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QS Edizioni - venerdì 10 luglio 2020

Regioni e Asl - Campania

Attività di elezione e specialistica ambulatoriale pronte a ripartire dal 4 maggio

immagine 28 aprile - Questa la data della ripartenza della sanità regionale indicata in una nota della Direzione generale per la Tutela della Salute che anticipiamo. La conditio sine qua non per la ripresa è che vengano garantiti criteri organizzativi minimi. In particolare le prestazioni specialistiche ambulatoriali non potranno essere erogate nelle unità operative di ricovero, dovranno quindi essere individuati locali e spazi con percorsi e sale di attesa dedicate LA NOTA
La Campania si prepara a un ritorno alla normalità della sanità regionale, con tutte le precauzioni del caso.
Le prestazioni in regime di elezione dei ricoveri medici e chirurgici nelle strutture ospedaliere pubbliche, negli ospedali classificati e nelle case di cura private accreditate ed anche le prestazioni di specialistica ambulatoriale in tutte le strutture e nei Distretti sanitari delle Asl potranno ripartire già dal prossimo 4 maggio.

È quanto contenuto in una nota della Direzione generale per la Tutela della Salute che siamo in grado di anticipare e che punta “da un lato alla necessità di garantire a tutti i cittadini la prevenzione del rischio infettivologico, e dall’altro all’esigenza di garantire una continuità dell’assistenza, soprattutto a fasce particolari e fragili della nostra popolazione, quali i pazienti cronici, nonché a quelli che richiedono nuovi inquadramenti clinici o terapeutici, ovvero specifici percorsi assistenziali”.
 
Una ripartenza che il Direttore generale Antonio Postiglione aveva già preannunciato questa mattina a Quotidiano Sanità, dopo la pubblicazione di una nota datata 22 aprile che consentiva alle sole strutture private accreditate e agli ospedali classificati di ripartire il 4 maggio, lasciando così il pubblico ai nastri di partenza.

Una disposizione che rischiava di aprire le porte “a un sistema a due velocità sfavorendo il pubblico” aveva commentato Bruno Zuccarelli vice segretario dell’Anaao Assomed, il quale auspicava una ripartenza “delle attività ambulatoriale e di Day Hospital” in quanto in questi 60 giorni di lockdown in cui l’attività si è concentrata sul Covid 19, non si era fatta sanità in tutte le altre patologie “rinunciando quindi alla prevenzione, alla diagnosi precoce e al monitoraggio di patologie importanti dell’area cardiovascolare e metabolica”. “È necessario – aveva sottolineato a Quotidiano Sanità – quindi che tutte le strutture, pubbliche e private, in sicurezza e con percorsi distinti e separati a tutela del paziente e degli operatori, debbano riaprire per dare una risposta assistenziale che non può più essere rinviata”.
 
Ma veniamo al cambio di passo dettato dalla nuova disposizione (le cui indicazioni potranno sempre essere aggiornate ove necessario in conseguenza della situazione epidemiologica regionale o locale). Le attività ripartiranno quindi il 4 maggio ma a patto che vengano messi in atto criteri organizzativi minimi che dovranno essere applicati anche all’attività professionale intramuraria ed extramuraria.
 
In particolare per le attività ambulatoriali, la nota della regione sottolinea l’importanza di garantire l’adozione delle misure per non determinare la ripresa del contagio alla luce degli sforzi intrapresi per contenere l’epidemia.

Ma quali sono le misure minime da garantire?
Le prestazioni specialistiche ambulatoriali non potranno essere erogate nelle unità operative di ricovero, le aziende sanitarie dovranno quindi individuare strutture locali e spazi con percorsi e sale di attesa dedicate e di preordinate gli accessi con prenotazioni (Cup on line).
Dovrà essere favorita la telemedicina o il consulto telefonico, prevedere la salificazione straordinaria preliminare degli ambienti da utilizzare per l’erogazione delle prestazioni ambulatoriali e delle attività di ricovero.
Bisognerà vietare la permanenza nelle sale di attesa degli accompagnatori dei pazienti fatta salve le indicazioni a favore di minori, disabili e non autosufficienti. E naturalmente avere la disponibilità dei Dpi per il personale sanitario e favorire le misure di distanziamento.
 
“Il nostro obiettivo – aveva dichiarato Postiglione – nella futura visione dell’organizzazione della attività ospedaliera è avviare un processo che vede gli ospedali diventare luogo di cura intensiva. L’idea è quindi che gli ospedali si riorganizzino destinando gli spazi per le attività ambulatoriali fuori dalle unità operative o in spazi dedicati laddove è possibile, per separare chi deve operarsi da quanti devono accedere a visite specialistiche. In quest’ottica si devono anche potenziare i Distretti. L’ospedale deve diventare un luogo di cura per acuti”.
 

 
Ester Maragò
28 aprile 2020
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