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Il fallimento del Decreto Calabria

di N. Accorinti, A. Parrotta e L. Carolei

29 MAR - Gentile Direttore,
qualcuno credeva che il novellato decreto-legge Calabria n. 150 del 10 novembre 2020 poi convertito in legge il 30 dicembre 2020 potesse rilanciare la sanità regionale. Al centro del modello che il legislatore aveva delineato ci doveva essere il Commissario Ad Acta nominato dal governo e provvisto di un curriculum con “qualificate e comprovate professionalità ed esperienza di gestione sanitaria anche in base ai risultati in precedenza conseguiti”, ai sensi del comma 569 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2014 n. 190. Ebbene, così non è stato poiché in seguito alle note vicende autunnali l’ex Governo Conte ha nominato un servitore dello stato, un “super poliziotto” senza esperienza di gestione sanitaria, chiaramente in violazione della stessa norma legiferata.

In assenza dei sub-commissari, previsti dal comma 3 dell’art. 1 dello stesso Decreto, “in possesso di qualificata e comprovata esperienza in materia di gestione sanitaria ed amministrativa”, il Commissario Ad Acta ha nominato i Commissari Straordinari per ogni Azienda Sanitaria.
Non si conoscono le modalità di individuazione e di valutazione professionale degli aspiranti Commissari che, come previsto al comma 2 dell’art. 2 del decreto-legge n. 150, dovrebbero avere anche loro una “comprovata competenza ed esperienza”.
Dalla lettura dei curriculum si evidenzia però che alcuni di loro sono alla prima esperienza nella gestione di una Azienda Sanitaria.

I risultati dei primi mesi confermano lo stato confusionale della sanità calabrese e dimostrano che lo strumento emergenziale del Decreto Calabria, se non correttamente utilizzato a partire dalle nomine di Commissari e Sub Commissari, si appalesa una soluzione inutile e fallimentare.

Il rilancio del servizio sanitario si doveva intravedere negli atti di programmazione approvati dal Commissario ad Acta a partire dalle linee guida degli atti aziendali.

Purtroppo, anche quest’ultimo provvedimento, approvato con DCA n. 33 del febbraio 2021 non presenta una nuova e reale progettualità rivolta all’ampliamento ed al miglioramento dell’offerta sanitaria, anzi ripropone, con qualche modifica contraddittoria, le linee guida del 2015 decretate con il DCA 130 dell’allora Commissario Scura.

Il copia e incolla dello strumento programmatorio per le Aziende Sanitarie, quindi, dimostra l’inadeguatezza gestionale e genera perfino contraddizioni con la riorganizzazione attuata con il DCA 64/2016, un esempio su tutte è quella dell’Azienda “Mater Domini” di Catanzaro.

L’applicazione delle linee guida dovrebbe essere facilitato dalle precedenti esperienze ed invece lo sconcerto diventa massimo quando si osserva che qualche Commissario Straordinario per la predisposizione dell’atto aziendale ha deliberato, con il parere del direttore sanitario ed amministrativo, l’affidamento di una consulenza esterna ad un operatore economico.

Sono questi i Commissari in possesso della comprovata competenza in gestione sanitaria?
Nel prosieguo, il Commissario ad Acta come valuterà gli stessi atti aziendali al fine di garantire il rispetto dei LEA e la coerenza con il piano di rientro dai disavanzi nel settore sanitario?

E’ necessario un cambio di rotta del “Governo Draghi” sulla Sanità in Calabria. O resettare tutto il modello in essere o non lasciare ad indicazioni di parte le nomine dei sub-commissari, che davvero devono avere qualificate competenze ed esperienze note a livello nazionale, se non si vuole continuare nel fallimento del Decreto Calabria.

Dott. Nino Accorinti
Dott.ssa Anna Parrotta

Cisl Medici Calabria

Dott.ssa Luciana Carolei
Cisl Medici Magna Graecia


29 marzo 2021
© Riproduzione riservata

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