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Covid. Se continua così, quest’anno niente Panettone

di Cristina Cenci

29 OTT - Gentile Direttore,
lo scorso inverno il virus ci ha colti impreparati, non conoscevamo il nemico e non sapevamo che era già in casa nostra. Più di un ospedale è divenuto così, focolaio di infezione da SARS COV2. Se avessimo imparato la lezione, avremmo dovuto avere, alle porte del nuovo inverno, ospedali difesi come fossero fortezze e resi inespugnabili, da quanti avevano l’obbligo di riorganizzare le cure nei diversi territori in cui è divisa l’Italia.
 
E invece? Invece molti ospedali in più di una regione, stanno cedendo sotto l’assalto del nemico e con un nuovo DPCM si tenta di ridurre il sovraccarico degli ospedali. Non voglio entrare nel merito delle decisioni assunte dal Governo, ma le parole del Presidente Conte che “riavvolge il nastro” alla fine dell’inverno scorso, mi hanno lasciata attonita, come medico e come sindacalista: “ce l’abbiamo fatta allora, ce la faremo anche oggi”.
 
Una pacca sulla spalla a tutti gli italiani, medici compresi e andiamo avanti, nell’incertezza disorganizzativa della maggior parte delle regioni, “raffreddando” un po’ i contagi per un mesetto, con le nuove misure di contenimento per salvare il Natale! E no caro Presidente, oggi non ce la faremo e vuole sapere perché?

 
Perché dalla fine della precedente emergenza a quella attuale, le regioni non hanno capito che la guerra non si vince senza armi e senza soldati: non sono state colmate le croniche carenze di organico nei dipartimenti di prevenzione, di igiene e sanità pubblica e nei diversi reparti ospedalieri; non sono stati creati posti letto aggiuntivi e reali, per la terapia intensiva e semi intensiva per i pazienti COVID; non è stato potenziato il territorio e non è stato messo in rete con l’ospedale; non è stata razionalizzata l’offerta di posti letto ospedalieri per far si che vi fossero sufficienti posti letto sia per pazienti COVID che per pazienti non COVID, in strutture ospedaliere separate così da non creare commistioni che aumentassero il rischio contagio per operatori e pazienti; non sono state individuate le strutture alberghiere dove isolare i positivi e le famiglie sono di nuovo focolai di infezione; non sono state recuperate le prestazioni ambulatoriali non erogate durante la precedente emergenza sanitaria e a queste si sono aggiunte tutte le nuove.
 
Oggi l’attività lavorativa all’interno degli ospedali è ben più complessa di quella che avevamo a Marzo e non è più ipotizzabile un’interruzione delle attività ambulatoriali e di ricovero per i pazienti non COVID, specie per coloro con patologia neoplastica, cardiaca e cerebrovascolare, cosa che purtroppo alcune regioni, stanno già facendo. Il sistema non si regge da solo nè tantomeno sulle spalle dei dirigenti medici e del personale sanitario.
 
L'assenza di programmazione dei percorsi intraospedalieri e di quelli regionali che nel periodo estivo non sono stati pianificati né tantomeno condivisi con gli operatori sanitari, ha comportato in molte regioni, ritardi nel tracciamento e nell’isolamento dei casi, contagi nelle corsie degli ospedali e nelle RSA tra i pazienti e tra gli operatori.
 
Da medico internista impegnato in attività sindacale, oltre che nell’emergenza Covid 19 che sta vivendo la mia regione, mi permetto di suggerire al Presidente Conte di verificare lo stato di salute reale del SSN, partendo da quelle regioni che hanno superato la soglia d’allerta per quanto concerne saturazione dei posti letto di terapia intensiva e degenza ordinaria: Umbria, Piemonte e Liguria.
 
Una verifica rapida per sapere quante e quali strutture sanitarie siano state messe in sicurezza per ridurre il rischio infettivo lavoro correlato e quanti direttori generali abbiano aggiornato il Documento di Valutazione del Rischio da SARS COV 2; quante aziende abbiano effettuato percorsi formativi per addestrare medici con specializzazione non affine alla rianimazione, alla pneumologia e alla medicina d’urgenza, che vengono impiegati dall’oggi al domani nei reparti COVID; quanti siano i medici positivi nelle diverse regioni, quanti ricoverati o ammalati a casa propria e quanti in congedo parentale per positività accertata nella classe dei propri figli; quanti concorsi siano stati espletati finora e quanti medici siano stati assunti a tempo indeterminato, al netto dei pensionamenti avvenuti nello stesso periodo.
 
Potrebbe scoprire Presidente Conte, che la situazione oggi è molto peggiore di quella di Marzo in termini di risorse umane per fronteggiare la nuova ondata, che rischia di travolgerci tutti. Potrebbe scoprire che i medici ce la stanno mettendo ancora una volta tutta per garantire sia ai pazienti COVID positivi che a quelli COVID negativi il diritto alle cure, dando tempo alle direzioni strategiche, di riorganizzarsi.
 
Abbiamo un mese di tempo perché il Governo faccia ciò che la maggior parte delle regioni italiane non hanno fatto durante l’estate. Diversamente non arriveremo a mangiare il Panettone!
 
Cristina Cenci
Responsabile Nazionale Coordinamento CIMO LAB

29 ottobre 2020
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