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Nella sanità servono più psicologi

06 APR - Gentile Direttore,
ormai siamo in emergenza da un mese... giorno più giorno meno... In questo mese gli psicologi si sono prodigati per la popolazione con miriadi di linee telefoniche, di numeri verdi di sostegno. Lo fanno a titolo personale o sotto i patrocini e le supervisioni di ordini regionali e associazioni.
 
Lo fanno perlopiù volontariamente, senza retribuzione. Per la prima volta sembriamo esserci accorti che il personale medico e infermieristico ha bisogno di sostegno psicologico, quando per anni pochissimi colleghi se ne sono occupati davvero. Adesso ci accorgiamo quanto chi fa mestieri di cura abbia bisogno di essere sostenuto, di decompressione emotiva e di prevenzione... adesso! Adesso, finalmente, ce ne accorgiamo!
 
Sono diversi anni che lavoro in questo ambito, con diversi progetti che riguardano e hanno riguardato perlopiù il sostegno psicologico agli infermieri. Sono una categoria resiliente, il più delle volte, abituati ad arrangiarsi e a cavarsela da soli. Ma già nella normalità questo non basta. Hanno bisogno di essere visti, di essere ascoltati, di essere persone oltre che numeri. Hanno bisogno di spazi e tempi per entrare in contatto con le emozioni, anche quelle più difficili da esprimere.

 
Se già nella normalità c’è bisogno di questo, oggi, in piena emergenza, ancora di più c’è bisogno di attuare questo tipo di progetto. Ma non attraverso le linee telefoniche o Skype. E’ necessario, e non più procrastinabile, creare per loro momenti di confronto viso a viso, “mascherina a mascherina”, momenti di debriefing e defusing, ma che siano strutturati e non lasciati alla volontarietà dei colleghi psicologi. E’ qui che la mia categoria è mancante, proprio nella struttura portante del sistema sanitario pubblico e privato.
 
Non ci siamo. E quando ci siamo, siamo dedicati ad altro o siamo troppo pochi. Purtroppo non siamo, come categoria, ancora realmente e capillarmente “strutturati” nel sistema sanitario. Troppo spesso la nostra professione e professionalità è rimandata alla buona volontà e al volontariato. Ma non possiamo più pensare, anche alla luce di quanto accade in questo periodo e purtroppo accadrà verosimilmente alla fine di esso, che il sostegno alle professioni sanitarie sia delegabile al volontariato psicologico.
 
Il benessere lavorativo di chi si prende cura degli altri non può essere improvvisato all’ultimo momento, non strutturato, non progettato. Il benessere lavorativo delle professioni sanitarie, strettamente legato al benessere organizzativo, deve essere una priorità ogni giorno, deve essere pianificato e continuativo all’interno di ogni singola unità operativa. Se la buona volontà dei colleghi è indubbiamente apprezzabile, in questo momento di crisi non possiamo pensare, come categoria professionale, di limitarci a questo.
 
Società e sistema sanitario non possono continuare a non comprendere il valore del supporto agli operatori limitandoci, di fatto, a questo. Il burnout, la compassion fatigue, non sono disturbi che compaiono unicamente nel momento dell’emergenza, sono disturbi che possono colpire, e spesso colpiscono, i professionisti dell’area sanitaria 365 giorni l’anno.
 
Diventa quindi indispensabile lavorare in prospettiva, strutturare servizi, usare questa emergenza per imparare qualcosa, per non lasciare più soli medici, infermieri, e personale di assistenza in genere, con le loro paure, emozioni e con la loro resilienza (che a volte le organizzazioni finiscono per sfruttare)...ma esserci, esserci sempre e in modo continuativo, strutturato e diventare finalmente una vera e propria professione sanitaria inserita a pieno titolo in un sistema. Non solo pensare di esserlo, ma averne consapevolezza e ruolo.
 
La speranza è che da questa emergenza possa nascere una progettualità differente per medici e infermieri, che possa nascere la consapevolezza che questi non possono essere lasciati soli, né oggi né in futuro. La speranza è che finalmente noi psicologi possiamo entrare davvero a far parte del mondo sanitario, da cui da troppo tempo manchiamo, ed occuparci anche dei nostri colleghi medici ed infermieri, sostenendoli ogni giorno.


Dr.ssa Alessandra S. Schiavoni
Psicologa psicoterapeuta
 

06 aprile 2020
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