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Per la Rsa servono standard uguali per tutti, pubblico e privato

di Marcello Bozzi

22 APR - Gentile Direttore,
i dati pubblicati dall’Istituto superiore di sanità sul contagio da Covid-19 nelle strutture residenziali e sociosanitarie in Italia, riferibili a un campione di 1.082 strutture, il 33% di quelle contattate (3.420), riportano 6.773 decessi tra i residenti, di cui il 40,2% (2.742) con infezioni da COVID o con manifestazioni simil-influenzali.
 
I dati drammatici riportati fanno capire la necessità di interventi importanti per un nuovo progetto delle strutture residenziali e socio-sanitarie (che mantengono la “quota sociale”, ma con una parte sanitaria sempre più importante e molto spesso prevalente).
 
Non è necessario entrare nei dettagli dei cambiamenti demografici, epidemiologici, socio-economici e dell’aumento esponenziale di fragilità / disabilità / cronicità, sicuramente noti, così come non serve esprimersi relativamente alla correttezza o meno delle decisioni di spostare pazienti COVID-19 dagli ospedali alle residenze (spetta ad altri … ma parlare a posteriori è sempre molto facile … e forse serve anche rispetto per tutti coloro che, in momenti davvero drammatici, hanno preso decisioni con esposizione diretta).

 
La Protezione Civile ha pubblicato un bando per la ricerca di 500 Operatori Socio Sanitari per far fronte alle criticità emerse; si tratta di una “risposta tampone” ma non può essere certamente la soluzione al problema.
 
Quello che serve davvero invece è capire la vera complessità delle strutture residenziali e delle Case di Riposo e, di conseguenza, pensare ad un nuovo progetto, maggiormente in linea con le esigenze degli ospiti, sostenibile da un punto di vista organizzativo ed assistenziale.
 
Gli aspetti di maggiore rilevanza riguardano:
• la distribuzione territoriale (con tutti i distinguo riguardanti le aree metropolitane, diverse dagli altri contesti) - il vecchio principio “piccolo è bello” in questo caso non funziona perché viene meno la capacità della sostenibilità. È certamente nobile e meritorio l’impegno di tante piccole comunità per il mantenimento della propria Casa di Riposo all’interno delle mura, ma questo cozza con i costi elevatissimi di gestione. Un “consorzio” tra comunità vicine consentirebbe sicuramente un maggiore equilibrio tra costi e benefici (servizi offerti).
 
• la struttura (dimensionamenti e adeguatezza di posti letto, spazi e servizi) – il dimensionamento della struttura (minimo 100 pl?) e la distribuzione degli stessi per moduli (20/25 pl?) consente una migliore determinazione dei setting assistenziali, tenuto conto delle specificità di patologie (e/o condizioni sociali) e dei relativi bisogni degli ospiti, e un utilizzo più corretto e razionale delle risorse assistenziali.
 
• le attrezzature, le tecnologie ed i presidi necessari per l’assicurazione delle attività assistenziali e riabilitative e/o di supporto riservate agli ospiti, in condizioni di sicurezza, a tutela e garanzia degli stessi e degli operatori.
 
• le dotazioni organiche – ogni struttura, tenuto conto sia delle caratterizzazioni e specificità degli ospiti, sia dei setting assistenziali stabiliti, deve avere un numero di operatori adeguato, per tipologia e numerosità, per l’assicurazione delle attività e prestazioni stabilite, e per la garanzia della continuità dei servizi.
 
• i ruoli e le responsabilità di direzione e coordinamento – vanno definiti chiaramente i profili professionali di riferimento per la copertura delle posizioni citate ed i curricola formativi e professionali richiesti per la copertura di dette posizioni (privilegiando professionisti con formazione specifica per l’assistenza e per la presa in carico delle persone – Laurea Magistrale Classe 1 o 2, tenuto conto delle caratterizzazioni e specificità dei servizi erogati).
 
• I modelli organizzativi ed i sistemi di cura/assistenza/riabilitazione - privilegiando modelli avanzati di presa in carico e l’utilizzo ordinario di procedure e protocolli, nonché di schede e documentazioni cliniche, per la garanzia della continuità ed uniformità delle attività preventive ed assistenziali/riabilitative, i sistemi di protezione individuale, etc., a tutela degli ospiti e degli operatori.
 
Tutti questi elementi dovrebbero essere parte integrante dei manuali di autorizzazione ed accreditamento emanati da ogni singola regione, riportanti i singoli requisiti minimi per l’autorizzazione alla erogazione dei servizi. Nei fatti, l’analisi di alcuni atti regionali ha consentito di rilevare, probabilmente per “refusi”, standard assistenziali che non consentono la garanzia della continuità dei servizi, pertanto assolutamente inadeguati e pericolosi per la salute degli ospiti (a rischi morte).
 
Le immagini e le notizie riportate dai “media” hanno consentito di evidenziare importanti criticità a livello strutturale, di attrezzature e presidi di tutela e protezione degli operatori, di dotazioni di personale, di modelli organizzativi e di ruoli di responsabilità ricoperti.
 
E’ l’occasione per fare chiarezza e definire chiaramente criteri unici sul territorio nazionale (adeguamento dei manuali autorizzativi), a prescindere che i servizi siano erogati dal Sistema Sanitario o dati in gestione a terzi (che sono soggetti al rispetto degli stessi requisiti) e a definire e realizzare sistemi rigorosi di verifica e valutazione, a cura degli Enti autorizzativi, con il supporto delle strutture del SSN.
 
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN
     


22 aprile 2020
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