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La nuova rete delle terapie intensive: se gestita come progetto è una grande opportunità

di Claudio M. Maffei

23 GIU - Gentile Direttore,
in una lettera pubblicata ieri su QS, viene giustamente segnalata la difficoltà di rendere operative in Calabria le indicazioni del Decreto e della Circolare Ministeriali sul’incremento molto ragguardevole di posti letto di terapia intensiva. Del resto perplessità sull’entità e quindi l’opportunità di questo incremento erano già state sollevate dal prof. Cavicchi in un suo recente contributo. Gli stessi anestesisti-rianimatori in un loro documento a Società scientifiche “riunite” avevano auspicato un incremento di posti letto inferiore a quello dei documenti e atti ministeriali.
 
Perplessità vengono anche dai dati sull’appropriatezza d’uso dei posti letto delle terapie intensive. Basta guardare i dati sullo studio START del GIVITI. START sta per Studio sull’Appropriatezza dei Ricoveri in Terapia Intensiva e il GIVITI è il gruppo che afferisce al Mario Negri per la valutazione degli Interventi in Terapia Intensiva. Aderiscono molte Unità di Terapia Intensiva di due Regioni: Toscana e Piemonte.
 
Nell’ultimo Report 2017 di entrambe le Regioni la percentuale di turni in terapia intensiva il cui il personale è più del necessario  è di molto superiore al numero di turni in cui è carente. Per la Toscana 40% contro l’11%, mentre  in Piemonte siamo al 19% contro il 33%. In pratica, in terapia intensiva in Italia ci sono molte giornate di degenza per pazienti che dovrebbero stare al massimo in una semi-intensiva.
 
Un  punto critico sollevato nella lettera di questa mattina riguarda  poi l’incremento omogeneo in tutte le Regioni. E’ immaginabile che l’incremento sia tendenzialmente orientato a equilibrare l’offerta in tutte le Regioni in modo da renderla più equa, anche se la chirurgia di alta complessità si distribuisce in modo disomogeneo tra Nord e Sud e solo con un progetto “vero” si riequilibrerà questo divario. E quindi i posti letto strutturalmente  aggiuntivi dovrebbero essere attivati con una progressività che dipende dall’andamento dei flussi di produzione e di “consumo” nelle diverse Regioni che vanno nel frattempo riequilibrati.
 
Un altro punto critico è rappresentato dalla questione del personale. La circolare su questo aspetto è molto generica: “Si sottolinea, pertanto, la necessità del mantenimento di una quota di personale medico e infermieristico, altrimenti impegnato per altri tipi di assistenza, prontamente impiegabile per rafforzare la dotazione degli organici di terapia intensiva o semintensiva. A questo fine corsi a cadenza periodica e di aggiornamento sul campo in terapia intensiva permetteranno di mantenere nel tempo le competenze intensivologiche di base del personale dedito di norma ad altre attività”.
 
Come si può allora tradurre organizzativamente in pratica quanto previsto a livello centrale sul riordino delle terapie intensive? Trasformandolo sia a livello centrale che regionale ed aziendale in un progetto di cui qui vengono riportati alcuni punti essenziali.
 
1. Vanno quanto prima definiti gli standard assistenziali, i criteri di programmazione del fabbisogno delle diverse figure professionali, i criteri per la formazione del personale “da riconvertire” ad una funzione di area critica in caso di allarme epidemico, i criteri di utilizzo  dei medici che frequentano la Scuola di Specializzazione, i modelli formativi di questa Scuola e i modelli di organizzazione del lavoro in ospedale perché l’intercambiabilità tra le due funzioni (anestesia e rianimazione) sia garantita.
 
2. Va garantito che l’acquisizione di nuovo personale sia dentro un progetto Regionale che definisca in modo motivato quanto dell’incremento previsto nelle varie strutture vada considerato operativo subito e quindi coperto con personale “stabile e specificamente assegnato” e quanto viene progressivamente attivato in caso di emergenza e quindi coperto con modalità che prevedono il ricorso a personale in formazione e/o personale assegnato normalmente ad altre funzioni.
 
3. L’incremento dovrebbe avvenire all’interno di una rete ospedaliera già coerente con le indicazioni del DM 70 e quantomeno essere riconosciuto solo a strutture che ne rispettano i requisiti e sono già state classificate in coerenza con quanto previsto nel Decreto. Questo dovrebbe essere un prerequisito da verificare a livello di analisi delle proposte  regionali.
 
4. Andrebbe previsto un Dipartimento Funzionale Regionale delle Terapie Intensive con valenza Regionale, che metta in rete quantomeno quelle nella rete COVID.
 
5. Va previsto e costruito un sistema di monitoraggio che rilevi e periodicamente analizzi i dati di attività, appropriatezza ed esito delle terapie intensive sia a livello Aziendale, che Regionale e Nazionale.
 
Dentro una progettualità di questo tipo il riordino della rete delle terapie intensive diventa (può diventare) una grande opportunità di sistema.
 
Claudio M. Maffei
Coordinatore scientifico di Chronic-on

23 giugno 2020
© Riproduzione riservata

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