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Covid. Da Fermo un modello vincente di assistenza primaria

15 GEN - Gentile Direttore,
assistiamo in questo periodo ad una narrazione che tenderebbe a evidenziare come il territorio non abbia saputo rispondere adeguatamente all’emergenza Covid e come la parte “fondamentale” dell’epidemia sia comunque gestita a livello ospedaliero. Sulla base di queste percezioni ci è sembrato opportuno riferire invece quanto è successo in una piccola provincia del centro Italia, quella di Fermo, con territorio corrispondente a quello dell’Area Vasta 4 (AV4) dell’ASUR Marche, dove i Medici di Famiglia e i Pediatri di Libera Scelta, fin dalla fine di Febbraio sono stati protagonisti di una serie di iniziative che, in sinergia con il Distretto sanitario, hanno realizzato una rete assistenziale forte e organizzata nella gestione dell’emergenza.

La proattività dei Medici di Famiglia si è manifestata su più fronti: la tempestiva organizzazione dell’assistenza medica per gli accessi domiciliari, la rapida presa in carico della prescrizione dei tamponi biomolecolari con l’organizzazione della prenotazione online, la puntuale ricognizione dei casi Covid gestiti sul territorio.


Fin dall’ultima settimana di Febbraio l’obiettivo è stato quello di creare un’organizzazione per affrontare la gestione degli accessi domiciliari ai pazienti con infezione sospetta o già diagnosticata. I MMG della provincia, con un coordinamento di alcuni di essi, hanno realizzato le squadre per accedere in modalità protetta ed equipaggiata a domicilio del paziente (i COVID TEAM AT HOME - CTH), esplorando, in quel momento di grande emergenza, una via completamente alternativa di organizzazione e finanziamento. Quando è stato pubblicato il Decreto Ministeriale relativo alla istituzione delle USCA, un mese prima che fossero però realmente varate, nel periodo più duro dell’emergenza, i pazienti della provincia di Fermo potevano già contare sulla disponibilità di medici e infermieri attrezzati al meglio e preparati per le visite dei pazienti Covid a domicilio. I CTH hanno previsto il ruolo del coordinatore, individuato tra gli stessi Medici di Famiglia. Questa figura si è rilevata essenziale come “centro di ascolto” per i colleghi alla ricerca di consigli ed orientamenti operativi. Ad Aprile i CTH hanno preso la denominazione di USCA continuando ad operare in stretto raccordo e sinergia con i MMG e i PLS


La disponibilità della figura del coordinatore ha costituito la premessa per intraprendere anche il percorso innovativo sulla prescrizione dei tamponi: il coordinatore delle USCA è diventato infatti, fin da subito, il collettore delle richieste di tampone da parte dei colleghi.

Da quei giorni i MMG hanno prenotato, in sistema da loro stessi “costruito” quasi 15mila tamponi, eseguiti al Diagnostic Drive Through. Durante l’estate, in carenza di altri sistemi informatici dedicati, due MMG dell’AV4 hanno realizzato un portale dove tutti i MMG e PLS, dotati di uno specifico account, possono, a tutt’oggi, prenotare il tampone; il programma genera automaticamente l’appuntamento per l’accesso del paziente al DDT. Entro 24 ore dall’effettuazione del tampone, il funzionario del Distretto Sanitario (dotato anch’egli di un account sullo stesso sistema) inserisce tutti i risultati degli esami, consentendo la consultazione del dato al medico inviante. Sono stati complessivamente prenotati oltre 15mila tamponi biomolecolari, con tempi di attesa quasi sempre nell’ordine delle 24 ore.

Sia in occasione della prima ondata che della seconda, i MMG e i PLS dell’AV4 hanno svolto una puntuale ricognizione dei loro pazienti trattati sul territorio: ne è derivato un dettagliato quadro epidemiologico ed assistenziale che ha fatto emergere alcune interessanti conclusioni.

La grande maggioranza, più del 95% dei pazienti affetti da Covid, sono gestiti SEMPRE a domicilio. L’attuale tasso di ospedalizzazione è del 4,2% (vs il 4,6% nazionale e della Regione Marche); un tasso del 20% se si considerano i casi di patologia di entità moderata e grave (il 52% per i casi di patologia grave) (vedi il documento integrale con i risultati). Queste consapevolezze sovvertono la narrazione che vorrebbe che la parte sostanziale della malattia è gestita sempre e solo in ospedale. La massa critica dei malati resta a casa, gestita dai medici delle cure primarie in collaborazione con i colleghi delle USCA, anche in casi complessi di malattia.

È un lavoro assistenziale che i medici svolgono oramai con dedizione ma anche con competenza: i bassi tassi di ospedalizzazione e di letalità lo confermano. In particolare il tasso di letalità, calcolato relativamente alla seconda ondata (dal 1 ottobre al 31 dicembre), sembrerebbe attestarsi su livelli molto contenuti (circa l’1,0%), decisamente al di sotto del tasso di letalità regionale delle Marche (1,7%) e nazionale (2,0%) per lo stesso periodo.

Vincenzo Landro
Mmg, Fermo


15 gennaio 2021
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