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“Sanità, fare l’unità d’Italia”

11 MAG - Gentile Direttore,
è il titolo del mio libro completato qualche giorno prima dell’esplosione della pandemia del nuovo coronavirus che ci sta facendo vivere un’emergenza sanitaria inimmaginabile. Ogni giorno si contano con grande angoscia i tanti morti da covid-19 sperando intensamente che il giorno successivo il numero dei decessi si riduca. Il nostro Servizio Sanitario Nazionale, così spesso denigrato, sta complessivamente reggendo grazie soprattutto all’impegno eroico di tutto il personale sanitario purtroppo già insufficiente prima della diffusione della pandemia.
 
È un impegno doppiamente encomiabile anche perché, per evitare contagi, gli operatori sanitari si trovano più soli di fronte al dolore e alla devastazione dei corpi dei pazienti.

Al termine di questa emergenza però dovrà inevitabilmente aprirsi un dibattito sul futuro del SSN. Questo libro contiene alcune concrete proposte a difesa della nostra sanità.  È ‘normale’ che dopo le emergenze alcuni problemi siano banalizzati e altri cadano nell’oblio, ma in questo caso il ripetersi di questi errori sarebbe grave: molte questioni da risolvere erano già note prima della diffusione della pandemia e in questi giorni sono diventate più evidenti.

 
Con le emergenze da coronavirus gli italiani hanno percepito il valore del nostro sistema sanitario come forse non era mai successo dalla sua nascita in poi. Questa nuova sensibilità crea condizioni favorevoli per rimettere finalmente al centro del dibattito politico il potenziamento del SSN innanzitutto attraverso un immediato piano straordinario di formazione di medici specialisti e poi con una crescita consistente e reale del fondo sanitario nazionale per finanziare assunzioni, potenziare la medicina territoriale, e per la costruzione di nuovi e attrezzati ospedali.

Il governo dell’emergenza della pandemia è stato contraddistinto da una pluralità di centri decisionali nazionali e regionali non sempre capaci di coordinarsi e spesso in conflitto tra di loro. Occorre pertanto definire una modalità univoca e rigorosa per affrontare le grandi emergenze con maggiore efficienza; ciò richiederà innanzitutto una più forte capacità dello Stato di assumere decisioni praticabili, anche se impopolari, e l’acquisizione da parte dei responsabili dei governi regionali del senso del limite e della scarsa efficacia del regionalismo quando questo diventa esasperato.

In questa confusione istituzionale la richiesta di autonomia differenziata da parte delle Regioni del Nord ha dimostrato tutta la sua debolezza. Le Regioni già dispongono, come si è visto in queste settimane, di ampi poteri in materia sanitaria, confermati dall’esistenza di diversi modelli regionali che hanno determinato differenze in termini di servizi. Un’ulteriore autonomia in materia sanitaria aumenterebbe le differenze mettendo in crisi l’universalismo del nostro SSN. Quello che invece si mostra necessario è la capacità dello Stato di garantire concretamente un sistema unico nazionale di servizi e la capacità della classe politica regionale di assumere un ruolo anche nazionale.

Ho il timore che i prossimi mesi saranno contrassegnati da una lunga discussione per fare la “riforma” della riforma sanitaria. Nel frattempo si continuerà ad assistere a uno spreco di farmaci che vale 1 miliardo e 600 milioni all’anno. Basta pensare infatti che un farmaco su dieci finisce nel cestino per le dimensioni non corrette delle confezioni per completare la terapia (guardiamo i nostri armadietti dei farmaci): gettiamo nella spazzatura ogni anno 600.000 mc di farmaci, il che equivale alla cubatura complessiva delle abitazioni di un comune di 8.000 abitanti.

In Italia si utilizzeranno anche per quest’anno meno farmaci generici rispetto ad altri paesi europei: sono soltanto il 25%, mentre la media europea è del 40%. I risparmi del SSN sarebbero rilevanti: nel 2018 Il Piemonte ha ottenuto con alcune gare una riduzione media del prezzo del 67% rispetto al prezzo del farmaco originale.

Anche per quest’anno non saranno assunte decisioni per garantire l’appropriatezza prescrittiva farmacologica e diagnostica sulla base delle evidenze scientifiche: l’autorevole farmacologo Silvio Garattini, dell’istituto Mario Negri, sostiene che buona parte dei farmaci siano inutili, e molti studi internazionali concordano sulla inappropriatezza di alcune prescrizioni diagnostiche. Si concederanno ancora sgravi fiscali a un sistema assicurativo che, con denaro pubblico, fa concorrenza al SSN.

È su questi temi invece che il Parlamento deve assumere velocemente delle decisioni perché solo così si possono liberare diversi miliardi che possono essere utilizzati per l’acquisto dei farmaci necessari per la cura del coronavirus (che saranno costosi), per l’acquisto del prossimo vaccino e per il potenziamento dei servizi di medicina territoriale.

In sostanza per difendere il SSN occorre un rinnovato impegno politico, capace di scelte lungimiranti e coraggiose, di gesti risoluti e dunque non indolori. Per tutelare la salute dei cittadini la politica deve anche occuparsi anche delle diseguaglianze di salute che sono determinate dalle diverse condizioni economiche e sociali dei cittadini: reddito, disoccupazione, istruzione, alimentazione, qualità ambientale. Oltre alle necessarie cure per i malati è fondamentale dedicarsi a rimuovere, o almeno a ridurre, le cause per le quali le persone si ammalano.

C’è cioè la necessità di una politica che si assuma la difficile e faticosa responsabilità del governo dei problemi perché le sole dichiarazioni a tutela del nostro SSN servono a poco o a nulla. È ora di dire a no alla propaganda demagogica e a chi rivendica la cattiva libertà dei propri egoismi localistici, corporativi e individuali.
 
Antonio Saitta
Già assessore alla Sanità del Piemonte

11 maggio 2020
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