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QS Edizioni - domenica 9 dicembre 2018

Lavoro e Professioni

Il maxi ordine dei professionisti sanitari in mezzo al guado. Ad oggi si sono iscritti in 110mila sui 190mila previsti. Pronte le misure “anti furbetti”. Intervista al presidente Alessandro Beux

immagine 6 dicembre - La dead line sarà il prossimo 31 dicembre quando ogni professionista delle 17 diverse professioni confluite nella grande Federazione nata dalla legge Lorenzin dovrà dichiarare la sua posizione. "E per valorizzare e tutelare l’agire dei 110mila colleghi che hanno effettuato almeno la pre-iscrizione e disincentivare i furbetti coloro che si collegheranno al portale dalla mezzanotte del 31 dicembre dovranno autocertificare se hanno o meno esercitato nel secondo semestre del 2018", ci racconta in questa intervista il presidente della neo Federazione Nazionale Ordini Tsrm e Pstrp
Il Presidente della Federazione Nazionale Ordini Tsrm e Pstrp, Alessandro Beux, è uomo pacato e metodico. Due doti che si stanno rivelando preziose per gestire un ordine mastodontico, non tanto nei numeri (infermieri e medici sono più numerosi) ma quanto per l’eterogeneità dei professionisti che ne sono entrati a far parte. Un insieme di 17 professioni con storie, studi e sensibilità diverse che dovranno ora imparare a convivere nella stessa casa….
 
Presidente Beux a cinque mesi dall’obbligo di iscrizione per oltre 190mila professionisti (225.000 il totale dei professionisti che rientrano nell'Ordine, di cui 35mila già iscritti nei Collegi Tsrm e As) al cosiddetto “maxi-Ordine” dei Tsrm e Pstrp, qual è la situazione? E in quanti si sono già iscritti?
Al momento si sono iscritti al portale quasi 110mila professionisti, che non significa che siano già iscritti agli albi; ce ne sono molti in valutazione presso i Rappresentanti delle associazioni maggiormente rappresentative (Ramr); molti che hanno ricevuto parere positivo dai Ramr e sono in carico agli Ordini; ce ne sono in sospeso e ce ne sono già quasi 5.000 definitivamente iscritti. L’obbligatorietà dell’iscrizione è scattata dalla mezzanotte del 14 febbraio 2018 e l’esigibilità dal 1° di luglio 2018.
 
E tutti gli altri, i ben 80mila che non si sono ancora iscritti?
Per valorizzare e tutelare l’agire dei 110mila colleghi che hanno effettuato almeno la pre-iscrizione e disincentivare i furbetti, abbiamo previsto che dalla mezzanotte del 31 dicembre 2018 coloro che si collegheranno al portale dovranno autocertificare se hanno o meno esercitato nel secondo semestre del 2018. Le tipologie di rispondenti saranno due: i professionisti che non hanno esercitato e quelli che l’hanno fatto. Relativamente ai secondi, se risponderanno di sì, di fatto si autodenunceranno per esercizio abusivo della professione; se, invece, dichiareranno di no, faranno una dichiarazione mendace. In entrambi i casi saranno perseguibili, anche penalmente. Resta da definire la delicatissima questione di coloro che al momento non possono iscriversi pur avendo caratteristiche che consentono loro l’esercizio della professione: potenziali equivalenti e coloro che, pur non avendo un titolo abilitante, equipollente o equivalente sono entrati e hanno agito nel sistema sanitario alla luce del sole.
 
Come pensa si possa risolvere questo problema?
Per i primi (i potenziali equivalenti) serve una soluzione tecnica con adeguati percorsi di equivalenza, per i secondi (senza titolo abilitante ma che hanno già agito alla luce del sole nel sistema sanitario) serve una soluzione politica, alla quale tutte le parti che ne hanno titolo stanno lavorando con massima sensibilità: Legislatore, Ministero della Salute, Regioni e Sindacati. Ma, affinché non sia solo una toppa, è molto importante che la soluzione che si troverà contenga o sia accompagnata da percorsi di riqualificazione. Del resto identificare con precisione quest’ultima popolazione è un elemento indispensabile per individuare gli abusivi, nei confronti dei quali l’Ordine sarà massimamente intransigente.
 
Vi aspettate ricorsi?
Avevamo messo in conto che ce ne sarebbero stati e nelle scorse settimane sono arrivati i primi tre, presentati da altrettanti Massofisioterapisti che si erano visti respingere la richiesta di iscrizione all’albo dei Fisioterapisti; hanno ricevuto esito negativo da parte del Tar del Lazio, presso il quale ci siamo costituiti in giudizio.
 
Lei ed altri esponenti della neo Federazione avete girato tutta Italia in questi mesi per spiegare le novità. Che clima avete trovato?
L’approccio è positivo. Le iniziative che abbiamo promosso sul territorio si sono dimostrate molto utili. Abbiamo avuto poi la possibilità di ascoltare: le perplessità, le critiche, le domande e i suggerimenti. Abbiamo potuto spiegare, rispondere, fornire dati e riferimenti normativi, dare indicazioni. E tutte le volte siamo riusciti, laddove è stato necessario, a far comprendere la bontà dell’operazione e a sciogliere alcuni dubbi che i colleghi avevano, anche superando i posizionamenti inizialmente critici e, in alcuni casi, persino ostili. Le maggiori criticità che ci sono state esposte sono relative alla decorrenza dell’esigibilità dell’iscrizione e all’impegno economico da sostenere. Abbiamo spiegato il perché di ciò che viene richiesto ai professionisti appartenenti alle 17 professioni, per i quali la legge 3/2018 ha previsto l’obbligatorietà dell’iscrizione dell’albo: il bollo (su cui non decide l’Ordine), le tasse governative (anche qui l’Ordine non entra in gioco), la tassa di iscrizione annua, decisa dall’Assemblea dell’Ordine che la introita; i Tsrm e gli Assistenti sanitari neolaureati nella sessione autunnale pagano per intero la tassa annuale, pertanto, per equità, la stessa cosa è richiesta ai professionisti che si iscrivono ai 17 nuovi albi.
 
Nelle settimane scorse avete fortemente criticato il Dm sugli standard di sicurezza e impiego per le apparecchiature a risonanza magnetica, perché?
Quel Dm ha molto colpito i Tsrm, compresi i loro rappresentanti istituzionali. Quasi tutti i Presidenti hanno rimesso il mandato a me e al Comitato Centrale. È un segno forte, sia del loro disagio che della loro ferma determinazione nei confronti dell’ennesimo attacco alla professione, dopo i processi di Marlia e Barga, le linee guida del novembre 2015 e quelle AgID sul consenso informato dematerializzato. Abbiamo sospeso la nostra decisone in attesa che il Ministero della Salute dia seguito a quanto ci ha formalmente comunicato, cioè di voler modificare il testo, sfruttando la sospensiva del Tar del Lazio che, però, riguarda solo le parti per le quali il ricorrente ha contestato il Dm, pertanto non anche quelle contenenti le motivazioni alla base della nostra avversione. Troppi, soprattutto tra le rappresentanze istituzionali, associative e sindacali mediche continuano a pensare che le professioni sanitarie siano come le matrioska…
 
Vale a dire?
Si immagina che quelle che hanno seguito un percorso formativo più lungo contengano al loro interno quelle che hanno frequentato percorsi più brevi e invece, sono tutte professioni differenti, una a fianco all’altra, ciascuna con la propria attività riservata, da mettere al servizio della cooperazione interprofessionale oggi richiesta per la soddisfazione dei bisogni socio-sanitari, sempre più diffusi e complessi. Chi si laurea in Medicina e Chirurgia e si specializza è vero che sta in un’Università circa quattro volte di più rispetto a chi consegue una laurea triennale, ma questo non significa che sia in grado di rispondere a tutti i bisogni socio-sanitari della popolazione. Questo è il tema paradigmatico che non riesce a sedimentarsi in tutti gli attori o che qualcuno, pur avendolo compreso, non vuole accettare, opponendogli resistenza. Insomma, la sanità non è solo medica. Quando tale ineludibile e incontrovertibile condizione sarà riconosciuta e accettata con serenità, si aprirà una nuova interessantissima, positiva ed efficace stagione di interprofessionalità.
 
E in propositi cosa pensa della radiazione dell’Assessore Venturi dall’Ordine dei medici di Bologna?
Come ho detto poco fa, la sanità non è esclusivamente medica. A esempio, per una radiografia serve un Tecnico di radiologia, per riabilitare un arto un Fisioterapista, per l’assistenza un Infermiere, etc… La colpa di Venturi è quella di aver, giustamente, agito nel superiore interesse della collettività, in coerenza col suo mandato politico, senza farsi condizionare dall’appartenenza professionale e senza piegarsi ai suoi interessi di parte, proponendo alla Giunta regionale una delibera per la definizione di linee guida per l’armonizzazione dei protocolli avanzati di impiego di personale infermieristico per lo svolgimento del servizio di emergenza sanitaria territoriale 118, secondo le migliori prove di efficacia nazionali e internazionali.
 
Torniamo ai Tsrm. Lei ha sempre sottolineato che voi lavorate in équipe. Ma gli altri professionisti della radiologia sono d’accordo?
Per noi il concetto di équipe è fondamentale. Mai ci permetteremmo - e mai ci siamo permessi - di parlare in nome e per conto delle altre professioni dell’area radiologia, mentre queste lo fanno puntualmente, soprattutto a livello centrale, laddove la sanità la si racconta soltanto. In questi anni, nella sanità reale, i Tsrm si sono accreditati e si stanno accreditando sempre più, ovviamente quelli più competenti e intraprendenti, cioè quelli che hanno sostanzialmente aderito al modello professionale della legge 42/99. Lo stesso vale per le altre 21 professioni sanitarie. A livello centrale continua, purtroppo, a persistere una visione della realtà artefatta, medicocentrica, sulla base del modello a matrioska di cui si è detto poco fa.
 
Il Tsrm è comunque solo una delle professioni del “maxi-Ordine”, tuttavia le procedure danno al Tsrm un ruolo chiave all’interno della sua costituzione. Crede che il rapporto con le altre professioni sia armonioso? Oppure si sono verificati contrasti? 
Il comma 14 dell’articolo 4 della legge 3/2018 ha dato piena soddisfazione alle nostre richieste sulla fase transitoria, garantendo che l’operatività e la rappresentatività dei Tsrm potesse dare da subito vitalità ai neocostituiti Ordini. Siamo soddisfatti sia perché le nostre istanze sono state riconosciute sia perché si stanno dimostrando efficaci. Senza i Tsrm negli Ordini sarebbe stato necessario un intervento ministeriale, per gestire l’iscrizione dei professionisti, l’implementazione degli albi, la convocazione delle Assemblee, comprese quelle elettive, etc…
 
Tutto fila liscio quindi?
Il rapporto è tra le vari componenti professionali è complessivamente armonioso, perché sono tante le cose che ci stanno unendo, sia in termini ideali e valoriali che operativi. Certamente ci sono delle criticità, principalmente dovute al fatto che la partecipazione diretta delle altre professioni non è ancora del tutto definita. Col Ministero della Salute, su questa partita sempre presente e disponibile, stiamo definendo i Dm sulla composizione delle commissioni d’albo e dei Consigli direttivi.  Alcuni Ordini stanno andando al rinnovo del Consiglio direttivo e, al momento, solo i Tsrm possono candidarsi, proprio in funzione del comma 14. Abbiamo lavorato affinché i professionisti iscritti a tutti gli altri albi potessero almeno votare. Da qualcuno questa è vista come una criticità, ma se gli si spiegano le cause, viene compresa.
 
Lorenzo Proia
6 dicembre 2018
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