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“Più servizi al cittadino  valorizzando le professioni sanitarie non mediche”. Il focus di Fiaso e Regione Liguria

Focus sul contributo delle professioni sanitarie per l’efficientamento del Ssn, organizzato da FIASO, la Federazione di Asl e ospedali con il patrocinio di Regione Liguria e Alisa. Progetti innovativi, che grazie al contributo di FIASO diventeranno modelli pilota da esportare anche in altre Regioni, sulla scia del decreto sulle professioni sanitarie che ha trasformato i collegi in ordini professionali, con conseguente valorizzazione di competenze e autonomie

30 SET - Sarà perché i medici scarseggiano o, ancor di più, perché molte malattie si cronicizzano e impongono un cambiamento dei modelli di assistenza, fatto è che il ruolo dei professionisti sanitari, infermieri e tecnici qualificati, diventa sempre più centrale per migliorare la qualità dei servizi sanitari offerti. Un cambiamento già insito nel modello ligure, che lo ha avviato con esperienze come quelle dell’infermiere di comunità, dei reparti ospedalieri a conduzione infermieristica, dei più efficaci piani di vaccinazione elaborati valorizzando il ruolo degli assistenti sanitari addetti alla prevenzione e di un’evoluzione del ruolo del tecnico di radiologia, capace oggi di amministrare sistemi di diagnostica per immagini. Progetti che, insieme a quello della Città della salute di Torino riguardante i servizi di radiologia a domicilio per i pazienti più fragili, sono stati presentati a Genova il 30 settembre in occasione del Focus sul contributo delle professioni sanitarie per l’efficientamento del Ssn, organizzato da FIASO, la Federazione di Asl e ospedali con il patrocinio di Regione Liguria e Alisa. Progetti innovativi, che grazie al contributo di FIASO diventeranno modelli pilota da esportare anche in altre Regioni, sulla scia del decreto sulle professioni sanitarie che ha trasformato i collegi in ordini professionali, con conseguente valorizzazione di competenze e autonomie. “Un passaggio importante, perché se da un lato la carenza di personale sollecita l’adozione di un piano di assunzioni, dall’altro è bene far tesoro delle esperienze territoriali che valorizzando le professionalità sanitarie hanno già dimostrato di migliorare qualità e quantità dei servizi offerti, ottimizzandone nel contempo qualità ed efficienza”, commenta il Presidente FIASO, Francesco Ripa di Meana.

“Uno degli assi portanti della riforma ligure - commenta Sonia Viale, Vice presidente della Regione Liguria e Assessore alla sanità e alle politiche sociali - è stata da subito la valorizzazione delle professioni sanitarie, che abbiamo avviato concretamente operando su obiettivi specifici per ottenere quel miglioramento dell’offerta di servizi che non può prescindere dal miglior utilizzo delle competenze. Mi auguro che la riflessione sui risultati delle esperienze maturate nel nostro territorio sia trasferita ora a livello nazionale e che sia utile ad un ulteriore miglioramento del nostro sistema sanitario”.
Secondo Francesco Ripa di Meana “Le esperienze liguri, e non solo, dimostrano che dinanzi allo squilibrio fra pensionamenti e numero di laureati nel settore sanitario il management sta rispondendo con nuovi modelli organizzativi in grado di offrire soluzioni a problemi altrimenti insoluti. È necessario però non indietreggiare sulle innovazioni possibili, a partire dalla divisione tra carriere gestionali e professionali, dall’investimento su nuove posizioni di responsabilità contendibili tra le diverse figure professionali, dall’utilizzo dei medici non specialisti ma abilitati alla professione e dalla piena stabilizzazione del personale di ricerca. Al contempo - conclude Ripa di Meana - a fronte di una auspicabile stagione di nuove assunzioni bisogna investire di più e meglio nella formazione, prima di tutto dei neo-assunti, valorizzando l’esperienza dei più esperti per favorire la crescita di nuovi talenti”.
Parole trasformate in realtà nelle esperienze presentate a Genova, legate dal comune denominatore della valorizzazione delle professioni sanitarie.
 
Più vaccinazioni con il contributo degli assistenti sanitari
Le vaccinazioni non sono solo una delle più efficaci armi per la tutela della salute pubblica, ma anche un efficace strumento di risparmio. Diversi studi dimostrano che ogni euro speso per vaccinare ne produce 18 di risparmi. Per questo il maggior coinvolgimento degli assistenti sanitari nei piani di vaccinazione promette in Liguria di implementare l’offerta e ottimizzare i costi. Punto di partenza del progetto iVax-Board, il primo software italiano, creato da assistenti sanitari, in grado di prevedere la domanda di vaccinazione, di organizzare l’offerta e quantificare i costi a partire dal modello organizzativo utilizzato. Secondo step l’implementazione dei modelli vaccinali organizzati secondo il modello Hub & Spokes, dove più ambulatori Spoke gestiti da assistenti sanitari sono supervisionati da un unico ambulatorio Hub con presenza medica. Secondo iVax- Board una soluzione in grado di dimezzare i costi rispetto al modello tradizionale, con la presenza di un medico in ciascun ambulatorio. Terzo step la creazione di Ambulatori Ospivax gestiti da medici a assistenti sanitari all’interno degli ospedali, per promuovere l’offerta vaccinale sia tra pazienti e visitatori che tra gli stessi operatori sanitari, tra i quali le coperture sono a tutt’oggi molto basse, nonostante siano in contatto con persone particolarmente fragili.
 
R@DHOME, la radiologia a domicilio dei più fragili
Portare i servizi di radiologia a casa dei pazienti più fragili e nelle Residenze socio-sanitarie, utilizzando una strumentazione portatile in grado di fornire radiografie con buona qualità di immagini e basso rischio di esposizione a raggi, sia per i pazienti che per gli operatori sanitari, sfruttando poi la banda larga per il trasferimento delle immagini e la loro refertazione. E’ l’essenza di R@dhome, il Progetto sperimentale di radiologia domiciliare avviato (primo caso in Italia) dalla radiologia ospedaliera della Città della salute di Torino e rivolto in particolare a persone anziane disabili o comunque in condizioni tali da rendere difficile il trasporto in ospedale, tanto per i pazienti che per i familiari che li assistono e gli operatori sanitari, se non sottoponendoli a gravi disagi e costi elevati per la collettività. Il servizio è garantito cinque giorni alla settimana da due équipe formate da due tecnici di radiologia medica, che riescono a fornire il servizio domiciliare a 20 pazienti al giorno. La prescrizione dell’indagine e la sua refertazione sono invece competenza del medio radiologo.  Un modello pensato per fronteggiare lo tzunami geriatrico che ha investito l’Italia (e l’area del Nord Ovest in particolare), venendo incontro alle esigenze di anziani spesso afflitti da comorbilità e con disturbi cognitivo-comportamentali a rischio di aggravarsi con il trasferimento in un luogo estraneo come l’ospedale. Del resto, non solo la qualità clinico-diagnostica dei radiogrammi eseguiti a domicilio è comparabile a quella degli esami effettuati in ospedale, ma anche i costi sembrano essere ridotti rispetto agli esami eseguiti in ospedale, mentre il gradimento dei pazienti risulta altissimo. Inoltre, l’esperienza dimostra che la relazione tra paziente e professionista è molto favorita, con grande beneficio e soddisfazione di entrambi. Lo studio ha confermato che l'esecuzione delle radiografie non solo è sostenibile, in termini tecnici, di sicurezza e di qualità delle immagini, come già noto peraltro in letteratura, ma anche efficace, perché attraverso la prevenzione della comparsa di complicanze consente di migliorare la qualità dell'assistenza e il benessere dei pazienti, in un'ottica di sempre maggiore umanizzazione delle cure. Il servizio si è inoltre rivelato in grado di ridurre le liste d’attesa nei servizi di radiologia ospedaliera e di migliorare l’assistenza nelle Rsa, senza allontanare dalle stesse residenze il personale di assistenza ed evitando di impegnarlo a gestire disturbi comportamentali importanti conseguenti al trasferimento. Per il 2020 è prevista l’estensione del servizio a tutte le aree regionali che ne sono attualmente sprovviste.
 
L’infermiere di famiglia, per migliorare il patient engagement e prevenire la fragilità
Porre il cittadino al centro del sistema di cura, rendendolo consapevole e responsabile della salute a tutti i livelli, prevenendo la fragilità. Una sfida possibile, grazie all’infermiere di famiglia e comunità (Ifec), professionista al quale è affidato un compito chiave, svolto in collaborazione con il medico di famiglia e altri attori delle cure primarie, cioè rilevare precocemente i fattori di rischio e prendere in carico la bassa soglia socio-sanitaria, senza trascurare il coinvolgimento dei pazienti. Quello del miglioramento dei livelli di engagement è infatti un fattore fondamentale per il miglioramento della salute delle persone: secondo uno studio condotto dal centro di ricerca EngageMinds Hub dell’Università Cattolica su un campione di 1.389 pazienti cronici italiani, infatti, le persone poco coinvolte nel processo di cura rischiano 10 volte di più di incorrere in ricadute e aggravamenti rispetto a quelle con elevato engagement, e riportano in 9 casi su 10 sintomi ansioso-depressivi.

A sperimentare il modello dell’Ifec, la Regione Liguria con il Piano socio-sanitario del triennio 2017-2019, che prevede lo sviluppo dell’infermieristica di famiglia e comunità nelle aree interne, con l’obiettivo di intervenire proattivamente sulla popolazione anziana e fragile, migliorando il coinvolgimento della persona nelle scelte terapeutiche e nell’aderenza a queste. L’iniziativa prende le mosse dal progetto europeo CoNSENSo (Community nurse supporting elderly in a changing society), che prevede l’implementazione di un servizio a sostegno degli over 65 con il supporto dell’Ifec nelle aree montane e rurali, dove l’isolamento rende ancora più difficile la vita degli anziani. L’attività degli infermieri di famiglia e comunità e i risultati della presa in carico proattiva saranno monitorati nel tempo, così da valutare l’effettiva sostenibilità del modello e una sua eventuale estensione anche ad altre realtà.
 
Il tecnico di radiologia come amministratore dei sistemi di diagnostica per immagini
Quello della medicina per immagini è un modello innovativo che permette lo scambio di dati e immagini diagnostiche fra specialisti di diverse strutture sanitarie per effettuare un teleconsulto, una telediagnosi o per ottenere una second opinion. E l’Ospedale Pediatrico Gaslini di Genova è una delle Aziende sanitarie italiane ad avere sposato il progetto, per la cui implementazione si è reso necessario lo sviluppo di una infrastruttura dedicata, un sistema hardware e software dedicato all’archiviazione e alla trasmissione delle immagini diagnostiche digitali (PACS). La realizzazione di questo sistema - al Gaslini attivo dal 2008 - passa anche dall’esperienza del tecnico di radiologia, figura professionale formata oggi anche per gestire in sicurezza e archiviare i dati sanitari, oltre che per risolvere eventuali problemi tecnici legati all’infrastruttura informatica, in collaborazione con i tecnici informatici. Un modello, questo, già adottato da altre realtà e che si sta imponendo ormai come standard a livello mondiale.
 
Il primo reparto a conduzione infermieristica per migliorare la gestione dei pazienti stabili
Area cure infermieristiche (ACI) è il primo reparto in Nord Italia, attivo all’Ospedale Galliera e alla Aspe Brignole, in cui i pazienti sono affidati, dal punto di vista organizzativo-assistenziale, al personale infermieristico. Un approccio - adottato grazie al raggiungimento di una sempre maggiore autonomia professionale e consapevolezza di questi professionisti – che prevede la presa in carico dei pazienti che abbiano superato la fase acuta ma che necessitino ancora di cure infermieristiche complesse, prima del rientro a domicilio o in residenze sanitarie assistenziali.

Un modello centrato sulla persona, basato sulla personalizzazione e l’umanizzazione delle cure, che si propone di sostenere e coinvolgere la famiglia durante il percorso assistenziale e nel corso del follow-up post dimissione, di favorire il recupero dell’autonomia e della capacità di autocura del paziente, di consentire l’integrazione fra le strutture ospedaliere e territoriali condividendo i percorsi assistenziali. Una formula che consente di stabilire un’efficace continuità assistenziale, modulata sulla base dello stadio evolutivo e del grado di complessità della patologia, attivando il supporto domiciliare telefonico e programmando le successive visite in ambulatorio infermieristico.

Questo modello innovativo, che prevede la presenza di un’équipe dedicata (1 coordinatore infermieristico, 7 infermieri e 6 operatori socio-sanitari all’Ospedale Galliera; 1 coordinatore infermieristico, 7 infermieri e 4 OSS all’Aspe Brignole) ha consentito la riduzione dei re-ricoveri in pronto soccorso, il calo dei tempi di attesa per ricoveri di elezione, oltre alla realizzazione della continuità della presa in carico e delle cure anche dopo le dimissioni dall’ospedale, permettendo una maggiore integrazione ospedale-territorio.

30 settembre 2019
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