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QS Edizioni - giovedì 16 agosto 2018

Lavoro e Professioni

Medicina. Ma si può parlare effettivamente di laurea abilitante? “In realtà ancora no, anche se ora i tempi per arrivare alla professione dopo la laurea si sono drasticamente ridotti”. Intervista a Roberto Stella (Fnomceo)

immagine 11 maggio - Ieri, alla notizia della firma del decreto con il nuovo regolamento per gli esami di Stato di abilitazione per i laureati in medicina in molti, a partire dal Cun, hanno parlato di laurea abilitante. In realtà, come ci spiega in questa intervista il responsabile dell'Area strategica formazione della Fnomceo e Presidente dell'Ordine di Varese, questo termine si potrà usare solo quando e se verrà abolito del tutto l'esame di stato. Ma a parte questo rammarico, per Stella, il decreto Fedeli è un passo avanti importante per accelerare l'ingresso nella professione dei giovani laureati in medicina
Tre obiettivi raggiunti, ma anche qualcuno mancato. Con l’inserimento del tirocinio trimestrale all’interno del corso di studi, sono stati infatti cancellati i mesi di parcheggio dei giovani dottori nel limbo dell’attesa, tra la laurea e l’esame di Stato, per l’iscrizione all’Ordine. Con l’aumento da 2 a 3 delle sessioni per l’abilitazione alla professione viene offerta una chance in più per raggiungere a stretto giro il mondo del lavoro. È stata anche avviata la revisione dei quiz.
 
Ma, come racconta in questa intervista a Quotidiano Sanità Roberto Stella, Presidente dell’Omceo di Varese e Responsabile area strategica Formazione della Fnomceo, se con il “Regolamento recante gli esami di Stato di abilitazione della professione di medico-chirurgo” firmato dalla Ministra Valeria Fedeli, molto del percorso di avvicinamento ai Paesi europei è stato avviato, e con grande soddisfazione, manca quel pezzettino in più: ossia l’eliminazione definitiva dell’esame di abilitazione: “Un obiettivo ambizioso rimasto nel cassetto, anche per difficoltà organizzative oggettive. Ma solo a quel punto potremo finalmente parlare effettivamente di laurea abilitante come, con forse troppo entusiasmo, è stato detto appena appresa la notizia della firma del decreto”.
 
Dottor Stella, finalmente qualcosa si è mosso?
Direi proprio di sì. Abbiamo sicuramente raccolto i frutti di un percorso avviato da anni attraverso il tavolo tecnico di confronto Federazione degli Ordini e Miur. Con Luigi Conte abbiamo lavorato con tenacia a questa svolta, anche perché l’attenzione della Federazione verso i giovani è sempre stata molto alta. E devo dire che abbiamo trovato un buon accordo con il Miur riuscendo a superare alcuni aspetti di tipo logistico. È stato un buon risultato aver ottimizzato i tempi eliminando il tirocinio trimestrale alla fine del corso di laurea. Creava, di fatto, solo una sorta di imbuto: chi non aveva la possibilità di farlo immediatamente era costretto ad aspettare la prima sessione utile con una dilatazione ulteriore dei tempi di accesso all’iscrizione agli Ordini e quindi al mercato del lavoro. Positivo anche l’aumento del numero delle sessioni dell’esame di Stato da due a tre. Non solo è un’opportunità in più per quei giovani virtuosi che riescono a completare il percorso a giugno, ma abbiamo anche ridotto i mesi di parcheggio, tra la laurea e l’esame di Stato, a un periodo molto breve.
 
Altro obiettivo raggiunto?
La revisione dei quiz. È un valore aggiunto non utilizzare più la vecchia banca dati, ma affidare a un comitato di valutazione scientifico universitario che fa riferimento anche alla Conferenza dei Presidenti dei corsi di laurea la revisione dei quesiti dando più rilievo alla formazione clinica e limitando al minimo quelli relativi alla parte teorica. Questo ci consente di allinearci sempre di più al percorso di studi dei Paesi europei.
 
Obiettivi mancati?
L’ottimale sarebbe stato quello di portare a quattro le sessioni per l’esame di abilitazione, ma sotto il profilo organizzativo sarebbe stato complesso, anche perché le realtà nei vari atenei sono molto differenti. Ma l’obiettivo ambizioso era quello di riuscire ad arrivare veramente alla laurea abilitante. Ossia arrivare ad attivare quel meccanismo, come avviene in altri Paesi europei, in cui la laurea raccoglie la valutazione della pratica sul campo e tutte le competenze acquisite nel percorso formativo intrapreso. Questo consente di accedere direttamente al mondo le lavoro. Insomma la laurea come momento conclusivo del percorso e veramente abilitante alla professione. Solo a quel punto potremo finalmente parlare effettivamente di laurea abilitante come, con forse troppo entusiasmo, è stato detto appena appresa la notizia della firma del decreto.
 
In sostanza bisogna eliminare l’esame di abilitazione…
Sì, è l’obiettivo rimasto nel cassetto, in quanto ci sono difficoltà oggettive: la sua eliminazione richiederebbe modifiche profonde nell’organizzazione del percorso formativo, quali ad esempio l’introduzione di test di valutazione in itinere, come il progress test utilizzato da alcuni Atenei. Certo, sarebbe stato quel pezzettino in più per completare il percorso che abbiamo intrapreso. Anche perché il 99% dei laureati supera l’esame di abilitazione. L’esame è in sostanza un avallo formale che poco entra nel merito delle competenze acquisite. Il rammarico è quindi non essere riusciti a portare avanti questo ulteriore step, ma siamo comunque contenti di aver dato ai nostri studenti un’opzione in più.
 
In sospeso ci sono anche i tempi sull’accesso alle scuole di specializzazione
Sicuramente un tema importante è quello di offrire date certe per l’accesso alle scuole. Ma anche di stabilire una data unica per le specializzazioni mediche e chirurgiche e quelle per la medicina generale. Ed evitare il fenomeno delle rinunce che sballa poi le graduatorie.
 
A proposito di medicina generale. Qual è lo stato dell’arte sulla possibilità che la borsa in medicina generale venga equiparata alle altre specializzazioni medico chirurgiche?
Siamo sul pezzo! Pochi mesi fa è stato aperto dal ministro Lorenzin un tavolo, al quale partecipano Salute, Miur, Regioni e Fnomceo, che sta lavorando proprio sui temi critici della medicina generale, quindi percorso formativo e adeguamento del titolo ad una formazione di tipo specialistico. Stiamo andando avanti su questa strada. Sono ottimista, e credo che questa sarà il prossimo risultato che porteremo a casa.
 
Ester Maragò
11 maggio 2018
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