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Il trattamento precoce del diabete di tipo 2 non può più attendere  

di Rita Lidia Stara

21 GIU - Gentile Direttore,
in Italia siamo ancora indietro, rispetto alla grande maggioranza dei Paesi europei, sul fronte dei farmaci di ultima generazione per il diabete di tipo II. Nel nostro Paese la facoltà di prescrivere la classe degli SGLT2 rimane di appannaggio unico dello specialista mentre preclusa ai nostri medici di famiglia che possono solo far riferimento a delle “armi spuntate” per combattere il diabete di tipo 2. Avere maggiori e più precoci possibilità di accesso a questi farmaci limita le pericolose complicanze cardio-vascolari come l’infarto o lo scompenso cardiaco e favorisce un’importante protezione renale.

La formazione dei medici di medicina generale, è imprescindibile, da tempo se ne discute e sembra sempre di essere prossimi affinché finalmente anche in Italia si arrivi a questa decisione così com’è nel resto d’Europa da anni.  Ora che la pandemia ha impattato pesantemente sugli accessi alle cure, la prossimità del medico di medicina generale è ancora più importante e i pazienti non possono più attendere.

Come rappresentati dei pazienti siamo profondamente convinti che la medicina territoriale debba essere potenziata per la gestione di una malattia in grande crescita. La diffusione del diabete è quasi raddoppiata in trent’anni e adesso interessa l’8,5 della popolazione italiana. In totale sono oltre 4 milioni i casi noti e circa 1 milione i casi misconosciuti (o non diagnosticati). Molti pazienti non hanno bisogno di recarsi al Centro Diabetologico ospedaliero perché il loro diabete è ancora ben compensato. Tuttavia devono essere monitorati costantemente per evitare pericolose complicazioni.

Delegare questo compito al medico di famiglia può permetterci un più facile accesso alle cure, considerando anche il rapporto di fiducia che si instaura solitamente tra medico e assistito. In Italia è da troppo anni che si discute sulla possibilità di estendere anche ai medici di medicina generale la possibilità di prescrivere farmaci per il controllo della glicemia.

Nel novembre del 2017 come Diabete Italia abbiamo avuto un incontro ufficiale presso l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). L’allora Direttore Generale, il prof. Mario Melazzini, ci aveva rassicurato che a marzo dell’anno successivo l’ente regolatorio avrebbe rilasciato un documento a riguardo. Dal 2018 al 2020 invece non è stato fatto nulla dopo di che è arrivata la terribile pandemia da Covid-19. La decisione è stata ulteriormente congelata. I pazienti con diabete sono stati particolarmente colpiti dalla pandemia e per loro il virus è risultato molto pericoloso come hanno evidenziato numerosi studi scientifici.

Ben il 27% delle persone decedute in Italia, a causa del Coronavirus, aveva il diabete. E’ stato quindi proprio il Covid-19 ha dimostrare quanto sia necessario potenziare la medicina territoriale soprattutto per la gestione delle patologie croniche. Adesso ci sono nuove opportunità offerte dal Recovery Plan che prevede lo sviluppo e il potenziamento della medicina territoriale che è ancora carente in molte Regioni. Questo riguarda soprattutto anche le così dette “Case di Cura” che possono svolgere un’azione importante anche per i diabetici ma che non sono presenti in modo uniforme sul territorio nazionale. Attualmente in Emilia Romagna sono 127 mentre in Lombardia non è presente nemmeno una di queste strutture sanitarie.

La situazione pandemica sta migliorando anche solo pochi centri di diabetologia hanno ricominciato a visitare regolarmente in presenza i pazienti. Per tutti questi motivi chiediamo nuovamente alle istituzioni competenti di estendere anche ai medici di famiglia la possibilità di prescrivere farmaci innovativi per la gestione del diabete. Non possiamo più permetterci ulteriori ritardi.

Rita Lidia Stara
Presidente della Federazione Diabete Emilia Romagna e membro del Comitato direttivo di Diabete Italia


21 giugno 2021
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