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QS Edizioni - venerdì 16 novembre 2018

Regioni e Asl - Emilia Romagna

Presentata la Rete del Trapianto Autologo di cellule staminali della Romagna

immagine 14 giugno - Prossima all'accreditamento Joint Accreditation Committee, rappresenta uno dei più importanti e più vasti sistemi di integrazione in ambito trapiantologico a livello nazionale ed è un primo esempio di integrazione attivata tra Ausl della Romagna e Irts nell'ambito della Rete Oncologica Romagnola
Si è svolta questa mattina presso il Centro servizi di Pievesestina, una conferenza stampa per presentare la Rete del Trapianto Autologo delle Cellule Staminali della Romagna, un primo esempio dell’attuazione della Rete Oncoematologica della Romagna che coinvolge l’Istituto Tumori della Romagna (Irst) Irccs di Meldola e l’Azienda Usl Romagna.

L’ambizioso progetto di rete presentato oggi ha raggiunto un livello di sviluppo pari a quello di pochi altri centri in Italia e attualmente vede il trattamento, nelle differenti sedi, di un centinaio di pazienti all’anno e affetti da patologie principalmente ematologiche. Erano presenti all’evento, il Direttore generale dell’Ausl Romagna Marcello Tonini, il Direttore sanitario Irst Irccs, Mattia Altini e quello dell’Ausl Stefano Busetti, il Direttore dell’Ematologia Ravenna (e coordinatore della Rete dei Trapianti delle Cellule Staminali) Francesco Lanza, la responsabile della Officina Trasfusionale della Romagna presso Pievesestina, Vanessa Agostini.

In Romagna è stata istituita la Rete Oncologica Romagnola che riunisce i centri oncologici ed ematologici della Ausl Romagna e dell’Irst Irccs di Meldola.  La Rete si pone l’obiettivo non solo di promuovere l’organizzazione e gestione clinica delle patologie onco-ematologiche ma anche di favorire e sostenere progetti di ricerca nell’ambito di tutte le affezioni onco-ematologiche, collegando l’attività clinica con quella di ricerca. La Rete inoltre garantisce da un lato il supporto scientifico alla programmazione degli interventi, alla omogeneizzazione delle pratiche e dei percorsi secondo prove di efficacia, la prossimità delle cure per le attività di livello standard e la concentrazione delle attività ad alta complessità, lo sviluppo di forme di coinvolgimento della cittadinanza nelle scelte organizzative e di riconoscimento della centralità del cittadino, nonché lo sviluppo delle attività di ricerca.

Un primo esempio di integrazione attivato tra Ausl della Romagna e Irccs/Irst di Meldola nell'ambito della Rete, è rappresentato dalla Rete del Trapianto Autologo di Cellule Staminali della Romagna che coinvolge nell’ambito di un unico Programma, riconosciuto dal livello regionale, recentemente riconosciuto anche dal Centro Nazionale Sangue (Cns) e dal Centro Nazionale Trapianto (Cnt), dalle Società Scientifiche competenti in Italia e in Europa (Gitmo e Ebmt) ed in via di accreditamento internazionale Jacie (Joint Accreditation Committee - Isct & Ebmt- standard concepiti per fornire una linea-guida per le strutture coinvolte nella raccolta, manipolazione ed utilizzo clinico delle cellule staminali emopoietiche nel campo del trapianto e della terapia cellulare), le Unità di Ematologia dell’Ausl della Romagna (Ravenna e Rimini), le Unità di Ematologia e trapianti oncologici (tumori solidi) dell’Irst Irccs di Meldola, i Servizi Trasfusionale Ausl ed il Laboratorio di Processazione delle Cellule di Pievesestina.

Tale Rete clinico-assistenziale, guidata dal Direttore del Programma Francesco Lanza (Direttore dell’Unità operativa di Ematologia di Ravenna), rappresenta uno dei più importanti e più vasti sistemi di integrazione in ambito trapiantologico a livello nazionale, coinvolgendo una popolazione di più di 1.100.000 abitanti che ha raggiunto anche più di 100 trapianti autologhi l'anno. La Rete è la terza rete Italiana riconosciuta dagli Enti Certificatori Italiani (insieme a Roma e Torino) ma è l’unica rete extra metropolitana attiva in Europa (comprendente 600 centri Trapianti).

Ad anticipare l’illustrazione del percorso, procedure e tappe della Rete, sono intervenute le Direzioni Ausl e Irst Irccs. In particolare Tonini ha evidenziato che “fare le cose insieme, collaborare mettendo a sistema i saperi e le eccellenze di tutti, è una cosa importante ed un obiettivo da perseguire con determinazioni. Con l’evento di oggi segniamo un momento molto importante di una collaborazione che c’è da anni e che deve proseguire ancora per perseguire sfide sempre più ambiziose”.

Busetti ha aggiunto che “stiamo lavorando insieme per dare il miglior servizio possibile al paziente. Per questo abbiamo dato vita alla rete mettendo in campo uno sforzo organizzativo importante, partendo comunque da livelli già molto alti”.

L’intervento di Altini, Direttore sanitario Irst Irccs si è focalizzato sul ruolo degli strumenti organizzativi, gestionali e informatici che renderanno operativa, funzionante e innovativa la rete. “Tali strumenti – ha affermato Altini – permettono di affrontare due ordini di complessità: quella legata alla specifica patologia del paziente e la complessità legata al coordinamento dei punti di una rete trapiantologica che, oltre ad esser composta da enti differenti quali Irst e Azienda Usl, si estende su un’area vasta. È evidente che per non disperdere il vantaggio di esser riusciti a identificare un unico sito di processazione (il Laboratorio di Pievesestina) e tre Unità cliniche (Irst, Ravenna e Rimini), serva un gestionale che tracci in maniera sicura, fruibile e condivisa tra tutti i punti della rete che hanno un ruolo, il percorso del paziente garantendo così la certezza dell’informazione sanitaria e dei vari passaggi autorizzativi. La Rete trapiantologica della Romagna non sarà solo la prima non-metropolitana d’Italia e d’Europa ma metterà insieme la trapiantologia liquida ematologica e quella solida”. Anche se quella solida sarà operativa esclusivamente a Meldola.

La pratica trapiantologica è un processo complesso in cui la corretta esecuzione di ogni passaggio è decisiva per il successo della procedura, e dunque una visione globale è indispensabile per mantenere il controllo del processo e per esercitare la necessaria governance. Il trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche consiste nella reinfusione delle cellule del paziente stesso, raccolte e congelate prima della terapia ad alte dosi.

La somministrazione di alti dosaggi di trattamenti oncologici, infatti, pur avendo la capacità di eradicare la malattia, è gravata da una serie di tossicità, la più importante delle quali è la grave tossicità sul midollo osseo e la distruzione dei precursori delle cellule del sangue. La reinfusione è in grado di determinare una rigenerazione del midollo osseo. 

In Romagna, vi sono 3 sedi principali di erogazione di prestazioni ematologiche e di trapianto di cellule staminali di tipo autologo collegate in rete nell’ambito del Programma:  Ravenna, Unità Operativa complessa, dotata di 11 posti letto in degenza ordinaria e una area onco-ematologica presso Ravenna, Faenza e Lugo;  Rimini, Unità Operativa complessa, dotata di 10 posti letto in degenza ordinaria e una area oncoematologica; Irst Meldola, Unità semplice dipartimentale, dotata di posti letto in comune con la Oncologia Medica (indice di occupazione: 10 posti letto equivalenti/anno) sia in reparto degenza che in Day Hospital. Nella stessa Unità di Oncologia vengono effettuati anche i trapianti di cellule per la cura dei tumori solidi.

Dati di attività 2017
Pazienti sottoposti a raccolta delle cellule staminali: 71; Caratterizzazione citofluorimetrica: 232 campioni; frazioni prodotte: 217; frazioni rilasciate alle unità cliniche: 120.


Il consolidamento delle attività di processazione e conservazione delle cellule staminali in un unico laboratorio si è reso necessario per rispondere alla normativa vigente, alle linee guida di vari centri di riferimento e agli standards Jacie con lo scopo di garantire i più elevati livelli di qualità, sicurezza e standardizzazione del prodotto oltre che generare economia di scala. I principali vantaggi della centralizzazione sono: aree di lavoro dedicate, sanificate e sottoposte a monitoraggio ambientale; adeguata strumentazione; gestione della sala criobiologica secondo normativa in particolare per quanto attiene la garanzia della sicurezza degli operatori (azoto liquido e in vapori); personale dedicato, formato e qualificato con elevato livello di expertise; qualità e sicurezza del prodotto (qualificazione delle apparecchiature, convalida dei processi critici).

14 giugno 2018
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