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La Legge antiviolenza da sola non risolve il problema  

23 MAG - Gentile Direttore,
è stato approvato giovedì scorso alla Camera il provvedimento per la tutela di tutti gli operatori sanitari. Ora tocca al Senato. Questo provvedimento è stato a lungo invocato dai miei colleghi medici e da tutto il personale sanitario, c’è stata un’attenzione crescente su un tema davvero increscioso e per molti versi incomprensibile.
 
Tutto questo però oggi sembra fuori contesto, nel mondo del covid19 infatti si è ristabilito quel patto di fiducia e di riconoscenza per chi si prende cura dei propri pazienti a tutti i costi, senza protezioni, senza mascherine, senza tempo, raddoppiando i turni di lavoro, fino a sfinire su una scrivania o su una panca.
 
Era solo il 14 marzo che a mezzogiorno, in tutto il Paese, da ogni balcone si è alzato un applauso lungo, lunghissimo, emozionante per dire grazie a tutti coloro che si stavano prendendo cura di noi mettendo a rischio la propria vita. Purtroppo molti, troppi colleghi l’hanno davvero persa la vita durante questa terribile epidemia.

 
Questa proposta di legge va nell’ottica non solo dell’inasprimento delle pene, ma soprattutto vuole provare ad essere un deterrente.
 
Perché sappiamo bene che non servirà soltanto inasprire le pene, in quanto sono pochi i medici che denunciano. Ma è importante aver introdotto la procedibilità di ufficio che esonera il medico dalla denuncia diretta. Avevamo chiesto per i medici la qualifica di pubblico ufficiale ma non siamo riusciti a ottenerla, anche se con questo provvedimento si danno agli operatori i vantaggi della qualifica di pubblico ufficiale (procedibilità d’ufficio, inasprimento delle pene), senza gli oneri che tale qualifica comporta.
 
In sostanza, chiunque farà violenza a un operatore sanitario o sociosanitario, in qualsiasi luogo stia lavorando, incorrerà nelle medesime pene previste per l’aggressione a un pubblico ufficiale e questo sarà sicuramente il più importante deterrente per far terminare definitivamente questa lunga spirale di violenza verso chi si prende cura delle persone. Ma non ci sarà legge, non ci saranno norme che potranno evitare questo triste e deprecabile fenomeno se non si ristabilisce quel patto di fiducia tra i cittadini e il personale sanitario.
 
Se non si riesce a mettere i medici e gli infermieri in qualsiasi setting stiano lavorando, in PS o in ambulatorio, in ambulanza o nei servizi di continuità assistenziale, nelle condizioni di poter svolgere al meglio il loro lavoro, e proteggere così il diritto alla salute previsto dall’articolo 32 della Costituzione, il fenomeno della violenza sui medici, che adesso sembra miracolosamente scomparso, riapparirà in tutta la sua gravità.
 
Questa pandemia ci ha insegnato che dal punto di vista sanitario è necessario riorganizzare la medicina territoriale e le strutture sociosanitarie.
 
Se il territorio è messo nelle condizioni di poter lavorare bene, si svuoteranno le sale d’attesa dei nostri pronto soccorso e si metteranno i medici ospedalieri nelle condizioni di poter svolgere al meglio il proprio lavoro, che è quello di curare gli ammalati gravi, le patologie complesse, come hanno fatto e stanno facendo in queste terribili giornate.
 
E allora deve essere il sistema, tutto il sistema sanitario nazionale a funzionare alla perfezione, come accade al tavolo operatorio quando tutta l’equipe lavora all’unisono ed è in grado di affrontare qualsiasi emergenza, anche grave, qualsiasi condizione che nessuna linea guida può prevedere. E quei secondi in cui bisogna far fronte all’emorragia che mette a rischio la vita del paziente richiedono calma, saggezza, sangue freddo, esperienza.
 
Serve tutto questo per garantire la migliore assistenza ai nostri cittadini. Con un patto di fiducia stabile e duraturo tra medici e pazienti. Se tutto questo funziona, non avremo più tanti casi di violenza contro il personale sanitario, ma più applausi dai balconi come il 14 marzo scorso.
 
In definitiva, questa proposta di legge è certamente importante e significativa. Può rappresentare uno strumento utile, ma non può risolvere da sola il problema, servono investimenti e organizzazione, solo così si ristabilisce il patto di fiducia tra operatori della sanità e cittadini.
 
Paolo Siani
Pediatra
Deputato Pd

23 maggio 2020
© Riproduzione riservata


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