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Perché diciamo no alle UOC di Farmacologia Clinica

04 DIC - Gentile Direttore,
abbiamo troppa stima dei farmacologi clinici per pensare che in molti condividano le ragioni portate dalla proposta di inserimento del seguente emendamento: “art. 81-bis (Sperimentazione delle UOC di Farmacologia Clinica)” al ddl bilancio 2021, all’esame della Camera dei deputati. La finalità dichiarata dall’emendamento è quella di “promuovere la sicurezza, l’efficacia e l’appropriatezza nell’uso dei farmaci”, lasciando intendere che questi aspetti fondamentali dell’assistenza terapeutica non siano già in atto. Il gruppo proponente, nel formulare la proposta, non ha infatti seguito il percorso che la scienza adotta: trasparenza e dibattito fra pari basato su motivazioni portate da dati ed esperienze concrete.
 
 
Il primo firmatario, l’On Angela Ianaro, è una farmacologa che non è nuova a queste proposte. Lo scorso anno infatti aveva presentato un analogo disegno di legge, che oggi ripresenta in modo diverso, proponendo di istituire UOC “sperimentali” negli ospedali, all’interno del Dipartimento dei Servizi sanitari o delle Direzioni sanitarie, diretti da un farmacologo clinico, da finanziare, complice l’emergenza COVID 19, con i fondi destinati alla sanità in questa fase di emergenza.

 
La società scientifica che rappresentiamo (Società Italiana di Farmacia Clinica e Terapia - SIFaCT), al tempo del primo disegno di legge aveva avviato un dibattito per esporre la propria contrarietà ad un esperimento di questo tipo, che qui vogliamo richiamare. Nel condividere le giuste argomentazioni che il sindacato dei farmacisti che operano nel SSN (SiNaFO) ci ha trasmesso ed esposto in altri articoli, riteniamo utile portare una ulteriore riflessione rispetto alla proposta di emendamento.
 
In primis, governare gli obiettivi che si propone questo emendamento significa intervenire in modo unitario sulla prescrizione territoriale (con farmaci a costi unitari contenuti ma per trattamenti cronici) e sulla prescrizione ospedaliera (con farmaci di costo elevato per l’acuzie). Questo governo è oggi assicurato dai servizi farmaceutici ospedaliero e territoriale, sia nel contesto locale che in quello regionale e nazionale. Aggiungere una nuova struttura è disconoscere i risultati ottenuti dai servizi farmaceutici nel corso degli ultimi decenni.
 
Anche la collocazione di una nuova struttura in ospedale rende il processo gestionale del farmaco quasi esclusivamente finalizzato al governo della prescrizione ospedaliera. La collaborazione ipotizzata con le altre strutture ospedaliere rimane tuttavia un’ipotesi facilmente confutabile. In questo quadro, va infatti ricordato che la prescrizione ospedaliera è affidata a medici altamente specializzati nella materia di cui trattano. L’AIFA prevede infatti che la prescrivibilità di questi farmaci di alto impegno sia eseguita attraverso strumenti ben consolidati (registri AIFA, registri per patologia regionali o locali, piani terapeutici, PDTA).
 
D'altro lato, le specialità mediche sono numerose e frequenti sono le esperienze di collaborazione nei team multidisciplinari dei farmacisti SSN. In questo contesto, appare pertanto improbabile che una UO centralizzata di farmacologia, costituita da poche persone, possa detenere, riguardo alle numerose specializzazioni mediche, competenze così approfondite in ciascun settore da risultare un interlocutore privilegiato per tutti. In carenza di adeguate conoscenze in così tanti ambiti specialistici, un "peer-reviewer" centralizzato dovrebbe realisticamente limitarsi a pochi farmaci con un uso comune in molti ambiti specialistici.
 
E’ questo il motivo per cui in altri paesi tecnologicamente avanzati sono state istituite le figure dei farmacisti clinici, che sono presenti nei singoli dipartimenti per gestire, con i medici specialisti, gli aspetti farmacologici, farmaceutici, economici ed epidemiologici. Anche la medicina personalizzata si ottiene grazie ad una gestione multidisciplinare, e numerose pubblicazioni scientifiche confermano il ruolo positivo della partecipazione nei team dei farmacisti clinici. Le loro conoscenze di farmacocinetica e farmacogenetica affiancano quelle di interpretazione delle evidenze, di tecnologia farmaceutica, di farmacoepidemiologia, di conoscenza dei dispositivi medici, di farmacoeconomia, di nutrizione parenterale ed enterale e nei processi di HTA, tanto per citare alcune delle materie affrontate nelle scuole di specializzazione di farmacia ospedaliera.
 
Un intervento legislativo oggi dovrebbe piuttosto prevedere il potenziamento dei servizi farmaceutici per ottenere omogeneità di intervento nel territorio nazionale e per consolidare gli obiettivi indicati nelle premesse dello stesso emendamento. Piuttosto che perseguire obiettivi che sembrano solo favorire alcune nuove direzioni, si ricorda che già oggi i farmacisti farmacologi trovano utile collocazione presso i servizi farmaceutici SSN. Investire nelle figure di farmacologi clinici è limitante rispetto alle molteplici competenze dei farmacisti clinici. 
 
Il farmacologo clinico è invece, a nostro avviso, una figura preziosa per le sue conoscenze nella ricerca di base e nelle fasi iniziali della sperimentazione clinica. Il passato dimostra inoltre che ci sono notevoli difficoltà nel reperire gli specialisti medici in numero sufficiente a soddisfare i bisogni sopra citati.
 
Infine, posto che la riforma proposta con questo emendamento avrebbe una oggettiva rilevanza, essa non è scaturita da un ampio dibattito avvenuto pesando i pro e i contro all’interno di un organismo collegiale (es. una commissione in ambito politico e/o istituzionale, la pianificazione sanitaria di uno specifico partito politico, un consesso scientifico multi-disciplinare). Essa sembra essere invece il risultato di una semplice condivisione tra alcuni parlamentari e un certo numero di farmacologi clinici.
 
Angelo C. Palozzo
Presidente Società Italiana di Farmacia Clinica e Terapia (SIFaCT)

 
Andrea Messori
Presidente Comitato Scientifico Società Italiana di Farmacia Clinica e Terapia (SIFaCT)


04 dicembre 2020
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