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Il Decreto “Cura Italia” abbandona i giovani medici e li “regala” all’estero

19 MAR - Gentile Direttore,
sono un giovane medico che lavora in Germania e titolare del blog “Sagen Sie 33”. Ieri sono venuto a conoscenza dell’uscita del decreto “Cura Italia” che ho letto fino in fondo e vorrei fare un appello ai nostri politici, visto che il ministro Gualtieri ha dichiarato che questo è solo un primo passo.
In una situazione di emergenza epocale – di fatto una terza guerra mondiale - ci si accorge all’improvviso che mancano medici specializzati e posti letto negli Ospedali italiani, dopo che negli ultimi dieci anni, per risparmiare non è stato fatto altro che tagliare queste due voci, senza ridurre peraltro gli sprechi che sono tantissimi.

Mi sarei aspettato che già in questo Decreto speciale “Cura Italia” venissero previsti stanziamenti per borse di specializzazione aggiuntive in modo da risolvere il problema in prospettiva. Nel contempo però si pensa di far venire medici militari e addirittura stranieri mentre i nostri giovani medici che non hanno potuto accedere alle specializzazioni debbono continuare a “segnare il passo”.

Ho sentito che il Presidente nazionale dell’Ordine dei Medici pare che abbia proposto di raddoppiare i posti nelle Scuole di Specializzazione.

Quella è la strada da percorrere e non altro! Ogni anno, infatti, escono dalle Università italiane 10 mila ottimi medici, ma i posti nelle varie specialità sono circa 6500. Quindi i rimanenti restano fuori e costretti, in larga misura, a vivacchiare in una specie di limbo mentre le corsie restano carenti di personale medico. Una parte di questi però va in giro per l'Europa, dove peraltro viene accolta di buon grado e in molti casi si fa anche onore. Non mi voglio soffermare sul fatto, già noto di quanto viene a costare alle famiglie e allo Stato far laureare un medico in Italia (150/180 mila euro cadauno) per poi regalarli a stati stranieri che ringraziano. Che senso ha tutto questo?

Chiedo pertanto ai nostri politici di porre molta attenzione nei confronti dei molti giovani medici che vivono in Italia ma anche di quelli che sono stati costretti ad andare via affinché possano scegliere un percorso professionale nella loro Italia. In genere si fa un gran parlare di “fuga di cervelli”, ma mi creda che non è proprio una passeggiata di salute imparare perfettamente un’altra lingua, abituarsi a un altro clima, conoscere nuove abitudini e quant’ altro.
E anche perché l’Italia è il Paese più bello del mondo.

Gian Marco Rizzuti
Münster, Germania
 

19 marzo 2020
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