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Vaccini Covid. La Lombardia cambia strategia: priorità ai territori con più contagi, specializzandi a somministrare, nuove strategie di acquisto e produzione di dosi

Stanziati 214 milioni per la campagna. Di attende 1 milioni di dosi entro marzo. Fontana, Moratti e Bertolaso presentano le linee per l’aggiornamento del Piano vaccinale. Si procederà con le somministrazioni rispettando le categorie che sono già in fase di vaccinazione (Fase 1, 1 bis e over 80) ma indirizzando prevalentemente le risorse vaccinali verso le zone dove il contagio è maggiore o in crescita. Allo studio il coinvolgimento degli specializzandi per la somministrazione il sabato e la domenica e la possibilità di trovare vaccini all'estero o produrne in Italia.

25 FEB - La Regione Lombardia inizierà a somministrazione i vaccini partendo dalla territorio al confine tra le provincie di Brescia e Bergamo e per i comuni in fascia rossa. Lo ha annunciato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ieri ha presentato le linee di aggiornamento del Piano vaccinale insieme alla vicepresidente e assessore al Welfare Letizia Moratti, all'assessore al Territorio e Protezione civile, Pietro Foroni e al responsabile della campagna vaccinale della Lombardia Guido Bertolaso.  

Mitigazione e contenimento dei contagi, individuazione dei punti vaccinali, campagna massima da concludere entro sei mesi fatta salva la disponibilità dei vaccini; un Tavolo tecnico con Ministero Salute, Aifa, Istituto Superiore della Sanità, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e quattro Regioni, compresa la Lombardia per imprimere più rapidità alle decisioni senza agire in base a compartimenti stagni.
 
E ancora: possibilità di coinvolgere gli specializzandi per la somministrazione dei vaccini il sabato e la domenica, dietro compenso, e la possibilità di trovare altri vaccini all'estero o di favorirne la produzione in Italia, su licenza o incentivare la ricerca in Italia in modo da non essere più dipendenti da forniture estere.  Queste le linee dell'aggiornamento del Piano.
 

 
"Si sta cercando di variare il progetto iniziale del piano vaccinale - ha spiegato il presidente di Regione - andando a coprire maggiormente le zone che in questi giorni sono le più colpite dall'infezione, come Brescia e Bergamo. Questo è ciò che faremo ma è chiaro che per consentire questa operazione, serve che ci venga inviato un maggior contingente vaccinale".

A questo proposito, Fontana ha evidenziato l’esigenza di “discutere della produzione domestica del vaccino: mi sembra che questa sia la direzione a cui tendere, non possiamo dipendere esclusivamente da produzioni che arrivano dall'estero, dobbiamo avere una nostra produzione per far fronte a tutte le emergenze che si dovessero presentare".  

“Le varianti - ha concluso Fontana - stanno imprimendo un'accelerazione inaspettata alla diffusione del virus e perciò stiamo improntando i nostri rapporti, anche con il Cts e con l'Iss, ad una maggiore velocità e chiedendo anche agli organi nazionali di adeguarsi alla nuova situazione. Aspettiamo che arrivino presto più vaccini”.

“Si tratta - ha detto Letizia Moratti - della prima delibera che portiamo in Giunta in questo ambito. Sarà seguita la settimana prossima da un'altra con indicazioni precise sui punti vaccinali. E la nostra azione si inserisce nel contesto della pandemia, ancora in corso, e con la diffusione delle sue varianti, soprattutto quella inglese che, vista la rapidità con cui si espande, temiamo diventi prevalente”.  

"La delibera - ha aggiunto la vicepresidente - si propone di offrire una governance chiara, in grado di accompagnare tutto il processo vaccinale. Per garantire l'accesso al vaccino per la popolazione lombarda secondo la programmazione e i criteri di priorità previsti dal piano nazionale. Applicando un modello organizzativo che consente di coniugare sia la concentrazione dell'erogazione in punti di grande dimensione che l'erogazione in punti distribuiti più vicini ai cittadini. Per concludere il processo di vaccinazione massiva entro giugno, compatibilmente con la disponibilità dei vaccini da parte della struttura commissariale”.

Moratti ha quindi parlato di una "strategia che è doppia”. Da un lato, ha chiarito, "si tratta di una strategia di mitigazione, ovvero cercare di intervenire in situazioni circoscritte perché il virus non esca da lì. L'altra che è una strategia di contenimento. Si tratta di un vero cambio di strategia vaccinale, avendo deciso di andare a vaccinare rispettando le categorie che sono già in fase di vaccinazione (Fase 1, 1 bis e over 80) ma indirizzando prevalentemente le risorse vaccinali verso quelle zone che rappresentano la maggiore criticità. Questo è un cambio di strategia per cercare di sconfiggere questo terribile virus”.  

“Per avere rapidità nelle decisioni e non lavorare a compartimenti stagni su questo tema - ha spiegato la vicepresidente - abbiamo iniziato a presentare a un Tavolo tecnico, nel quale siano presenti Ministero della Salute, Aifa, l'Istituto superiore della sanità, l'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e quattro Regioni, compresa la Lombardia per avere un'altra 'politica' nelle decisioni. Senza compartimenti stagni tra un decisore e l'altro, e decisioni più rapide rispetto tematiche che si devono affrontare”.  

A questo Tavolo, ha spiegato Moratti, "abbiamo indirizzato una richiesta sul parere dei pareri dei professori Gori, Remuzzi e Grossi per rivedere le posizioni che inizialmente Aifa aveva preso e che avevano poi condizionato anche la decisione politica del ministro, sulla base di indicazioni scientifiche e la prassi di altri Paesi, la possibilità di somministrare AstraZeneca sopra i 18 anni di età con un allungamento tra la prima e la seconda dose tra 10 e 12 settimane. Questa istanza è stata esaminata dal Tavolo tecnico e poi condivisa da Aifa e Istituto nazionale della sanità per arrivare poi alla circolare del Ministro che ha autorizzato fino a 65 anni con l'allungamento a 12 settimane. Questa modalità che abbiamo proposto sembra funzionare perché restringe i tempi delle decisioni perché abbiamo bisogno di decisioni rapide”.

Sempre sull'argomento vaccini, “abbiamo richiesto di poter avere, sempre sulla base delle esperienze di altri Paesi, per chi ha contratto malattia, la somministrazione a 6 mesi di distanza, o comunque se necessaria la seconda dose a partire dal sesto mese dalla prima somministrazione. Ci risulta che sia in fase di definizione una autorizzazione da parte del Ministro su questo tema. Anche qui, lavorando insieme, sulla base di evidenze scientifiche e con altri Paesi, ci sembra ci si sia indirizzati verso uno sblocco della situazione che sicuramente ci consentirebbe di recuperare vaccini che, in questo momento, sicuramente sono una risorsa scarsa”.  

“Ancora su questo argomento - ha ricordato Letizia Moratti - abbiamo richiesto di poter validare, ampliando la possibilità di averne dei nuovi, i vaccini che sono già stati validati nei loro Paesi e sono già attivi in altri Paesi. Sappiamo che Aifa assieme ad Ema andrà a validare le modalità con cui si producono i vaccini. Riteniamo che questa richiesta di allargare la possibilità di avere più vaccini e accorciare i tempi delle decisioni stia dando qualche risultato”.

Infine, la Lombardia sta pensando a un nuovo modo di organizzare il personale per le somministrazione. “Si occuperanno delle vaccinazioni in primo luogo i dipendenti dei servizi vaccinali delle Asst stabilmente impegnati in questa attività - ha detto Moratti -. Quindi stiamo reclutando del personale aggiuntivo, come:'professionisti somministranti' con bando della struttura commissariale, liberi professionisti incaricati con i bandi regionali e aziendali, medici di medicina generale (Mmg) nei termini e alle condizioni previste dagli appositi accordi, ricorso alle prestazioni aggiuntive per il personale dipendente, e ancora personale infermieristico e operatori sociosanitari, col coinvolgimento di specializzandi e volontari".

I vertici regionali hanno quindi illustrato i dati del fabbisogno massimo di personale e il relativo budget per l'anno 2021, che è il seguente: 550 medici liberi professionisti (per un totale di 23.760.000 euro), 800infermieri liberi professionisti e studi professionali (per un totale di 25.920.000 euro), medici dipendenti pubblici prestazioni aggiuntive per 104.026 ore (per un totale di 8.322.113 euro) e infermieri dipendenti pubblici prestazioni aggiuntive 166.442 ore (per un totale di 8.322.113 euro).  

Sugli specializzandi, ha ricordato Moratti, “nella legge di stabilità è previsto un mese durante il quale gli specializzandi sono chiamati quindi devono vaccinare. Ma abbiamo concordato con il ministro Cristina Messa un emendamento che speriamo sia inserito in uno dei prossimi decreti per avvalerci degli specializzandi sabato e domenica, al di fuori dell'orario formativo, pagati. Seguirà all'interno del Mes e l'iter parlamentare”.  

Per Moratti, “molto importante, considerata la numerosità di persone interessate alla campagna vaccinale, è la necessità di avviare studi che consentano di valutare gli esiti della campagna sia in termini di efficacia dei differenti vaccini utilizzati, sia in termini di effettiva immunizzazione della popolazione, tenendo conto delle diverse variabili che vi influiscono. Ma la ricerca è fondamentale anche per avere studi specifici in grado di fornire ogni ulteriore utile informazione per indirizzare adeguatamente la campagna stessa. Il tema del sequenziamento del genoma delle varianti, al quale stiamo prestando molta attenzione, fa capire la centralità della ricerca. Questi studi rappresentano un potenziale notevole con possibili ricadute multidisciplinari anche dal punto di vista delle strategie sanitarie”.

Le risorse stimate per la campagna vaccinale sono di 214 milioni di euro:
-96 milioni per la remunerazione delle prestazioni vaccinali;
-66, milioni per i costi del personale dedicato;
-18 milioni per i costi totali per allestimento centri vaccinali;
-18,5 milioni per i costi per i sistemi informativi dedicati alla gestione del processo;
-15 milioni per i costi a carico dei bilanci di Ats e Asst per l'erogazione dei servizi sanitari e non sanitari nelle strutture allestite temporaneamente.  

Le previsioni di consegna delle dosi di vaccino per marzo per un totale di 1.031.621 dosi sono le seguenti:
-Pfizer 573.300 dosi previste;
Moderna 137.600 dosi previste;
-Astrazeneca 320.721 dosi previste.
 
'Tenendo conto - ha concluso il vicepresidente - che le consegne per motivi 'esogeni' possono subire variazioni.

25 febbraio 2021
© Riproduzione riservata


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