questi bisogni emergenziali, nel controllo-filtro delle chiamate e delle richieste, nel visitare i pazienti, nel decifrare ed accertare patologie, nel rispondere e nel governare le tensioni psicologiche connesse alle reattività soggettive – non limitate ai pazienti ma ovviamente allargate ai loro nuclei familiari - di fronte all’emersione dei sintomi ed alla loro esatta diagnosi.
 
Siamo chiamati a cercare di curare e governare la genesi dell’affezione ma anche e soprattutto a prevenire il contagio e non sarò l’ultimo a dover rilevare una situazione di disagio ed inadeguatezza dei mezzi protettivi a disposizione per poter operare in sicurezza nostra e del paziente, non solo e non tanto perché non ci vengono forniti, come sarebbe auspicabile a fronte dei compiti specificamente delegatici nell’ambito di questa gravissima eccezio-nalità, ma anche perché non altrimenti reperibili autonomamente sul mercato, stortura sistemica assolutamente inaccettabile che dobbiamo doverosamente sottolineare ed altrettanto doverosamente astenerci dal commentare, nello spirito di cui sopra connesso al congiunturale.
 
Non ci si tira indietro, per nessun motivo, pur convivendo con i timori, le ansie, il pensiero delle nostre stesse famiglie e nel momento in cui rientriamo in esse dopo le nostre giornate di operatività nelle descritte condizioni.
 
Solo poche considerazioni e sottolineature, che si ritengono necessarie, in spirito di costruttività propositiva per una creduta maggiore fortificazione ed efficacia della nostra pur modesta azione di controllo di frontiera, per la quale come già accennato, si ritiene indispensabile non solo che si trovi il modo di mettere in sicurezza il medico di medicina generale quando effettua visite domiciliari o ambulatoriali con dispositivi di protezione personali idonei (DPI) ma anche essenziale che lo stesso MMG sia posto in grado di conoscere i dati dei propri assistiti risultati positivi al COVID-19 o in quarantena assistita, per evidenti ragioni organizzative, operative, di controllo o anche di possibilità iniziative e propositività terapeutiche.
 
Si crede peraltro importante anche che gli MMG entrati in contatto con pazienti positivi debbano essere sottoposti al tampone anche se asintomatici, in quanto – al di là degli aspetti privati personali – si crede che solo questo consentirebbe di tenere aperti gli ambulatori in sicurezza senza rischio di trasformarli in focolai di trasmissione del virus.
 
L'ultimo tema riguarda quella parte di MMG che sono o saranno in quarantena o ammalati per i quali occorre provvedere a una garanzia anche di trattamento economico che ad oggi non risulta essere adeguatamente assicurato (e sul punto si è fatto opportunamente sentire il Presidente Enpam Oliveti) ed il problema sostituzioni che attualmente non possono essere affidate ad una ricerca personale, vista la carenza di medici ormai generalizzata, da potervi dedicare.
 
In ogni caso, nessuno si tira indietro cercando di seguire gli esempi ed i valori guida deontologici caratterizzanti l’impegno professionale di noi tutti operatori sanitari, che uniti, e sempre meglio supportati, contribuiranno a sconfiggere e superare questa terribile avversità
 
Dott. Massimo Masotti
Medico di Medicina Generale
Consigliere OMCeO Bologna
  


18 marzo 2020
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