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Per un tampone in più...

di Grazia Labate

20 APR - Gentile direttore,
leggo che l’ISS ha appena emanato in data 17 aprile l’aggiornamento delle indicazioni ad interim per la prevenzione e il controllo dell’infezione da SARS-COV-2 in strutture residenziali sociosanitarie - Gruppo di Lavoro ISS Prevenzione e Controllo delle infezioni. Quindi mi immagino che tutte le Regioni le recepiscano nelle loro ordinanze regionali.
 
Inoltre mi immagino che ciò riguardi anche i centri di riabilitazione, compresi quelli di neuroriabilitazione motoria. Noi in Lazio e a Roma ne abbiamo diversi ed alcuni di eccellenza come il S. Lucia.
 
Lo dico perché ho letto la lunga intervista della Prof. Rita Formisano primario di neuroriabilitazione della Fondazione Santa Lucia, al Corriere della Sera, la quale “combatte ogni giorno una battaglia dura per mantenere il reparto Covid-free”.
 
Apprendo che la prima battaglia viene intrapresa “con i colleghi delle terapie intensive che hanno la necessità, giustamente, di liberare posti da destinare ai malati Covid, ma non sono messi nelle condizioni di inviare pazienti sicuramente negativi, cioè con un tampone fatto e negativo”.
 
“Le diverse ordinanze regionali - dice ancora Formisano - non lo prevedono prima del trasferimento in riabilitazione, come non lo prevedono per il passaggio in Rsa. Solo se hanno sintomi respiratori o hanno avuto diretto contatto con pazienti Covid positivi o provengono da zone a rischio. Ma anche il buonsenso dice che non basta. Soprattutto in un reparto come l’unità post-coma dove spesso vengono inviati pazienti non stabili. Infatti pochi giorni fa al S: Lucia si è corso un rischio gravissimo”.
 
Racconta la Prof. Formisano che: “Una paziente in arrivo da un ospedale di provincia, con il modulo triage in regola, in realtà era positiva. Solo grazie alla disponibilità di una collega che ha acconsentito alla richiesta di eseguire il tampone, nonostante fosse asintomatica, lo si è scoperto. Sarebbe successa una strage: il mio è un reparto è pieno di giovani, fragili, immunodepressi, molti non sarebbero sopravvissuti alla Covid-19. Peraltro solo così si è potuto capire che si era infettato il primario del reparto di provenienza”. 

Ma quello che è successo in Lombardia ci ha insegnato qualcosa? Mi auguro di sì, se l’ISS ha emanato queste nuove linee guida.
 
Quindi le ordinanze della Regione Lazio devono immediatamente adeguarsi cosicché i direttori sanitari possano fare tamponi ai dimessi, naturalmente devono adeguarsi le linee guida del ministero della Salute, che si rifà al Comitato tecnico scientifico, nel quale vedo è presente il Direttore generale del ministero della Salute Achille Iachino, ministero che a sua volta si richiama a quanto disposto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, rappresentata del resto all’interno del comitato tecnico scientifico stesso che annovera tra i suoi membri anche il dott. Ranieri Guerra, vice direttore generale dell’Oms.
 
Insomma la catena di comando è chiara, si tratta di eseguire tempestivamente, perché non è assolutamente tollerabile che accadano altre morti, per capire che i tamponi devono essere resi obbligatori nel trasferimento da una struttura sanitaria all’altra.
 
Certo il tampone non è tutto, si sa che è sicuro al 70%. Meglio di niente. Soprattutto i medici delle rianimazioni ne sono convinti. Ne era convinto anche il Prof. Gianni Rezza, dell’Istituto Superiore di sanità sul fatto che tutto ciò fosse un elemento di assoluta criticità. Ora finalmente arrivano le linee guida dell’ISS.
 
Anche Ranieri Guerra, ha detto che nelle RSA c’è stato un massacro. Ora essendo lui nel nostro comitato tecnico scientifico imponga subito che le linee guida dell’ISS vengano recepite domani mattina dalle ordinanze regionali perché il tampone venga fatto a chi viene trasferito dagli ospedali.
 
Evitando così che, quel massacro possa ripetersi nelle riabilitazioni. Dall’esperienza delle neuroriabilitazioni ad alta specialità durante la pandemia Covid, a livello europeo è emerso chiaramente che non solo chi ha avuto un coma nella fase acuta merita di accedere ai reparti di alta riabilitazione, che sono in grado di offrire oltre alla riabilitazione motoria la rieducazione respiratoria, il training della deglutizione e dei deficit cognitivi comportamentali, a tutti i pazienti che arrivano dagli ospedali con disabilità multiple e complesse.
 
Un tampone quindi lo possiamo fare, lo dobbiamo fare. Confido nella sensibilità del nostro Assessore regionale alla sanità del Lazio Alessio D’Amato, che voglia prontamente provvedere con ordinanza al recepimento delle linee guida dell’ISS del 17 aprile.
 
Grazia Labate
Ricercatrice in economia sanitaria già sottosegretaria alla Sanità

20 aprile 2020
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