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QS Edizioni - venerdì 10 luglio 2020

Regioni e Asl - Friuli Venezia Giulia

Medici del territorio esclusi dagli screening. Lucchini (Omceo Pordenone): “Trattati come figli di un dio minore”

immagine 11 maggio - Nella Regione sarebbero stati effettuati, analizzati e refertati 76.060 tamponi. Ma i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli specialisti ambulatoriali distrettuali e i medici della continuità assistenziale restano ancora fuori da qualsiasi indagine preventiva. Una mancanza grave, per il presidente Omceo Pordenone, Guido Lucchini: “Qualcuno di questi medici potrebbe diventare veicolo del virus. E rischiare loro stessi la vita”.
Ora che l’emergenza sanitaria sta allentando, una delle difese messe in campo, a contenimento della trasmissione del Covid-19 risulta essere l’indagine dei test sierologici e dei tamponi. Ogni Regione, infatti, ha messo e sta mettendo in atto le proprie strategie e linee guida con protocolli comuni fra tutte le aziende sanitarie dislocate nel territorio. Lo stesso vicegovernatore del Friuli Venezia Giulia, Riccardo Riccardi, durante una delle ultime sedute del Consiglio regionale relazionando sull'esecuzione dei test diagnostici per l'individuazione del Covid-19 da detto che “in base alle linee guida adottate in Friuli Venezia Giulia sono stati ad oggi effettuati, analizzati e refertati 76.060 tamponi, che coprono una media del 4 per cento della popolazione, ben sopra la media nazionale del 2,4 per cento. I  laboratori riescono ad elaborare 3.200 tamponi al giorno”. Tuttavia nella Regione FVG i medici di medicina generale, i pediatri di libera scelta, gli specialisti ambulatoriali distrettuali e  i medici della continuità assistenziale non risultano essere sottoposti a tale indagine preventiva.

Sulla questione interviene, manifestando le sue perplessità, il Presidente dell’Ordine dei Medici e Odontoiatri di Pordenone, Guido Lucchini. “Nella Regione FVG ci sono circa ottocento medici di famiglia e se soltanto un medico di medicina generale si dovesse contagiare da Covid-19 lascerebbe senza assistenza circa 1500 pazienti e se si dovesse contagiare uno dei circa 140  Pediatri di Libera Scelta operanti in regione  lascerebbe senza assistenza 1000 bambini. Ciò significa che se la loro salute non sarà posta sotto controllo, qualcuno di questi medici potrebbe diventare veicolo del virus. A ciò si aggiunga il fatto che tale categoria presta il suo lavoro fino all’età di settant’anni e che, quindi, a questa età chi sarà contagiato rischia anche la vita”.

Proprio in queste ore a seguito dell’incremento dell’attività di indagine, l'Azienda sanitaria Universitaria Giuliano Isontina ha dato il via libera ad una convenzione con l'Università degli studi di Trieste relativamente alla lettura e refertazione dei tamponi oro-naso-faringei per la diagnosi di infezione da Covid-19. Un importante passo in avanti – si legge in una nota della Regione - che consentirà di effettuare analisi ancora più approfondite, garantendo oltre ad una maggiore affidabilità del tampone anche la velocità del risultato. Determinante in questa fase, sarà innanzitutto la disponibilità di reagenti se si vorrà attuare un monitoraggio continuo attraverso lo screening dei tamponi.

“Ben vengano questi accordi di coinvolgimento fra Azienda Ospedaliera ed Università, ma come Presidente dell’Ordine dei medici se vogliamo garantire il diritto alla salute del cittadino, devo assicurare al paziente,  prima di tutto, che i medici siano sani, che lavorino in modo performante e con la massima qualità. Non possiamo pensare di avere medici delle cure primarie esclusi o messi in coda alle indagine dei tamponi in una fase due, piena di incognite, con un virus sconosciuto, ancora in circolazione e che si è dimostrato essere talvolta mortale”, afferma il Presidente dell’Ordine di Pordenone.

Endrius Salvalaggio
11 maggio 2020
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