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QS Edizioni - domenica 27 settembre 2020

Lavoro e Professioni

Orario di lavoro: il “Cura Italia” cancella diritto al riposo adeguato

immagine 16 maggio - C’è da domandarsi se i signori al governo, dei quali la fede progressista professata scompare di fronte a queste azioni, si siano premurati di capire che un sanitario già catapultato in un ambito così drammatico, spesso con ruoli professionali che non gli competono, a confronto quotidiano con tragedie e molte vite umane spezzate abbia necessità di riposare, non come diritto del lavoratore ma come bisogno dell’uomo
Gentile Direttore,
in questi ultimi giorni, probabilmente perché provati anche psicologicamente, diversi colleghi mi chiedono se sia legittimo il provvedimento del governo relativo all’orario di lavoro riportato nella Legge 27 del 24 aprile 2020 (cosiddetta "Cura Italia"). Quello che in sostanza, con l’articolo 5-sexies, cancella con un brutale colpo di spugna quanto si era ottenuto in molti anni di lotte sindacali: il diritto al riposo adeguato. Diritto negato per molti anni (1993-2016) e conquistato per merito dell’Anaao che si è impegnata in un confronto con lo Stato italiano davanti alla Commissione europea, portando a casa il risultato.
 
Per prima cosa credo che nessun medico si sarebbe rifiutato di prestare con abnegazione il proprio apporto, in un momento così tragico del paese, appellandosi ad una Direttiva sia pure così importante.
 
Vedremo come invece chi si sia nascosto dietro il paravento di indicazioni e regole OMS-ISS in realtà sia stato, al contrario, proprio lo Stato; inteso ovviamente come tutti i centri di potere anche periferici che da lui dipendano.
Quindi una richiesta, che avrebbe potuto essere un’esortazione all’unità di intenti, si è trasformata in un imperio quasi fossimo sudditi da spedire al fronte.
 
L’altro dato certo è che con il CCNL le OO.SS si erano accordate con la controparte per una maggiore flessibilità dell’orario tale da consentire una quantità maggiore (sino a 12 ore; chi sia stato così a lungo in terapia intensiva, adeguatamente vestito, sa di cosa parlo: forse dovremmo farlo provare anche gli estensori di questa Legge) con le eccedenze da recuperare entro 6 mesi (art. 24 comma 14 del CCNL 16/18). Questo a mio avviso avrebbe potuto essere un esempio di corretta applicazione della Direttiva europea prevista dal CCNL da poco firmato senza necessità di “Leggi speciali”. A che pro vengono firmati i contratti nazionali se poi vengono travolti ed ignorati?
 
C’è da domandarsi se i signori al governo, dei quali la fede progressista professata scompare di fronte a queste azioni, si siano premurati di capire che un sanitario già catapultato in un ambito così drammatico, spesso con ruoli professionali che non gli competono, a confronto quotidiano con tragedie e molte vite umane spezzate abbia necessità di riposare, non come diritto del lavoratore ma come bisogno dell’uomo. Si sono forse premurati di verificare il calo di manualità e lucidità mentale che può avvenire dopo ore di lavoro stressante? I dati sono noti e provengono dalle più prestigiose università statunitensi, non c’è bisogno di inventarli.
 
Si sono forse accorti che molti, responsabilmente, per non sprecare il materiale hanno fatto turni covid di 7 e più ore senza poter neppure bere un bicchiere d’acqua ed alcuni indossando persino il pannolone? Si sono accorti di questi sacrifici? Non credo, via con la retorica, eroi ed altre cose simili: quello che avrebbero dovuto darci e dovrebbero darci è solamente il rispetto. I sanitari non sono numeri e non sono sottoposti alla legge marziale come i militari: sono, e lo hanno dimostrato, magnifiche persone che hanno onorato la loro professione ed il loro ruolo di cura.
Oppure siamo in uno stato dittatoriale mascherato?
 
Quel rispetto che è mancato nei confronti dei sanitari tutti non predisponendo le scorte di quei materiali che avrebbero dovuto esserci già da tempo senza poi dover fare rincorse alla ricerca di mascherine filtranti introvabili, dopo averle improvvidamente regalate con “beau geste” alla Cina, e tute a costi stratosferici (evitando il balletto: Non sono disponibili? Qual è il problema? Ma è semplice non servono!)
Una sola parola: vergogna, non meritate la dedizione ed il sacrificio di molti sanitari.
 
La frase più odiosa da sentire è stata l’epidemia ci ha colti di sorpresa, quando era già da almeno due mesi che erano noti i problemi in Cina e quasi un mese che era stata dichiarata l’allerta. L’aver assunto atteggiamenti da “miles gloriosus” di alcuni non ha fatto altro che peggiorare le cose, confondendo la popolazione e creando alibi per l’imprudenza. Imprudenza che è stata una delle cause determinanti della mancata diluizione della curva dei contagi che avrebbe consentito cure migliori per tutti.
 
Questo in un quadro di senso civico del tutto assente, esplicitato in atti di individualismo arrogante. Spero che alcuni di questi, ma lo dubito perché è loro ben nota l’arte autoassolutoria (e non solo “auto” visti i tentativi bipartisan di dare un salvacondotto a tutti gli apicali amministrativi della sanità), sentano sulle proprie spalle almeno parte di quei morti che si sarebbero potuti evitare.
 
La vera mancanza di rispetto dicevo è stata la scelta di utilizzare la Direttiva europea 2003/88 Ce, spesso misconosciuta dal Governo, al posto del D. Lgs 66/2003, perché quest’ultimo è più garantista. Infatti facendo un banale confronto tra i due testi: nel D.Lgs 66 si presuppone che in assenza di una disciplina collettiva (ma nel nostro caso questa c’è ed è il CCNL 16/18 firmato lo scorso anno: quindi primo ostacolo) i sindacati avrebbero dovuto essere “sentiti” prima di adottare un qualsiasi decreto: secondo ostacolo (1*), mentre nel testo licenziato (2*), conformemente alla Direttiva 2003/88 c.e. (3*), i sindacati verranno sentiti a giochi fatti e solo per stabilire quali siano le “protezioni adeguate”.
 
A parte che non risulta che le OO.SS più rappresentative siano state interpellate per discutere quali siano queste “protezioni adeguate” (e di mesi ne sono passati già due) avendo il governo stabilito aprioristicamente, (sulla base di quale valutazione e fatta da chi?) che i riposi compensatori non avrebbero potuto essere concessi; ma visto che c’erano in alcuni ospedali, più realisti del re, hanno deciso di “trascurare” anche il riposo festivo. (Ops, ma non è costituzionalmente garantito?) Quale “medicina” è più adeguata alla fatica, allo stress ed al debito di sonno se non il riposo stesso.
 
Probabilmente consci di un “esercito” di entità ridotta, con molti ultasessantenni (qui il paradosso stridente delle istituzioni che invitavano gli ultrasessantacinquenni a restare a casa ma obbligavano quelli sino a 67 anni a prestare servizio senza poter riposare in modo adeguato) e che forse ci sarebbero state grosse perdite tra i sanitari dopo la prima ondata ( e sarebbe l’unica previsione azzeccata con oltre 28.000 contagiati; dati aggiornati al 21 aprile 2020) hanno ritenuto di utilizzarli per arginare la marea degli infetti mentre si predisponevano all’arruolamento precipitoso dei “ragazzi del 99” (gli specializzandi) assunti con contratti semestrali che definire vergognosi è poco, dopo 10 mesi di distinguo stucchevoli dal decreto Calabria (30/4/19) che ne consentiva l’assunzione in un sistema già in crisi.
 
Non basta, con DPCM sono state di fatto bloccate le ferie (gli eroi non possono andare in vacanza); se ne capisce la ragione che è l’insufficienza di personale, ma non il modo. Non essendo un cultore delle leggi non so se questo, ovvero l’esclusione di una categoria intera per decreto del PCM, sia del tutto lecito: se il riferimento fosse l’art. 36 comma 3 della Costituzione (4*), Costituzione alla quale spesso alcuni politici si appellano vanamente, non avrei grandi dubbi: è anticostituzionale e quindi ovviamente illecito. Oppure il grande orco della pandemia autorizza e senza condizioni comportamenti autoritaristici?
 
Forse dopo aver avuto premura di cancellare un “diritto” che non è solo un dato aprioristico e teorico ma corrisponde alla reale tutela della salute dei lavoratori, l’osservanza del quale con responsabilità anche penale é in capo ai DG di tutti gli ospedali, non agiranno con la stessa rapidità nel definire il significato di “protezioni adeguate”, termine assai sconcertante che assume connotati metafisici (nell’accezione di astrusi).
 
Di sicuro non sono i filtranti facciali né gli altri sistemi DPI, carenti in troppi ospedali. (Ah no scusate sbaglio l’OMS ha detto che bastano le chirurgiche e se lo dice l’OMS deve essere così. Le evidenze contrarie? Le decine di migliaia di sanitari contagiati? Semplici coincidenze, l’avranno presa al di fuori dell’ambito lavorativo: non è dialogo ipotetico è quello che abbiamo sentito dire in conferenza stampa).
 
Forse decideranno di chiedere ai sindacati cosa ne pensino, magari a pandemia finita. Non c’è fretta, tanto la pandemia durerà ancora un po’.
Credo sia il momento, oltre che di sapere quali possano essere queste inapparenti protezioni adeguate, di chiedere a gran voce il ripristino del D.lgs. 66/2003 e del CCNL vigenti, di chiedere a gran voce la convocazione delle OOSS sull’argomento in questione.
 
Una deroga imposta unilateralmente senza una scadenza prevista e senza la naturale contropartita di riposi successivi adeguati, dopo che per anni sono stati tagliati sia i posti letto che il personale, non è accettabile e, in assenza di completamento del percorso previsto dalla Direttiva europea non sembrerebbe neppure tanto lecita. Ricordiamo come le federazioni europee dei medici si siano recentemente espresse sugli argomenti che sono in discussione e ci interessano:
 
Premesso che:
- gli anziani, i pazienti con malattie croniche preesistenti e gli operatori sanitari sono categorie particolarmente a rischio;( fattori che spesso coincidono soprattutto tra i medici ultrasessantenni nda)
- c’è una preesistente carenza a livello europeo di operatori sanitari;
- c’è una carenza a livello europeo di dispositivi di protezione individuali (DPI).
 
1. Un medico o un altro operatore sanitario esausti non possono aiutare efficacemente.
• Pur comprendendo la necessità di una deroga temporanea alla normativa sull'orario di lavoro, le regole fisiologiche di base non possono essere modificate nemmeno durante le pandemie. È necessario garantire un riposo adeguato a tutti gli operatori sanitari che devono essere in servizio e che l'orario di lavoro e le condizioni di lavoro in tutti i loro aspetti (orari, carico di lavoro, periodi di riposo, indennità) siano regolate di comune accordo.
 
2. Un medico o un altro operatore sanitario infetti non possono aiutare efficacemente.
• Gli operatori sanitari infetti da Covid-19 sono pazienti essi stessi e devono essere trattati con la dovuta cura e rispetto, quindi i test dovrebbero essere disponibili per tutti gli operatori sanitari e le loro famiglie e dovrebbero essere usati tutte le volte che è necessario. Se positivi, non possono essere inclusi nelle squadre mentre sono malati, anche se il decorso della loro malattia è lieve e perfino non nei reparti specializzati in SARS-CoV-2 (COVID-19).
 
3. Un medico o un altro operatore sanitario senza dispositivi di protezione individuali (DPI) non possono aiutare in modo efficace.
• È obbligatorio che siano disponibili quantità sufficienti di DPI, specialmente nei reparti in cui vengono curati i pazienti infetti. Oltre ad essere altamente non etico, rappresenta anche uno spreco di risorse preziose esporre qualsiasi operatore sanitario al rischio di infezione, perché tale lavoratore non può essere in grado di aiutare più pazienti nel momento critico della pandemia (AEMH e FEMS, CEOM, CPME, EJD, UEMS: Mozione comune sull'epidemia di SARS-CoV-2 (COVID-19) marzo 2020).
 
La meravigliosa risposta dei sanitari tutti c’è stata e si è vista sul campo, non è invece decoroso il comportamento di una classe politica che dopo aver cavalcato l’onda dell’approvazione pubblica si dimentica dei molti sacrifici dei sanitari condannandoli ad un inutile martirio con strumenti inadeguati in una analogia con la tragica battaglia del Monte Ortigara, per mantenere un parallelo con il primo conflitto mondiale.
 
Tuttavia dopo la battaglia del monte Ortigara che in pochi giorni mandò inutilmente a morire più di 8000 giovani di tutta Italia, prevalentemente Alpini, il comandante delle operazioni venne destituito (5*). Ora invece, a mio avviso con poco pudore, per i nostri “generali” s’è cercato un colpo di spugna assolutorio globale ed a prescindere. Il futuro ci riserva credo, pandemia inclusa, altre amarezze e scarsa considerazione come persone. Tuttavia leggiamo bene la Legge 81 del 2008 ci sono interessanti passi sugli obblighi datoriali di tutela della salute dei dipendenti, come ha ben ricordato recentemente il tribunale di Genova.
 
Occorre identificare, sempre nella Legge 81 (e ci sono), quelle possibilità di resistenza dei dipendenti stessi contro indicazioni non supportate dal rispetto delle norme vigenti a partire dalla L 81,e che esplicitano condizioni di minor tutela A tutti gli Enrico Toti di questa stagione: lanciamo le nostre stampelle contro questo articolo della Legge (27/2020) chiedendo nei tribunali la disapplicazione dell’articolo 5-sexies, che è di fatto una abrogazione a tempo indeterminato dei limiti massimi di lavoro, ricordandoci come “qualsiasi giudice nazionale, adito nell’ambito della sua competenza, (ha) l’obbligo di applicare integralmente il diritto comunitario e di tutelare i diritti che questo attribuisce ai singoli, disapplicando le disposizioni eventualmente contrastanti della legge interna, sia anteriore che successiva alla norma comunitaria” (6*) ed agli Ispettorati del Lavoro: invochiamo l’articolo 32 comma 1 della Costituzione Italiana (7*) Allertiamo i Prefetti. Insomma facciamo qualcosa prima di essere di nuovo messi nel tritacarne senza rispetto.
Tutti i vivi all’assalto (8*).
 
Sergio Costantino
Componente Direzione Nazionale Anaao Assomed

Note:

(1*) 2. In mancanza di disciplina collettiva, il Ministero del lavoro e delle politiche sociali ovvero, per i pubblici dipendenti, il Ministro per la funzione pubblica, di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali, su richiesta delle organizzazioni sindacali nazionali di categoria comparativamente più rappresentative o delle associazioni nazionali di categoria dei datori di lavoro firmatarie dei contratti collettivi nazionali di lavoro, adotta un decreto, sentite le stesse parti, per stabilire deroghe agli articoli 4, terzo comma, nel limite di sei mesi, 7, 8, 12 e 13… (D.Lgs 66/2003 art 17 comma 2)
 
(2*) 2. Agli esercenti le professioni sanitarie, impegnati a far fronte alla gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, ai sensi dell'articolo 17, paragrafo 2, ultimo periodo, della direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, non si applicano le disposizioni sui limiti massimi di orario di lavoro prescritti dai CCNL di settore, a condizione che venga loro concessa una protezione appropriata, secondo modalità individuate mediante accordo quadro nazionale, sentite le rappresentanze sindacali unitarie e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative.
Legge 24 aprile 2020 n 27, art 5-sexies

 
(3*) 2. Le deroghe di cui ai paragrafi 3, 4 e 5 possono essere adottate con legge, regolamento o con provvedimento amministrativo, ovvero mediante contratti collettivi o accordi conclusi fra le parti sociali, a condizione che vengano concessi ai lavoratori interessati equivalenti periodi di riposo compensativo oppure, in casi eccezionali in cui la concessione di tali periodi equivalenti di riposo compensativo non sia possibile per ragioni oggettive, a condizione che venga loro concessa una protezione appropriata. (2003/88ce art 17 comma 2)

(4*) Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi (Costituzione italiana art 36 comma 3)

 
(5*) non piangete per il “poveretto” nel dopoguerra la sua triste sorte terminò in un eremo chiamato Senato del Regno d’Italia
 
(6*) Sentenza 106/77 CE “Simmenthal”
 
(7*) «La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti». (Costituzione italiana art 32, comma 1)
 
(8*) Grido disperato degli Alpini, durante la tragica ritirata nella campagna di Russia, per rompere gli accerchiamenti e cercare di tornare a casa, possibilmente vivi.
 
16 maggio 2020
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