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L'Istituto Nazionale dei Tumori compie novant'anni

Fu inaugurato il12 aprile 1928. Oggi conta oltre 460 posti letto, fa 18 mila ricoveri l’anno ed ergo oltre 1,2 milioni di prestazioni ambulatoriali grazie all’impegno di oltre 2.000 dipendenti. Di tutto rispetto anche la ricerca: ha 27 laboratori di ricerca e 540 persone che vi lavorano. Nel 2016 sono stati condotti oltre 640 studi clinici che hanno permesso a quasi 25 mila pazienti di entrare nei protocolli di ricerca
 

12 APR - L'Istituto Nazionale dei Tumori compie novant'anni. Fu inaugurato infatti il 12 aprile 1928 per iniziare le sue attività dopo tre settimane con il ricovero dei primi 23 pazienti, tutte donne.

“L’INT è nato come luogo di studio e di cura delle malattie oncologiche, quando venivano considerate misteriose e incurabili. Non a caso, ai tempi il tumore veniva definito ‘male oscuro’”, afferma il presidente dell’Istituto Nazionale dei Tumori Enzo Lucchini. “Da allora sono stati compiuti passi da gigante e grazie al binomio cura e ricerca abbiamo contribuito alla cancellazione dell’aggettivo “incurabile” e siamo diventati i protagonisti di un cambio epocale di paradigma: da malattia incurabile a malattia curabile e guaribile. Oggi infatti si sta finalmente assistendo a un costante incremento della percentuale di persone che sopravvivono dopo una diagnosi di tumore”.
 
L’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano è a tutt’oggi il primo del 12 Irccs oncologici italiani con 18.056 ricoveri annui, 1.214.985 prestazioni ambulatoriali, 464 posti letto e 18 MAC (Macroattività Ambulatoriale Complessa), 27 laboratori di ricerca, oltre 2.000 forze attive tra medici oncologi, ricercatori, personale infermieristico, impiegati, collaboratori e borsisti.

 
“È un primato che ci fa onore ma che richiede impegno e aggiornamento costanti”, afferma il direttore generale Luigi Cajazzo. “Abbiamo infatti il dovere di assicurare ai nostri pazienti una cura sempre all’avanguardia, e di questa possibilità dobbiamo rendere merito anche al supporto della Regione. Il nostro desiderio è di essere una "cabina di regia" per garantire maggiore appropriatezza e razionalizzazione delle risorse. È un progetto che sta già prendendo forma con l’attuazione della Rete Oncologica Lombarda che ci vede protagonisti”.
 
 “La Regione Lombardia ha recentemente confermato in capo all’INT il ruolo di ente attuatore della Rete Oncologica Lombarda (ROL), una comunità scientifica che ha permesso non solo un aggiornamento costante di tutti gli specialisti che in Lombardia si occupano di oncologia, ma anche la condivisione di buone prassi e di linee guida che hanno consentito, in qualsiasi punto del nostro territorio, cure appropriate e mirate per i tanti nostri pazienti”, ha ricordato il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. “Oggi, è all’esame dei nostri uffici una proposta di nuova ROL che vede sempre l’Istituto quale ente attuatore e che mira a realizzare un vero e proprio governo dell’offerta oncologica regionale mediante una rete di patologia gestita a tutti i livelli: clinico, organizzativo e scientifico. L’obiettivo è quello di migliorare ulteriormente l’appropriatezza delle cure e assicurare equità di trattamento su tutto il territorio regionale”.
  
"Sono molto orgoglioso che l’Istituto Nazionale dei Tumori, il migliore Irccs d’Italia, sia parte del sistema sociosanitario lombardo”, ha detto l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera. “Rappresenta un punto di riferimento importante a livello nazionale e internazionale, qui è nata la Rete Oncologica Lombarda e quella che oggi è diventata la Rete Nazionale dei Tumori Rari. Sempre all’Istituto è stato di recente avviato il nuovo polo per la diagnosi e la cura delle patologie oncologiche oculari. Oggi con la riforma affrontiamo la nuova sfida della presa in carico dei pazienti cronici. Una nuova sfida che ci permetterà di garantire anche ai malati oncologici cure sempre più accurate e personalizzate”.
 
 Di tutto rilievo, all’INT, anche la ricerca. Oggi si contano 27 laboratori di ricerca e 540 persone che vi lavorano. Nel 2016 sono stati condotti oltre 640 studi clinici di cui 246 osservazionali e 394 sperimentali: questo ha permesso a quasi 25 mila pazienti di entrare nei protocolli di ricerca. Un approccio innovativo che richiede un lavoro in sinergia a livello internazionale.  «L’INT è classificato come Comprehensive Cancer Center, è coordinatore della Joint Action europea sui tumori rari (JARC), ed è membro del consorzio Cancer Core Europe formato dai sette principali European Cancer Center”, sottolinea Giovanni Apolone Direttore Scientifico Istituto Nazionale dei Tumori.
 
“Si tratta di riconoscimenti importanti che dimostrano come la costituzione di network siano la chiave per potenziare una ricerca sempre più complessa e sofisticata, il cui futuro non si baserà più su “grandi” uomini e nomi prestigiosi, ma su consorzi di importanti istituzioni. Solo nel 2015-16 sono state attivate 16 nuove collaborazioni internazionali: grazie a questa nuova strategia il numero di pubblicazioni è in costante crescita, un beneficio teorico che si concretizza in salute per il paziente”. 

12 aprile 2018
© Riproduzione riservata


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