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31 MAGGIO 2020
Lettere al direttore
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Oggi ci chiamano eroi perché hanno paura. Ma dopo?

25 MAR - Gentile Direttore,
mi rivolgo a Lei ed alla sua consueta sensibilità per chiederLe di ospitare questo mio scritto. In questi giorni di emergenza ci stiamo quasi abituando a frasi come: Ringraziamo i medici e gli infermieri, sono i nostri eroi. Tutti ci ringraziano, lo fanno attraverso flash mob o proclami di ogni tipo. E’ vero, noi siamo infermieri, nonostante le condizioni precarie nelle quali siamo costretti a lavorare  noi accogliamo i cittadini infetti negli ospedali, tendiamo loro la mano e li accompagniamo giorno e notte, nel disperato tentativo di condurli fuori dal buio. Non c’è nessun altro a cui è affidata una responsabilità come questa per così lungo tempo e  continuativamente nell’arco della giornata.
 
Come ho avuto modo di ribadire nella diffida che ho fatto avere al Presidente del Consiglio, al Ministro della salute ed ai Presidenti di tutte le regioni italiane, la nostra forza, la nostra determinazione, la nostra competenza, le nostre emozioni sono la spina dorsale del SSN anche ora , in questo delicato momento di emergenza. 
 
E’ sotto gli occhi di tutti, se mai fosse necessario sottolinearlo, che in un contesto di grave disorganizzazione come quello che da giorni stiamo denunciando, anche attraverso una nostra petizione, esiste solo il coraggio, la determinazione e la temerarietà di chi, come noi ed assieme a noi, rischia ogni momento la propria vita “in trincea”, per il bene comune.

Sono proprio queste qualità che ci consentono di illuminare la strada delle migliaia di cittadini che ci vengono affidati, e noi lo facciamo con la cura e la premura con la quale accudiremmo un fratello, una sorella, un figlio, un padre o una madre. Lo facciamo nonostante il comportamento irresponsabile di coloro i quali questa disorganizzazione hanno contribuito a generarla con le loro azioni e, talvolta, con le loro omissioni.
 
E già, perché sulle nostre spalle si sta cercando di contenere una tragedia fatta di anni ed anni di politica sanitaria incompetente, di contrazione costante del numero di ospedali e dei posti letto, di mancate assunzioni, di esasperate economie sulla strumentazione e sulle altre risorse tecniche.
 
Ed è proprio così che oggi, grazie anche a questa politica scellerata, ci troviamo a corto delle necessarie risorse umane e tecniche per affrontare l’emergenza.
 
Hanno foraggiato in ogni modo la cultura del precariato e dello sfruttamento della professione infermieristica, hanno consentito che gli infermieri scappassero dall’Italia, verso paesi che invece sono in grado di riconoscerli per quella professionalità e per quella competenza che l’Italia non è stata in grado di valorizzare. 
 
Non sono stati capaci, nemmeno in questo momento di emergenza, di migliorare alcuni aspetti del nostro contratto di lavoro, di risarcirci semplicemente e come sarebbe sacrosanto, perché siamo proprio noi che mettiamo a repentaglio le nostre vite nei reparti Covid-19 .
 
Ma devo dire che parte della colpa è anche di alcuni cittadini, e ne ho visti tra quelli che, nei giorni scorsi, erano sui balconi a ringraziarci sospinti unicamente dalla speranza di aggrapparsi alle nostre forti braccia nel tentativo di superare le loro paure, di uscire dall’angolo buio nel quale questa emergenza costringe tutti. Proprio a questa parte di cittadini io vorrei ricordare che le forti mani alle quali essi si aggrappano oggi sono sempre le stesse! 
 
Sono le braccia e le mani degli infermieri, quelli che sino a ieri venivano malmenati nei pronto soccorso quasi come sport, perché c’è gente che così combatte il sistema, sono le braccia e le mani di quelli che ancor oggi non vengono coinvolti nelle decisioni, perché solo qualcun altro ha la competenza per farlo, di quelli che restano ancora negli ospedali, a disposizione della gente ammalata nonostante mancano le mascherine, i guanti e tanto altro per proteggere se stessi.
 
Insomma, è singolare che solo oggi tante persone si accorgono di quanto siamo importanti, preziosi, competenti.
 
Certo fa pensare il fatto che tutto questo accade proprio oggi, nel buio di una paurosa emergenza mortale, dove le uniche braccia che tutti riescono a intravedere sono le nostre, quasi come fossero le uniche ancore di salvezza alle quali aggrapparsi .
 
Le nostre braccia le vedono tutti oggi, financo quella gente, e parliamo soprattutto dei politici, che fino a ieri nemmeno sapevano che esistiamo.
Ma forse questo accade perché ben pochi di loro sarebbero disposti a garantire quello he noi facciamo ogni giorno per professione , quindi solo per nostra libera scelta ed auto determinazione.
 
Alla fine è proprio vero, noi lavoriamo con talmente tanta professionalità, competenza ed abnegazione da rappresentare uno schiaffo vibrante alle coscienze di coloro i quali , seduti sul trono del proprio incompetente pre giudizio, in passato non ci hanno mai considerati per quello che siamo.
 
Certo, noi non possiamo vietare che ci ringrazi anche chi, ben lungi dall’aver davvero compreso quale sia il nostro reale spessore professionale, etico e morale, si affaccia ad un balcone sospinto solo dalle proprie paure del momento, pronto a dimenticarci ancora quando l’emergenza sarà passata.
 
A queste persone io dico “non è necessario ringraziarci”, non serve perché le nostre mani forti continueranno ad esserci anche per voi, si tratta di una scelta che abbiamo fatto a priori, nella consapevolezza di donare, lo ripeto anche a voi, una speranza in più per uscire dal tunnel dell’emergenza.
 
I nostri nonni, nella loro enorme saggezza avrebbero detto: “Non abbiamo bisogno di neve, perché la neve si scioglie al primo sole …” .
 
Antonio De Palma
Presidente Nursing Up


25 marzo 2020
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