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Mancano gli infermieri ma non ne parla nessuno

04 NOV - Gentile Direttore,
tutti i “media” parlano di implementazioni di servizi territoriali, di posti letto di terapia intensiva e semintensiva. Ma senza infermieri (ne servirebbero almeno 23mila in più) non è possibile nessuna attività di implementazione, se non a scapito dell’attività di altre strutture e/o servizi, e pertanto a danno della salute della popolazione.
Servono fatti concreti … anche coraggiosi! Ecco una nostra proposta in tre distinte fasi temporali.
 
Nella prima fase è necessario:
a. definire / rimodulare gli staffing (Infermieri / OSS) per ogni singolo contesto assistenziale e rivedere i modelli organizzativi ed i sistemi di cura e assistenza (prevedendo gli interventi formativi di adeguamento necessari), anche attraverso sperimentazioni guidate in alcune regioni italiane (nord-centro-sud);
b. definire i contesti dove è possibile prevedere la sola figura professionale dell’Operatore Socio Sanitario;
c. definire i criteri (rigorosi) ed i contesti di riferimento per l’assegnazione di infermieri e OSS con certificazioni del Medico Competente;

d. “recuperare” alle funzioni assistenziali tutto il personale infermieristico eventualmente assegnato, presumibilmente temporaneamente, a funzioni diverse da quelle proprie, con esclusione del personale che beneficia dei periodi di astensione collegati alla gravidanza.
 
Nella seconda fase, contestualmente alla prima (ma per risultati che richiedono tempi un pò più lunghi, ma comunque da definire) rivedere:
a. il percorso formativo e il profilo professionale dell’Operatore Socio Sanitario (vale la pena ricordare che la formazione dell’OSS è significativamente più elevata dell’Infermiere Generico dei “tempi passati” … con una operatività – da profilo professionale - inferiore);
b. i criteri e gli standard di riferimento per la determinazione delle dotazioni organiche (Territorio / Residenze / Ospedali / Strutture Sociali), tenuto conto dei cambiamenti auspicati nella formazione e nel profilo professionale dell’OSS;
c. gli staffing assistenziali, alla luce delle nuove determinazioni, e le nuove organizzazioni del lavoro (prevedendo gli interventi formativi di adeguamento necessari);
d. l’organizzazione del lavoro infermieristico, tenuto conto delle caratterizzazioni e specificità disciplinari, nel rispetto dei contenuti curricolari e dei principi fissati dalle normative che regolamentano e disciplinano le professioni sanitarie (DM 739/94, l.42/99, l. 251/2000, l.43/2006);
e. le modalità di integrazione (professionali e multi-professionali), nel rispetto dei principi della l. 24/2017 – “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie” che richiama l’obiettivo “della sicurezza delle cure e l’utilizzo corretto ed appropriato delle risorse strutturali, tecnologiche ed organizzative”, con l’assoluta necessità di definire e condividere i progetti, i percorsi ed i processi tra tutti i professionisti interessati, unitamente alla necessità di “tracciare” le attività e le azioni, a tutela e garanzia degli utenti e degli stessi professionisti.
 
Nella terza fase viene richiamata la necessità di rivedere e/o definire:
a. le situazioni contrattuali degli Infermieri, a partire dai riconoscimenti economici adeguati (fino ad oggi incrementi contrattuali risibili, mediamente 1-2 lustri dopo la scadenza dei contratti, con una quantificazione del disagio fermi a 25 anni fa. In molti evidenziano che l’aumento del 3,48% del tabellare è sovrapponibile a tutti gli altri contratti. Dipende il punto di partenza! … che per gli infermieri è notoriamente basso);
b. una differenziazione economica significativa tra chi opera “in prima linea”, rispetto a chi svolge “attività di fureria”;
c. i riconoscimenti di status, ruolo e responsabilità per ogni livello dell’articolazione organizzativa della filiera professionale (l.43/2006 e l. 251/2000), nonché i requisiti curricolari di accesso (e le relative modalità) per ogni singola posizione;
d. i percorsi di carriera, nel rispetto dei contenuti dei vigenti CC.CC.NN.LL. delle Aree Comparto e Dirigenza, per quella “valorizzazione” da tanti acclamata … ma scarsamente applicata!
 
Tutti i talk show televisivi affrontano gli aspetti collegati all’epidemia COVID-19 con riferimenti costanti alla necessità di implementare i posti letto intensivi e semintensivi e, di conseguenza, il numero di medici (in particolare anestesisti-rianimatori). Silenzio assoluto relativamente alla difficoltà/impossibilità di reclutare gli Infermieri, e se non ci sono gli Infermieri le implementazioni sopra richiamate non hanno possibilità di realizzazione.
 
Colpisce molto il silenzio (o bisbiglìo) degli Ordini Professionali (OPI) e delle Organizzazioni Sindacali, come se le problematiche presentate fossero di scarso interesse e/o di bassa rilevanza per gli infermieri, per la professione e per la salute della popolazione!
 
Forse è giunto il momento che il livello governativo, tutte le forze politiche, le regioni, gli ordini professionali, le organizzazioni sindacali, le società scientifiche, le associazioni a tutela dei cittadini e dei malati, ognuno per quanto di competenza e responsabilità, decidano di mettersi intorno ad un tavolo per affrontare seriamente la problematica, superando con i fatti le tante parole spese fino ad oggi.
Il supporto dei “media” potrebbe essere un concreto aiuto!
 
Marcello Bozzi
Segretario ANDPROSAN (associata COSMED)
 
 
 


 

04 novembre 2020
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