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Lockdown sì, lockdown no?

di Laura Stabile

18 MAR - Gentile Direttore,
e dopo un anno nulla è cambiato: lockdown, tutti a casa, scuole chiuse, negozi chiusi, altre attività ridotte al minimo, contatti interpersonali annullati e non da ultimo è tornata prepotentemente di moda l’autocertificazione annessa alla minaccia di controlli severissimi. Unica rilevante novità: il vaccino.
Come non interrogarsi sull’efficacia di queste misure?
 
Non trattandosi di una discussione da talkshow, si deve affrontare l’argomento supportati dalla letteratura scientifica disponibile. In letteratura il dibattito esiste, pur non essendo vivace come ci si aspetterebbe, complici, forse, gli aspetti ancora ignoti del virus e l’approccio multidisciplinare che l’argomento richiede (economia, sociale, clinica, diritto).
 
Proviamo ad operare una sintesi ed avanzare alcune riflessioni. Allo scoppio dell’epidemia i governi si trovarono di fronte a due diverse politiche di reazione: la soppressione, ossia eliminare completamente la trasmissione umana (R<1) attraverso l’introduzione di interventi non farmaceutici (NPI) stringenti e la mitigazione, ossia non eliminare completamente la trasmissione umana (R>1) e quindi l’adozione di NPI meno rigorosi.

 
La strategia di soppressione, anche usata ad intermittenza, avrebbe dovuto essere tenuta in piedi fino alla disponibilità di un vaccino (12-18 mesi); la mitigazione puntava a ridurre l’impatto sulla salute (mortalità) mirando a proteggere le fasce più vulnerabili[1].
 
Fin dall’inizio risultò chiaro che la capacità del sistema sanitario di prendere in carico i pazienti COVID –non soltanto nelle terapie intensive- sarebbe stata determinante per adottare una o l’altra strategia.
 
I costi in vite umane ipotizzati nello scenario della strategia di mitigazione sembrarono troppo alti per essere politicamente accettabili. E anche il discorso della parziale immunizzazione naturale derivante da una certa circolazione del virus non fu considerata sufficiente a compensare le perdite di vite umane.
 
Gli effetti delle due politiche hanno riflessi differenti sullo stato di salute della popolazione, sull’intero sistema sanitario, ma anche sull’economia e il campo sociale. Vi è, infatti, una concatenazione tra queste dimensioni che è stata poco enfatizzata.
 
Proviamo a chiarire, in breve, cosa comportano le NPI.
1. Salute:
- Riducono la diffusione del virus.
- Riducono la mortalità.
 
2. Sanità:
- Le misure anti contagio impostate negli ospedali unitamente alla destinazione di quota parte del personale alla cura del COVID-19 di fatto riducono la capacità di diagnosi, cura e assistenza degli ospedali e delle altre strutture sanitarie per le patologie diverse dal COVID-19. Vi è, pertanto un danno in salute misurabile in anni e qualità di vita persi.
 
3. Economia:
- Crollo complessivo del PIL in quasi tutti i settori.
 
4. Sociale:
- Danni al livello di educazione; sembra emergere che le fasce più deboli avranno un danno maggiore e che la forbice sociale rischia di ampliarsi.
- Sgretolamento dei rapporti interpersonali.
 
Come si diceva queste dimensioni sono correlate. Ad esempio, le diagnosi tardive o le cure procrastinate o intempestive portano, nel complesso, ad un aumento dell’intensità della cronicità che non solo è una perdita rispetto allo stato di salute, ma comporta altresì un maggior assorbimento di risorse finanziarie. E ancora, poiché il finanziamento della sanità è una funzione del PIL, se quest’ultimo si riduce anche il finanziamento al sistema sanitario rischia di doversi ridurre. Anche qualora si dovessero mantenere gli stessi livelli di finanziamento della sanità in valore assoluto, altri settori vedrebbero calare le loro disponibilità a meno di non aumentare l’indebitamento pubblico, che peraltro ha già raggiunto livelli allarmanti.
 
I costi del lockdown pertanto sono ingenti, multidimensionali ed interrelati. Proprio per questo motivo, prima di imporre nuove pesanti misure restrittive andrebbero soppesate con attenzione.
 
Un recente studio[2] che ha messo a confronto politiche di lockdown stringenti con politiche di lockdown più allentate, non ha trovato un sensibile maggior beneficio delle prime rispetto alle seconde e soprattutto i possibili benefici non bilanciano i danni correlati (di salute, economici e sociali) alle misure di chiusura drastiche.
 
A titolo di esempio, salta agli occhi il caso della Svezia che non ha adottato severe misure di lockdown eppure ha un numero di morti per milione di abitanti ben inferiore all’Italia (Svezia: 1,296 morti/1Mpop; Italia: 1,691 morti/1Mpop[3]). Nel caso svedese va comunque ribadito l’errore delle politiche di mitigazione che non hanno sufficientemente o per nulla protetto la popolazione anziana nelle residenze per anziani e in altri contesti, specialmente a Stoccolma, e che ha determinato un consistente numero di decessi[4].
 
Un altro studio[5], analizzando l’efficacia e la portata delle politiche di soppressione del virus, mette in evidenza che la società non può continuare a funzionare con il tipo di lockdown che sarebbe necessario (in termini di severità di chiusure e di tempo) a sopprimere il virus.
 
Non da ultimo, ha destato interesse un recente lavoro pubblicato su Science[6] dal quale emerge che, nella fase endemica, una certa circolazione del virus potrebbe portare ad un dato livello di immunizzazione rendendo meno necessaria la vaccinazione di massa. Tuttavia va detto che si tratta di una strada tutta da verificare sebbene già il citato studio di Ferguson aveva richiamato l’attenzione su una certa immunità da raggiungere con la strategia di mitigazione.
 
Molti paesi, e l’Italia è tra questi, hanno oscillato tra strategie di mitigazione e di soppressione e forse si sono trascurati gli effetti collaterali avversi dei severi lockdown ed è altresì mancato lo sforzo di adottare l’una o l’altra strategia con fondatezza e accortezza.
 
Da un lato, infatti, dopo un anno, appare difficilmente giustificabile il persistere del brusco rallentamento della generalità delle prestazioni sanitarie: aumento dei tempi di attesa, prestazioni in elezione rimandate sine die, diagnosi e programmi di prevenzione con forti ritardi.
 
Dall’altro, non è migliorata la capacità dell’attività di tracciamento (fondamentale sia nelle strategie di mitigazione che di soppressione), non c’è tempestività tra la rilevazione dell’aumento dei contagiati e l’adozione di NPI, ancora non c’è sufficiente abilità nell’adozione di NPI mirate a gruppi di popolazione vulnerabili.
 
A tutte queste carenze che mettono in luce la debolezza di un intero sistema-paese, è più facile ovviare con pesanti misure di lockdown. Al di là della pazienza della popolazione, ci si chiede quanto siano veramente efficaci e quali i costi in termini di salute, economici e sociali.
 
Laura Stabile
Medico e Membro della Commissione Igiene e Sanità del Senato di Forza Italia
 
 
 


[1]
 Ferguson NM, Laydon D, Nedjati-Gilani G, Imai N, Ainslie K, Baguelin M, Bhatia S, Boonyasiri A, Cucunubá Z, Cuomo-Dannenburg G, Dighe A (2020) Impact of non-pharmaceutical interventions (NPIs) to reduce COVID-19 mortality and healthcare demand. Imperial College COVID-19 Response Team, London, March, 16. https://www.imperial.ac.uk/media/imperial-college/medicine/sph/ide/gida-fellowships/Imperial-College-COVID19-NPI-modelling-16-03-2020.pdf
[2] Bendavid E, Oh C, Bhattacharya J, Ioannidis JPA. Assessing mandatory stay-at-home and business closure effects on the spread of COVID-19. Eur J Clin Invest. 2021;51:e13484. https://doi.org/10.1111/eci.13484
[3] https://www.worldometers.info/coronavirus/#countries. Accesso 15/03/2021 ore 18.20.
[4] Maria Brandén, Siddartha Aradhya, Martin Kolk, Juho Härkönen, Sven Drefahl, Bo Malmberg, Mikael Rostila, Agneta Cederström, Gunnar Andersson, Eleonora Mussino. Residential context and COVID-19 mortality among adults aged 70 years and older in Stockholm: a population-based, observational study using individual-level data. Published Online October 27, 2020 https://doi.org/10.1016/S2666-7568(20)30016-7.
[5] Eubank S, Eckstrand I, Lewis B, Venkatramanan S, Marathe M, Barrett CL. Commentary on Ferguson, et al., “Impact of Non-pharmaceutical Interventions (NPIs) to Reduce COVID-19 Mortality and Healthcare Demand”. Bull Math Biol. 2020 Apr 8;82(4):52. doi: 10.1007/s11538-020-00726-x. PMID: 32270376; PMCID: PMC7140590.
[6] Jennie S. Lavine, Ottar N. Bjornstad and Rustom Antia. Immunological characteristics govern the transition of COVID-19 to endemicity. DOI: 10.1126/science.abe6522originally published online January 12, 2021.

18 marzo 2021
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