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Disparità inaccettabile tra pubblico e privato per il congedo parentale

23 MAG - Gentile Direttore,
si è avuta una iniziale, vistosa sottovalutazione (fine gennaio 2020) degli innumerevoli “allarmi epidemia”, millantando qualità e potenza dei nostri servizi sanitari, pubblici e privati, nonché degli strumenti e delle attrezzature relativi, fuori da ogni ragionevole esercizio di realismo. Nei provvedimenti di natura sanitaria, e nelle relative giustificazioni od alibi, si è assistito ad un indegno “scarica-barile” tra Governo centrale e Regioni, di chiarissima connotazione politico-partitica, anche nel corso di una grave emergenza come quella vissuta da tutti noi.
 
Tutto ciò ha dimostrato l’inadeguatezza dell’attuale assetto istituzionale della distribuzione delle competenze in materia sanitaria tra Stato centrale e Regioni e come le forze politiche (tutte) abbiano privilegiato il protagonismo per sé, piantando “bandierine identitarie” su ogni iniziativa o provvedimento assunto, dimenticando l’obbligo morale della ricerca del bene e degli interessi “comuni”.
 
Anziché ricercare e documentare, mediante tamponi in massa, gli infetti ed isolare i malati e sottoporre a quarantena i possibili contagiati, si è adottata la politica suicida dal punto di vista economico e sociale del “tutti a casa” (lockdown), senza considerare che anche la casa di abitazione non era e non è ambiente sterile ed immune perché almeno un componente del nucleo doveva pur uscire dagli “arresti domiciliari” per lavoro (servizi pubblici essenziali, sanità, trasporti, addetti alle filiere agro-alimentari, ecc.) o per procurare gli alimenti e gli altri beni indispensabili per l’intera famiglia, portando così a casa un possibile contagio.

 
Anche la ripresa graduale e differenziata delle attività e delle relazioni sociali (forse anche tardiva) avviene senza avere organizzato il necessario: facilità ed abbondanza di accertamenti diagnostici (tamponi e ricerca anticorpi specifici nel siero); tracciamento della catena contagiati-contagiabili per il relativo isolamento; trattamento tempestivo dei malati con gli interventi risultati finora più efficaci, in attesa dell’arrivo della cura specifica (vaccino o altro farmaco). Inoltre si segnala una disparità di trattamento per il congedo parentale tra il settore pubblico e il settore privato. Sono meno tutelati i diritti dei lavoratori del settore pubblico.
 
All’articolo 75 del decreto Legge “Rilancio” si amplia il congedo parentale Covid a 30 giorni con possibilità di usufruirlo entro il 31 luglio, ma attenzione solo per il settore (come in passato per i giorni di congedo al papà per la nascita di un figlio). Perché questa discriminazione nei confronti del settore del pubblico impiego per una tutela della genitorialità? Perché il silenzio assoluto dei sindacati del pubblico impiego? I lavoratori del pubblico impiego sono forse di serie B per i diritti pur essendo di serie A come impegno personale di fronte all’evento Covid e in prima linea con anche molti decessi?
 
Prof. Michele Poerio 
Presidente Federspev e segretario generale Confedir

23 maggio 2020
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