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Assistenza domiciliare, è il momento di unire le forze

di Maurizio Marzegalli

05 OTT - Gentile Direttore,
in questi mesi l'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) è rientrata prepotentemente nell'attenzione di tutti i cittadini e delle famiglie, e contemporaneamente anche sotto gli occhi di chi riflette e prova a “progettare” un futuro innovativo e attento ai bisogni per il nostro SSN. Quando si parla di Assistenza Domiciliare Integrata ci si riferisce ad un corpo vastissimo di interventi sanitari, sociali, psicologici, che spesso vengono realizzati a fronte di cronicità e neoplasie, a malattie rare o gravemente invalidanti, e di fronte alle fasi terminali dell'esistenza. Recentemente l'argomento ha suscitato nuove e specifiche attenzioni, anche per molte disfunzioni registrate in periodo di emergenza SARS-CoV.2.
 
Nei giorni scorsi la testata da Lei diretta ha pubblicato la proposta di un Piano Nazionale di Domiciliarità Integrata firmata dalle numerose organizzazioni che aderiscono al “Patto per un nuovo welfare sulla non autosufficienza” e indirizzata al Governo. Contemporaneamente Cittadinanzattiva Lazio – per voce del suo segretario Elio Rosati – ha lanciato l'allarme sulla difficoltà di accesso ai servizi sanitari della sua regione in tempo di COVID.19, sottolineando le enormi difficoltà da parte dei pazienti e dei loro famigliari di ottenere proprio assistenza specialistica domiciliare. Che il tema sia particolarmente delicato lo dimostra inoltre da ultimo la survey, messa a punto dal Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità-Tor Vergata e dall'Osservatorio Malattie Rare, per raccogliere il vissuto delle tante famiglie che affrontano spesso in assoluta solitudine le pesanti tematiche quotidiane delle malattie rare.

 
Sono tutti tasselli di una forte necessità e preoccupazione: che l'ADI sia finalmente compresa, sostenuta, rilanciata. L’assistenza domiciliare è un anello fondamentale del sistema di cura, in particolare nei confronti del paziente anziano cronico e pluri-patologico, ma anche nei confronti dei tanti minori e giovani adulti con gravi patologie e handicap e delle loro famiglie che altrimenti sarebbero senza alcun supporto. 
 
Strutture pubbliche e realtà private sono fortemente impegnate in questo ambito ed i professionisti che ne sono coinvolti hanno competenze ed esperienze specifiche. Quotidianamente la Fondazione Maddalena Grassi – forte di un'esperienza iniziata 30anni fa, una realtà che offre al domicilio di oltre 2500 pazienti all'anno servizi rispondenti alle specifiche esigenze di salute delle persone che assiste – rileva un dato: i pazienti preferiscono permanere al domicilio quanto più possibile, nella coscienza che “è sempre meglio vivere a casa propria”, se si riesce ad ottenere servizi che rispondano ai bisogni di salute.
 
Negli anni di attività abbiamo peraltro raggiunto la consapevolezza che nel paziente cronico vi sono stati patologici per riacutizzazioni, complicanze che richiedono un livello di cure continuativo e intensivo, sia esso sviluppato in hospice, in strutture ospedaliere o in RSA. 
 
Le Misure 5.1 e 6.1 del PNRR (che citano e danno valore all'integrazione dell'assistenza sanitaria domiciliare per anziani e pazienti cronici) sembrano indicare proprio questa integrazione come chiave di volta di un percorso futuro. In questo senso l'integrazione con i servizi semi-residenziali e residenziali territoriali così come l'integrazione con i servizi specialistico-ospedalieri  e con i servizi sociali è fondamentale per garantire un continuum di cura al singolo bisogno di salute.
 
Nell'esperienza che abbiamo appena portato al convegno milanese Cura il tuo prossimo come te stesso: prenditi cura dell'uomo che invecchia - promosso dall'Associazione religiosa istituti socio-sanitari-ARIS e dall'Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale-UNEBA  con il patrocinio dell’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana – abbiamo sottolineato la necessità di fare fronte comune tra tutti i soggetti coinvolti nel “prendersi cura”, soprattutto quando si parla di soggetti che hanno nella loro fragilità la cifra di un'esistenza che non può mai essere trascurata.
 
Crediamo quindi, di fronte all'attenzione che oggi riscontriamo nei confronti dell'ADI e che si esprimein autorevoli prese di posizione, che sia necessario evitare la tentazione della “rivendicazione” che ponga “muro contro muro” i diversi interpreti, magari facendoli scontrare con le istituzioni (siano esse nazionali o regionali).
 
E' il momento di fare fronte unico tra tutti gli interpreti dell'assistenza, affinché la cura sia assicurata, le persone siano tutte prese in carico e nessuno sia lasciato indietro. Esattamente come da anni ci propone Papa Francesco. 
 
Maurizio Marzegalli 
Cardiologo, Referente Medico Assistenza Domiciliare
Vice Presidente Fondazione Maddalena Grassi


05 ottobre 2021
© Riproduzione riservata


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