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Piano cronicità. La Fimmg incontra Gallera e raccoglie la sfida di diventare gestori

La Fimmg Lombardia ha deciso di mettere a disposizione dei cittadini le proprie forme associative: 6 coop attive nella Regione con 1.200 medici di medicina generale, di cui 300 solo nel milanese. Corti: “Siamo convinti che la presa in carico della cronicità sia un’occasione importante per il medico di medicina generale che non intenda rinunciare al suo ruolo di coordinamento e guida per la salute del cittadino”.

28 GIU - Sono 3,2 milioni i cittadini lombardi con una o più malattie croniche, di cui 1 milione solo nella Citta metropolitana di Milano. Tra gli obiettivi previsti dalla riforma sanitaria regionale vi è proprio una gestione più efficiente ed appropriata di questi pazienti, attraverso un nuovo modello di cura, unico in Italia, che introduce la figura di un “gestore” che avrà il compito di redigere il Piano Assistenziale Individuale (PAI), sottoscrivere il “Patto di cura” con il paziente, organizzare e prenotare gli appuntamenti per visite ed esami, erogare - direttamente o tramite strutture accreditate - le prestazioni sanitarie previste dal PAI, monitorando l’aderenza dell’assistito al piano di cura.

I medici di famiglia Fimmg Lombardia, associati in cooperative, sono pronti alla sfida e ne hanno parlato oggi a Milano, in una conferenza a cui ha partecipato l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, i rappresentanti del Tribunale per i Diritti del malato e delle 3 più grandi cooperative di Medici di Medicina Generale attive nell’area milanese: CMMC (Cooperativa Medici Milano Centro), GST (Gestione Servizi Territoriali) e IML (Iniziativa Medica Lombarda).

 
“La Medicina Generale, da sempre al servizio del cittadino – ha spiegato Fiorenzo Corti, Vice Segretario Nazionale Fimmg - è scesa in campo per sostenere il diritto alla tutela della salute e facilitare i percorsi assistenziali. È un cambio di paradigma, quello che si profila: non più una frammentazione dei servizi che crea disagio al paziente, inappropriatezza e spreco di risorse, ma una continuità delle cure all’insegna di una maggiore integrazione tra le diverse figure sanitarie, con il medico di famiglia a coordinare il processo, in virtù del rapporto di fiducia che ha costruito negli anni con il proprio assistito. Siamo convinti che la presa in carico della cronicità sia un’occasione importante per il Medico di Medicina Generale che non intenda rinunciare al suo ruolo di coordinamento e guida per la salute del cittadino. Per questo motivo, ci auguriamo che sempre più colleghi decidano di candidarsi come gestori, organizzandosi in forme associative”.
 
Oggi in Lombardia operano 6 cooperative che fanno riferimento a Fimmg, per un totale di oltre 1.200 medici soci. Tra queste, 3 coop contano complessivamente 850 soci, di cui circa 300 esercitano nell’Area Metropolitana di Milano: si tratta di CMMC (Lodi, Milano e Pavia), GST (Varese, Milano e Monza e Brianza) e IML (Bergamo, Brescia, Mantova, Milano, Monza e Brianza e Sondrio).

“Le cooperative di servizio supportano da anni i medici di famiglia nel riorganizzare e ammodernare gli ambulatori, mediante collaboratori di studio, infermieri e strumenti tecnologici, per affrontare le sfide di presa in carico della cronicità”, hanno dichiarato all’unisono Davide Lauri, Presidente CMMC, Stefano Ongaro, Consigliere GST e Anna Carla Pozzi, Vice Presidente IML. “Le nostre 3 cooperative, in particolare, hanno partecipato al progetto CreG (Cronic Related Group), con la gestione proattiva di circa 80.000 pazienti e il coinvolgimento di 400 MMG in Lombardia, osservando un miglioramento dei parametri clinici in molti diabetici e cardiopatici. Per tale motivo parteciperemo come soggetti gestori, con i nostri medici di famiglia, al nuovo percorso assistenziale previsto dalla Regione: le cooperative aiuteranno organizzativamente i MMG, mettendo a disposizione strumenti informatici e di telemedicina, e offriranno ai cittadini un Centro Servizi che fungerà da raccordo e coordinamento con gli altri operatori sanitari coinvolti nel processo di cura”.
 
“Le forme associative della Medicina Generale possono essere un modello vincente per far fronte alle nuove esigenze della sanità pubblica”, ha aggiunto Corti. “Forti dell’esperienza CReG, di cui il nuovo modello di cura lombardo rappresenta la naturale evoluzione, in futuro svilupperemo ulteriormente la ‘medicina di prossimità’, moltiplicando le postazioni di telemedicina e gli studi di medici di famiglia in grado di offrire attività diagnostiche come un ECG, la spirometria o l’esame del fondo oculare. L’obiettivo è contribuire a ridurre le liste di attesa, ‘spostando’ le informazioni invece dei pazienti”.
 
“Dalle segnalazioni che giungono ai nostri sportelli – ha concluso Paola Pelliciari, Coordinatore regionale Tdm-Cittadinanzattiva Lombardia – emerge forte il bisogno di una maggiore prossimità, di punti di riferimento accessibili e sicuri sul territorio e di una presa in carico che riconosca la persona non solo in base alla malattia, quanto inserita in un contesto vitale, nel quale operare scelte di salute informate e consapevoli. Noi pensiamo che questo punto di riferimento debba essere il Medico di Medicina Generale. Quanto i medici di famiglia saranno disposti ad assumere proattivamente questo ruolo e quanto il sistema sarà disposto a riconoscerne e valorizzarne le potenzialità, è la reale sfida che la presa in carico del paziente cronico pone”.

28 giugno 2017
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